(ANSA) – ROMA, 17 APR – L’importanza della “responsabilizzazione” dei colpevoli e della “richiesta di perdono e di riconciliazione” poichè “il perdono realizza la vera giustizia” che però “non è un modo per eludere le conseguenze anche giudiziarie delle proprie azioni”.
Sono i punti fondamentali delle Linee guida sulla Tutela dei minori e degli adulti vulnerabili richiamati oggi dal segretario della Cei, mons. Giuseppe Baturi nel Secondo incontro nazionale Servizi Territoriali Tutela Minori in corso al Carpegna Palace-Domus Mariae.
Un evento a porte chiuse, cui ieri lo stesso Papa Leone tramite il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, aveva fatto pervenire anche lui un richiamo invitando la Chiesa italiana a non “minimizzare il male” e a non chiudersi per “paura dello scandalo”.
Ma la risposta della Chiesa italiana è ancora del tutto “insufficiente” per le vittime con il portavoce della Rete L’Abuso Francesco Zanardi che parla di Chiesa “disonesta”. “Come si evince ancora una volta nelle dichiarazioni di mons. Giuseppe Baturi – ha spiegato in una nota – c’è una disonestà totale da parte della Chiesa italiana” che “auto acclama quello che a suo avviso sarebbero i successi in materia di abusi sessuali su minori e persone vulnerabili. Dichiarazioni tanto disoneste che non si può non contestare riga per riga. Dichiarazioni che forse si possono dare a bere all’opinione pubblica, non certo a noi vittime sopravvissute che purtroppo abbiamo ben chiaro quello che la chiesa italiana non sta affatto facendo”.
Nel suo intervento Baturi ha sottolineato l’importanza della “riparazione” anche con “la decisione di un cammino di cura psicologica e sostegno spirituale”, questione che “riguarda relazioni proiettate fondamentalmente verso il futuro e con un forte orientamento alla prevenzione”. Inoltre, ha ammonito affinché la Tutela dei minori e degli adulti vulnerabili riguardi “l’intera comunità ecclesiale” con il ruolo del vescovo che “collocato in un quadro più ampio e articolato, nel quale è tutta la comunità dei chierici e dei fedeli laici a dover essere coinvolta”. Ancora, “i Servizi regionali e diocesani – ha evidenziato – , ormai presenti in tutte le diocesi” “sono chiamati non a sostituire gli ordinari nelle loro responsabilità ma a supportarli attraverso competenze e professionalità educative, mediche, psicologiche, canonistiche, giuridiche, pastorali e di comunicazione”.
Proprio il ruolo dei servizi diocesani con i centri di ascolto realizzati ad hoc è stato messo però sotto accusa da un recente rapporto della Rete L’abuso che ha svolto un’indagine sulla risposta che le diocesi forniscono alle presunte vittime tramite i Centri di ascolto pubblicata il 24 febbraio scorso.
“Va ricordato anche – fa sapere Zanardi – che il 28 maggio 2022 fu proprio il cardinale Presidente della Cei Matteo Zuppi a dichiarare pubblicamente al sottoscritto, che in quella e in questa sede rappresenta le vittime italiane del clero, una collaborazione ventilando l’ipotesi che l’associazione dei sopravvissuti Rete L’Abuso fornisse alla Cei i nominativi dei preti pedofili in nostro possesso, ipotesi che malgrado i vari incontri con il Presidente Zuppi svanì immediatamente, come svanì l’annunciata commissione d’inchiesta e i 613 casi italiani dal 2010 al 2022 che il cardinale Zuppi dichiarò già in possesso della Congregazione per la dottrina della fede (oggi Dicastero)”.
Insomma, per le vittime si dovrebbe agire in Italia come fatto in altri Paesi del mondo come Francia, Spagna, Portogallo, Svizzera, Belgio, Polonia, Repubblica Ceca, Germania, e Irlanda che “hanno avviato percorsi concreti che rendono giustizia e in molti casi risarcimenti alle vittime dei preti pedofili”.
(di Nina Fabrizio) (ANSA).














