Le vittime dei Testimoni di Geova hanno nuovamente vinto in tribunale contro la congregazione. La sezione civile del Tribunale provinciale di Madrid ha confermato la precedente sentenza, affermando che coloro che sono stati colpiti dalle pratiche dei Testimoni possono essere considerati vittime, possono costituire un’associazione e possono definire la congregazione una “setta distruttiva”, in quanto tutelati dalla libertà di espressione.
I giudici ritengono inoltre che tali affermazioni siano supportate dalle esperienze di vita reale di ex membri della setta che hanno testimoniato durante il procedimento giudiziario. La sentenza afferma che queste dichiarazioni “non costituiscono semplici insulti, bensì giudizi di valore con sufficiente fondamento fattuale” e che “fanno parte di un rilevante dibattito sociale di interesse generale”, secondo una dichiarazione dello studio legale Bardavío Abogados, che ha rappresentato le vittime in questo caso.
La Corte sottolinea che tali manifestazioni sono tutelate quando si basano su fatti verificabili e testimonianze veritiere, nell’ambito del legittimo esercizio dei diritti fondamentali. Inoltre, la sentenza si fonda sulle pratiche denunciate in numerose testimonianze di ex membri, che descrivono sistemi di controllo interno attraverso regolamenti e commissioni disciplinari; pressioni sociali e familiari, soprattutto in caso di espulsione o dissenso; e isolamento sociale.
«In primo luogo, la rilevanza pubblica del contenuto informativo non può essere messa in discussione, a meno che non si viva distaccati dai media in una società democratica come quella spagnola. Pochi argomenti seri suscitano maggiore interesse nelle società democratiche del funzionamento interno delle religioni, delle relazioni tra i loro membri e dell’adattamento dei loro antichi dogmi ai valori attualmente prevalenti nelle società democratiche», si legge nella sentenza.
Nella parte conclusiva della sentenza, i giudici si concentrano su una questione fondamentale: “I membri dell’associazione imputata che hanno abbandonato i Testimoni di Geova intendono recuperare un rapporto di affetto con i loro parenti che continuano a appartenere alla confessione religiosa e per i quali provano un amore sincero che esclude la promozione di atti dannosi nei loro confronti o la loro giustificazione in qualsiasi modo”.
Aggiungono inoltre che le vittime non hanno “l’intenzione di diffamare”, ma piuttosto “agiscono con l’evidente intento di denunciare al fine di modificare le abitudini della confessione religiosa, adattandole ai valori attuali delle società democratiche”.
Il procedimento legale è iniziato nel 2019 e si è incentrato sull’esistenza stessa dell’Associazione spagnola delle vittime dei Testimoni di Geova, sui suoi statuti e sulle sue denunce.
La sentenza che ha respinto la causa per violazione dell’onore intentata dai Testimoni contro le vittime conteneva quasi 70 pagine di argomentazioni a favore della loro libertà di espressione, considerando che le loro critiche sono veritiere, documentate e, nella maggior parte dei casi, basate sulle testimonianze delle persone direttamente coinvolte.
«Sebbene sia fastidioso e profondamente offensivo, l’esistenza dell’Associazione deve essere tollerata», ha affermato il magistrato di Torrejón de Ardoz. Il giudice ha riconosciuto che affermare che i testimoni si comportino come una «setta» può essere «spiacevole, persino offensivo, per i fedeli», ma costituisce una «critica legittima». La congregazione ha annunciato che presenterà ricorso contro questa sentenza, che, tra le altre cose, respinge la sua richiesta di risarcimento di 25.000 euro.
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