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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Aprilia » Roma Termini, è caccia ad un’altro prete pedofilo

Roma Termini, è caccia ad un’altro prete pedofilo

Redazione WebNews by Redazione WebNews
25 Maggio 2015
in Lazio
Reading Time: 3 mins read
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Le testimonianze dei giovanissimi coinvolti nel giro di sfruttamento nei bagni della stazione: “ci davano fra i 20 e i 50 euro ogni volta” – spunta un nuovo sacerdote – “con lui si prostituivano anche nella basilica”

«Una volta l’ho avuto anch’io un rapporto con lui. È successo quest’ estate dentro il bagno del bar che si trova accanto al McDonald di via Giolitti, il bagno si trova nel piano interrato del bar lui mi ha chiesto di fargli… alla fine mi ha dato 25 euro»…

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«Frequento quotidianamente la stazione Termini, in quanto mi procuro il denaro necessario al mio sostentamento, offrendo ai clienti dello scalo aiuto per l’acquisto dei biglietti presso le biglietterie automatiche. Prima di compiere i diciotto anni, cioè quattro mesi fa, mi è capitato di essere quasi sempre nei pressi dell’uscita da voi citata (il binario 29, dove, secondo gli investigatori, sarebbe avvenuta la maggior parte degli incontri sessuali, ndr) con diversi uomini che frequentano la stazione ferroviaria e che so essere omosessuali. Con alcuni di loro avuto rapporti sessuali a pagamento, tra i 20 e i 30 euro». Così ha detto il ragazzo, uno zingaro del campo nomadi di Aprilia, ascoltato nel corso di un’audizione protetta in Procura.

Sotto la perpetua rotazione commerciale, Termini, resta un luogo di precarietà inquietante. La confessione dell’adolescente (e quella di altri, ragazzini fra i 13 e 17 anni d’età) è confluita nell’ordinanza del giudice che, giovedì scorso, ha portato all’arresto di otto persone per reati sessuali nei confronti di minori. Si tratta di fatti avvenuti tra il 2012 e il 2014 fra via Giolitti e piazza dei Cinquecento e, spesso, proprio nelle viscere di Termini, fra sottopassi e bagni pubblici, tra corridoi e gallerie, di binario in binario.

Le telecamere installate hanno aiutato la polizia ferroviaria a identificare le persone coinvolte. Agli atti dell’inchiesta ci sono foto, filmati e intercettazioni telefoniche. Nei prossimi giorni si svolgeranno gli interrogatori di garanzia, mentre uno dei difensori, l’avvocato Gianluca Nicolini, annuncia che ricorrerà al tribunale del riesame per la scarcerazione del suo cliente.

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Prete e scrittore porno: «Ci dava anche 50 euro a volta»

Tra gli arrestati c’è anche un sacerdote, l’ormai famoso Don Dino. Il parroco delle chiese viterbesi di Vallebona e Montecalvello.

In casa, oltre a 1700 foto hard di minori, gli agenti hanno trovato libri erotici scritti sotto lo pseudonimo di Gabriele Doni.

Una delle vittime ha raccontato: «In stazione gira sulla scala mobile, sul binario per Fiumicino, è venuto davanti al Mc Donald’s con la macchina, siamo andati a mangiare e dopo sono andato a casa con lui». Sempre secondo la stessa testimonianza, il parroco pagava «quaranta o cinquanta euro» ogni volta.

«Si prostituivano anche nella Basilica»

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Ma non è l’unico, secondo una delle testimonianze agli atti delle indagini, quella di una donna che si prostituiva in zona: «È un prete che due o tre anni fa lavorava presso la chiesa Santa Maria degli Angeli in Piazza della Repubblica – a riguardo sono certa delle mie affermazioni in quanto all’epoca lavoravo ancora come meretrice proprio zona della citata Piazza della Repubblica – e, in alcune occasioni, la sera, ho notato lo stesso che faceva entrare dei ragazzini romeni da un’entrata secondaria della struttura.

Poi, scambiando qualche parola con uno di quei ragazzini, ho appreso che quell’uomo lì pagava 20 euro per consumare rapporti sessuali» ha raccontato.

In un caso è emerso che uno dei testimoni, un nomade dei campi fuori città, aveva mentito. E qui, secondo l’ordinanza «in base anche a quanto si è potuto accertare dalle obiezioni del minore la sua cultura non accetta l’omosessualità, per cui i minori temono di dimostrare veri e propri rapporti consolidati di tale tipologia per non essere additati come le gay nel gruppo di appartenenza».

Parlando di un habitué, uno tra quelli che si prostituivano, ha raccontato di un incontro: «Poi lui mi ha fatto fare la doccia, siamo usciti, siamo andati in un ristorante e dopo sono andato al treno e sono andato a casa. Sono andato una sola volta con lui, siamo andati con la moto ad Albano. Questo signore si faceva chiamare Stefano. Questi clienti, ecco, alcuni sono dei Castelli».

Un altro ancora, stavolta più piccolo, racconta i rapporti sessuali avuti con il sessantaduenne arrestato. Recidivo, l’uomo, ha già scontato tre settimane per un’altra violenza, solo pochi mesi fa: «Una volta l’ho avuto anch’io un rapporto con lui. È successo quest’ estate dentro il bagno del bar che si trova accanto al McDonald di via Giolitti, il bagno si trova nel piano interrato del bar lui mi ha chiesto di fargli… alla fine mi ha dato 25 euro».

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.