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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » associazione » Certificato anti-pedofilia, obbligo solo per i nuovi assunti e il volontariato è escluso

Certificato anti-pedofilia, obbligo solo per i nuovi assunti e il volontariato è escluso

Arrivano i chiarimenti del ministero della Giustizia sull'onere per i datori di lavoro di presentare il documento per i dipendenti che operano abitualmente con i minori. La norma non riguarda società sportive, onlus e gruppi come gli scout e la non retroattività della disposizione scongiura il caos soprattutto nella scuola

Redazione WebNews by Redazione WebNews
5 Aprile 2014
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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Il ministero della Giustizia interviene per chiarire la vicenda dei certificati antipedofilia richiesti obbligatoriamente da domani per i lavoratori che hanno a che fare con i minori. I tempi ristretti e il costo della certificazione da richiedere avevano fatto saltare sulla sedia soprattutto i presidi e i dirigenti scolastici, ai quali soprattutto sembrava diretta la disposizione, applicata in Italia in esecuzione di una direttiva europea. Ma hanno anche messo in allarme i responsabili di molte organizzazioni del terzo settore che temono di andare incontro a spese eccessive o alle sanzioni previste dal decreto legislativo numero 39.

Il provvedimento, infatti, obbliga il datore di lavoro che intenda “impiegare al lavoro una persona per lo  svolgimento di attività professionali o attività volontarie organizzate che comportino contatti diretti e regolari con  minori” a richiedere, prima della stipula del contratto, il certificato penale per accertarsi che il soggetto da impiegare non sia stato già condannato per reati contro i minori: prostituzione minorile, pornografia minorile, pornografia virtuale, turismo sessuale e adescamento dei minorenni. Soprattutto perché in caso di inosservanza si rischia una sanzione amministrativa da 10mila a 15mila euro.

Ora il ministero della Giustizia elimina gran parte dei dubbi, chiarendo intanto che i tantissimi volontari che operano a titolo gratuito presso parrocchie, onlus o associazioni sportive, e dunque non sono titolari di un vero e proprio contratto di lavoro, non sono tenuti all’accertamento previsto dal decreto legislativo che recepisce la direttiva europea per la “lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile”.

“L’obbligo di tale adempimento – chiariscono da via Arenula –  sorge soltanto ove il soggetto che intenda avvalersi dell’opera di terzi – soggetto che può anche essere individuato in un ente o in un’associazione che svolga attività di volontariato, seppure in forma organizzata e non occasionale e sporadica  – si appresti alla stipula di un obbligo. Non sorge, invece, ove si avvalga di forme di collaborazione che non si strutturino all’interno di un definito rapporto di lavoro”. In altre parole, catechisti, volontari che operano presso associazioni, organizzazioni scout e società sportive non sono soggetti al ‘controllo’ previsto dal decreto del 4 marzo.

Altra precisazione determinante che arriva da Via Arenula riguarda la non retroattività della disposizione: l’obbligo del certificato riguarda dunque solo i nuovi assunti e non il personale già dipendente. Un chiarimento che scongiura il caos soprattutto nelle scuole.

Quanto ai tempi ed alle modalità di presentazione dei certificati del casellario giudiziale, il ministero ha precisato che “saranno rilasciati entro qualche giorno dalla richiesta”, che a fare la richiesta possono essere i lavoratori interessati, i loro datori di lavoro su delega del dipendente e che i moduli per la domanda sono disponibili sul sito del ministero. In attesa del documento, i datori di lavoro potranno accettare un’autocertificazione sostitutiva in cui il lavoratore dichiara di non essere stato condannato per i reati contro i minori.

Ieri, prima che arrivassero le precisazioni del ministero, erano scese in campo anche la Cei, il Coni e le associazioni dei datori di lavoro domestico. La conferenza dei vescovi italiani aveva sottolineando le “incertezze interpretative” della norma e l’opportunità di richiedere ugualmente la certificazione antipedofili anche ai soggetti non obbligati.

Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, aveva manifestato più d’una perplessità: “Sono profondamente rispettoso delle leggi e delle norme, in particolare quelle contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei minori, tuttavia non posso non rilevare che il decreto legislativo che andrà in vigore da domenica rischia di bloccare l’attività di centomila associazioni sportive”. L’Assindatcolf, organizzazione di datori di lavoro domestico, aveva espresso simili preoccupazioni riguardo a colf e baby-sitter che invece sono escluse dall’obbligo.

Dalla scuola, soprattutto, si sono levate proteste. “Riceviamo – spiega Massimo Di Menna, leader della Uil scuola –  molte telefonate dalle scuole perché c’è preoccupazione che in assenza di un tempestivo chiarimento da parte del ministero ci possano essere dirigenti scolastici che richiedano a tappeto certificati antipedofilia a tutto il personale, insegnanti e bidelli. È ovvio – aggiunge Di Menna – che la materia deve vedere per la scuola una sua specifica regolamentazione. Il ministero non può ignorare la questione e non può lasciare le scuole in una situazione di incertezza che rischia di creare tensioni tra il personale”. Ma dal ministero di viale Trastevere non è arrivata alcuna nota.

https://www.repubblica.it/scuola/2014/04/05/news/certificato_anti-pedofilia_il_ministero_chiarisce_volontariato_escluso-82780403/
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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.