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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusatori » Gli orrori del Provolo ed il bugiardo monsignor Aguer

Gli orrori del Provolo ed il bugiardo monsignor Aguer

Redazione WebNews by Redazione WebNews
12 Dicembre 2016
in World
Reading Time: 10 mins read
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Lo scandalo degli abusi sui bambini sordi ha già fatto il viaggio da Mendoza a La Plata. L’Arcivescovo fa le prove di un alibi, riprodotta senza critiche dal quotidiano El Día (Il Giorno) ma smentita dalle vittime sopravvissute.

Foto Ivanamaiarota/Facebook Cattedrale La Plata

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Da appena dieci anni i massimi esponenti della Chiesa Cattolica si sentono osservati da vicino. È che la pentola scoperchiata nell’Istituto Provolo di Mendoza, sugli appunti degli abusi sessuali a bambini sordi ed audiolesi che gravano sui preti Horacio Corbacho e Nicola Corradi, schizza la sua marcescenza in varie direzioni.

I fatti sono tanto aberranti che il caso tende a superare quello che ha visto come protagonista il padre Giulio Cesare Grassi. E non solo per gli abusi propriamente detti ma per il livello di complicità e copertura istituzionali della gerarchia ecclesiastica. Se Grassi era protetto dall’arcivescovo di Buenos Aires Jorge Bergoglio, Corbacho e Corradi (i quali, oltre ad essere due, erano già stati messi in carcere) sono protetti dai loro superiori diretti fino all’influente Arcivescovado di La Plata. E non bisogna perdere di vista neanche per un secondo che quel Jorge Bergoglio oggi è, né più né meno, il Papa Francesco.

Dalle Ande al Río de La Plata (Fiume di La Plata)

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Fino al momento sono 22 le vittime scoperte negli appunti di Corradi e Corbacho. Ma in ogni nuova dichiarazione testimoniale esce un nuovo caso o l’indizio di molti altri da scoprire. E chi testimonia sono le vittime, cioè che hanno il (triste) privilegio di contare su tutta la credibilità possibile. In queste ore sono appena venuti alla luce quelli che sembrano essere i primi di una lunga lista di casi, con questi preti e con questo istituto come protagonisti, ma nella succursale platense del Provolo.

Così ha confermato il titolare della Magistratura numero 4 di Delitti connessi con la Tratta delle Persone e Pedofilia della capitale della provincia di Buenos Aires, Fernando Cartasegna. Il funzionario ha confermato al quotidiano El Día che, prodotto dell’indagine che si sta portando avanti in Mendoza, entrambi i sacerdoti sono sospettati di avere commesso lo stesso delitto su almeno due persone, quando vivevano e “lavoravano” in La Plata.

Cartasegna ha inviato entrambi i casi all’Arcivescovato platense per chiedere informazioni su entrambi i sacerdoti, ed anche all’Istituto Antonio Provolo locale, dove Corradi e Corbacho hanno avuto incarichi anni fa. E come misura più urgente sta “facendo un appello per far sì che le persone che sono state vittime si avvicinino a dare la loro testimonianza, garantendo loro il sostegno e l’appoggio necessari attraverso le nostre squadre specializzate”.

Leggi anche Istituto Provolo: “Chiediamo allo Stato che vengano ritirati i privilegi alla Chiesa”

Istituto Provolo di La Plata ubicato tra le strade 47 e 25 (foto Los Andes)

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Quante vittime saranno? Decine? Vale la pena ricordare che Corradi ha girato nelle aule dell’istituto quasi tutta la decade del 90, avendo di fronte centinaia di bambini. E Corbacho ha fatto le sue cose tra il 2007 ed il 2015, secondo quanto riconosce proprio lo stesso Arcivescovo di La Plata Héctor Aguer.

Non starà mentendo?

Precisamente Aguer ha appena fatto dichiarazioni sull’argomento. Una cosa che non ci si aspettava tanto presto da parte di una delle massime autorità ecclesiastiche dell’Argentina, abituata a passare decenni mantenendo un silenzio oscenamente complice con il potere genocida. E lo ha fatto sulle stesse pagine de El Día, il quotidiano del mattino platense tanto appassionato nell’ingraziarsi (per quanto possibile) la curia.

Insieme alla nota sui due casi scoperti in La Plata, El Día da un prezioso spazio al monsignor Aguer per fargli lanciare una serie di autogiustificazioni di bassa lega ed alcune menzogne. Almeno, così lo certificano dalla Rete di Sopravvissuti all’Abuso Ecclesiastico. Julieta Añazco, vittima del prete Héctor Ricardo Giménez negli anni 80, e Liliana Rodríguez, assistente psicologica della Rete, sono d’accordo nello smentire con fondamenti solidi il conservatore, misogino e fascistoide arcivescovo (che, vale la pena di ricordare, è il colonnista stabile di El Día già da vari anni).

Per andare per parti, prima bisogna vedere cos’ha detto Aguer. Il quotidiano El Día ha presentato questo giovedì (giorno della Madonna, a proposito) una nota che non è altra cosa che la riproduzione completa di un testo dell’arcivescovo stesso, con solo una premessa che invita a leggerlo. Il testo originale è stato diffuso dalla curia in forma di comunicato, sul quale è pertinente sottolineare che la sua riproduzione  completa e senza critica da parte del quotidiano del mattino non avrebbe altro obiettivo che propagandare al massimo la versione ufficiale della Chiesa.

Tra le altre definizioni sugli abusi sessuali, Aguer dice che “questo delitto abominevole manifesta la violazione dei giuramenti pronunciati dai clericali  all’eleggere liberamente la castità perpetua per il Regno dei Cieli e per il servizio degli uomini, ma oltretutto costituisce una gravissima ingiustizia contro coloro che dovrebbero proteggere ed educare; contro i bambini che sono stati vittime della loro perversione, contro le loro famiglie, contro la Chiesa e contro la comunità civile”.

A sua volta Aguer espone che lui non può fare a meno di “deplorare, con vergogna e suppliche di perdono, il male che è stato inferto a minori innocenti”.

Aguer si dedica anche, nel testo, a screditare tutto quanto detto in una nota pubblicata dallo stesso quotidiano quattro giorni prima, nella quale si metteva a nudo la storia perversa dei preti Corbacho e Corradi. Se si tiene in conto che quasi la totalità della nota è basata sulla solida testimonianza di Julieta Añazco, si potrà comprendere meglio l’intenzione delle parole di Aguer.

Sul caso del prete Giménez, l’aguzzino della Añazco, Aguer si è dedicato ad imbastire una storia fasulla nella quale, ovviamente e prima di tutto, lo stesso resta escluso da ogni responsabilità. Dice che  il prete è stato seguito con una causa inquadrata come una grave mancanza nel Diritto Canonico ed è stato sanzionato in maniera contundente. Ma contraddice inoltre la Añazco anche nei dati che la donna ha più che certificati. Nel caso dell’Istituto Provolo, l’arcivescovo direttamente considera sufficiente dire che “non ci sono mai state denunce” contro Corradi e Corbacho durante il loro passaggio da La Plata, così che nessuno abbia da dire.

Monsignor Héctor Aguer (foto Caja de Abogados bonaerense)

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Dietro ad ogni prete abusatore c’è un vescovo che lo copre

Consultata da questo quotidiano, Julieta Añazco ha espresso che “monsignor Aguer sta mentendo e si suppone che mentire si a peccato”. La donna, riferimento argentino della Rete mondiale di Sopravviventi dell’Abuso Ecclesiastico, assicura che sul caso del quale lei è vittima, Aguer dice cose che non sono (vere). “Da più di quattro generazioni Giménez sta abusando di bambini, è logico che qualcuno lo sta coprendo”, sentenzia la Añazco.

Ed assicura che è impossibile che la curia non conosca il suo caso (come ha lasciato intendere Aguer su El Día) perché la prima denuncia è stata fatta nel 1986 ed alcuni anni fa Giménez è stato anche denunciato mediante una lettera inviata al Vaticano. Lei ha detto la stessa cosa, in un teso incontro, al presidente del Tribunale Ecclesiastico di La Plata, Javier Fronza, il quale, su richiesta di Aguer, proponeva di prendere l’argomento con “serenità e riflessione” allo stesso tempo che le ripeteva di non sapere della denuncia del 1986 .

Añazco smentisce anche la massima autorità dell’Arcivescovato platense in ciò che si riferisce alla traiettoria del prete Giménez. “Aguer si dimentica di raccontare che  Giménez ha dato messa per un mucchio di anni nella cappella dell’Ospedale Italiano di La Plata, dopo essere stato cacciato da Magdalena”, da dove se n’è andato con una denuncia ed è stato persino in carcere per un tempo. “Recentemente, dopo il fatto di Magdalena, è stato mandato all’ospedale (pubblico) San Juan de Dios, dove ha celebrato messa almeno fino a tre anni fa. Ora sì che sta vivendo recluso, probabilmente nella casa per anziani Marín, ma da non più di un anno”.

Secondo la Añazco, Aguer vuole dare ad intendere che Giménez ha purgato le sue colpe grazie alle azioni decise dalla curia e da vari anni è una povera anima in pena a pezzi in un asilo di anziani. “Questa è una menzogna” si esaspera Julieta, perché “un anno fa Giménez stava cercando di ottenere la sua patente di guida e viveva nella sua casa di Los Hornos”.

Tuttavia non sono le menzogne ciò che più causa dolore in Añazco. “Ma che le parole di Aguer a me fanno molto male i bimbi del Provolo che sono stati e vengono abusati” rifletti. Ed in questo senso consiglia coloro che accompagnano i bambini in Chiesa o che mandano i loro figli in collegi religiosi  “che siano più curiosi, che chiedano ai loro bambini di che cosa parlano, che succede al momento della  confessione, cosa fanno i sacerdoti con loro”.

Da quando si è unita alla Rete dei Sopravviventi lei ha ascoltato infinità di storie come la sua. “Un sacerdote non ha ragioni di sedere un bimbo sulle sue gambe per far sì che gli racconti i suoi peccati. E questo, sappiamo che fino a non molto tempo fa nel collegio San Pio de La Plata un sacerdote lo faceva continuamente. Incluso ci sono racconti che fino a pochi anni fa in San Vicente de Paul un sacerdote domandava domandava alle bambine se si toccavano, quante volte, come lo facevano, pensando cosa; e se loro gli dicevano che non lo facevano allora lui spiegava loro come farlo. Sarebbe bene che gli ex alunni di questi collegi parlassero un giorno, alcuni già sono intorno ai 30 anni”.

Su tutto, ciò che espone la Añazco, ovviamente Aguer non lo ha scritto né lo scriverà nelle sue abituali colonne domenicali di El Día.

Leggi anche Carlos Lombardi: “Il finanziamiento statale per la Chiesa è  anacronistico e dovrebbe essere abrogato”

Né malati né sbandati

Liliana Rodríguez ha parlato anche con La Izquierda Diario (Quotidiano La Sinistra) ed è stata d’accordo con la Añazco nel condannare le parole di Aguer. La psicologa e terapeuta della Rete di Sopravviventi dell’Abuso Ecclesiastico ha deciso di rispondere al monsignore, soprattutto rispetto alle sue definizioni generali, che marcano la “linea” ufficiale della curia sul tema.

“Sono d’accordo con Aguer su che tutta la società si è commossa con questi fatti. Ma l’unico che sembra “rendersi conto” solo ora di questi aberranti delitti è lui”, rilancia serena ma contundente. E si dirige ad Aguer dicendondogli che “non è con vergogna e suppliche di perdono che si ripara il gravissimo danno commesso. È assumendosi tutta la responsabilità che compete all’istituzione Chiesa e la sua propria per la complicità, nel trasferire i preti abusatori perché continuino ad abusare sistematicamente come è successo nei trasferimenti da La Plata a Mendoza”.

La professionista specializzata, dedicata ad accompagnare le vittime nella loro ricerca ricostruttiva, ricorda ad Aguer che “i preti abusatori non sono in nessuna maniera degli sbandati. Sono delinquenti. Sono delinquenti di lesa umanità. Per questo non è attraverso la conversione dei preti, come lei espone, che si darà una soluzione al problema. Il cammino deve essere la giustizia ordinaria e magari sia il carcere che si meritano”.

Come abbiamo già sviluppato in un’intervista precedente con questo quotidiano, Rodríguez ha sottolineato che “questi delitti continuano ad essere vigenti per l’assoluta responsabilità dell’istituzione Chiesa. Perché è attraverso l’impunità che offrono a questi preti che questi continuano a perpetrare (questi delitti)”. Ed avvalora moltissimo (il fatto) che le denunce vengano alla luce per combattere questa impunità.  “Sembra che ora il tappeto con il quale la Chiesa Cattolica ha coperto i preti abusatori stia diventando molto piccolo ed allora si cominciano a moltiplicare le persone che, con enorme coraggio, denunciano. Per questo non dobbiamo confonderci: noi rispettiamo assolutamente tutte e ciascuna delle persone con i loro credo religiosi. Il punto in questione qui è l’istituzione Chiesa e le sue metodologie di fronte a questo delitto, con il suo Diritto Canonico creato solo per proteggere i preti. Per questo davanti a questo delitto di abuso ci sono solo due posizioni: o si difendono e proteggono le vittime per dare fiducia sociale a quelle persone che non hanno ancora in animo di parlarne, o si difendono e si pretende di continuare a difendere i preti abusatori”, dice la terapeuta.

Infine, lei non crede neanche un pò ad Aguer sulla possibilità che l’arcivescovo abbia avuto conoscenza solo recentemente dei casi di Corradi e Corbacho. “Nello stesso modo che è molto difficile pensare che Bergoglio non sia a conoscenza di ciò che succede in Argentina da molto prima che lui diventasse papa. Il prete Grassi è stato condannato prima che diventasse papa e conosciamo le complicità che lui ha svolto, dei libri che ha fatto scrivere in difesa di Grassi. I rappresentanti dell’istituzione non possono non sapere questo”.

Infine, Rodríguez chiarisce a Aguer che “i preti abusatori non sono malati. Hanno piena coscienza dei loro atti perché li pianificano e mettono in essere delle strategie per generare barriere che impediscano che si sappia ciò che commettono. In nessuna maniera sono malati”.
Aguer insieme ai chierichetti (foto sito web dell’ Arcivescovato platense)

“Vi chiedo di parlare per far sì che esca tutta la verità”

Prima del finale, Julieta sottolinea la sua consegna principale, che dà un senso e un orientamento alla sua lotta: che le vittime o i suoi famigliari parlino. Sul suo caso personale, chiede “a tutte le famiglie di bambini e bambine che sono state abusate dal sacerdote Giménez, tanto in Magdalena come in City Bell, in Gonnet, nell’Ospedale Italiano; ed anche le stesse vittime, se possono. Credo che queste persone potrebbero apportare molta informazione come per dimostrare loro che non stiamo mentendo. Le famiglie della città di La Plata che hanno sofferto questi abusi, devono sapere che la loro testimonianza (anche senza fare la denuncia penale) staranno contribuendo a far sì che esca tutta la verità”.

Mentire è un peccato, dice la Añazco qui sopra. E se per la Chiesa un peccato è equiparabile ad un delitto che deve essere castigato, applicando l’aberrazione peccaminosa sugli atti concreti e non spirituali, la menzogna è, obiettivamente, la copertura dei colpevoli.

Non deve essere per niente gradevole per il monsignor Aguer che, in queste ore, alcune persone siano decise a fargli pagare tanti anni di orrore “sotto la sottana” per colpa di alcuni “sbandati”. No, soprattutto perché da anni molte vittime hanno smesso di essere pecore di un gregge manipolabile ed ora, armate di coraggio e giurisprudenza, sono disposte a far pagare ai maledetti clericali gli inferni lanciati su degli innocenti.

Guarda tutta la copertura (mediatica) di La Izquierda Diario sul caso degli abusi nell’Istituto Antonio Provolo

La nota del monsignor Héctor Aguer alla quale fa riferimento questa cronaca può essere letta completa qui

http://www.laizquierdadiario.com/Los-horrores-de-Provolo-y-el-mentiroso-monsenor-Aguer

Traduzione Roberta Pietra

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.