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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Parla l’avvocato di una vittima del parroco romano condannato per abusi. Un libro racconta l’intera vicenda

Parla l’avvocato di una vittima del parroco romano condannato per abusi. Un libro racconta l’intera vicenda

Redazione WebNews by Redazione WebNews
4 Dicembre 2012
in Città del Vaticano
Reading Time: 5 mins read
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GIACOMO GALEAZZI – CITTA’DEL VATICANO

Appello al Papa delle vittime del prete pedofilo don Ruggero Conti, il parroco della periferia romana condannato in primo grado a 15 anni e 4 mesi per aver abusato di almeno sette minorenni. “E’ forse poco professionale nonché imbarazzante rivolgermi a Lei ma non so più cosa dovrei fare per un ragazzo che difendo e che giustamente sta cercando giustizia nei confronti di un prete Don Ruggero Conti che tanto male gli ha fatto nel corso degli anni da quando era ancora minore degli anni 14”, scrive a Benedetto VI, l’avvocato Fabrizio Gallo. “Finalmente dopo molti anni nel 2011 il prete è stato condannato perché riconosciuto colpevole dei numerosi abusi sessuali commessi e conseguentemente condannato a 15 anni di reclusione oltre al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva nei confronti del mio assistito”, prosegue il legale. “Ebbene nonostante abbiamo ripetutamente scritto sia al prete sia alla Curia Vescovile per avere ragione di una sentenza che andrebbe rispettata oltre ad aver adito il Tribunale Civile di Roma, nessuno si è mai fatto sentire, mai nessuno nel corso del processo ha osato tendere una mano di aiuto a questo ragazzo, mai nessuno ha osato dare allo stesso una parola di conforto, ma tutti hanno ignorato ciò che è accaduto provvedendo ad isolarlo e deriderlo per ciò che aveva fatto”, puntualizza l’avvocato.

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“Ultimamente ho citato in giudizio sia il Prete sia La Curia Vescovile di appartenenza ( a perfetta conoscenza di ciò che succedeva), ma nonostante ciò, silenzio assoluto- evidenzia Gallo -.Il ragazzo D.D.N. stanco di tale situazione ha deciso di uscire allo scoperto e raccontare quello che è successo per avere ragione di una indifferenza che sta superando ogni limite. Chiedo che lo stesso venga da Sua Santità ricevuto perché penso che soltanto Lei possa giustificare in qualche modo questo assordante silenzio inaccettabile che incombe su tale gravissima situazione. Attendiamo con fiducia”.

Per le vittime del sacerdote oltre alla lacerazione psicologica e alle ricadute sulla sessualità, al sentirsi sporchi e colpevoli, al pensare che gli altri stiano sempre «per fregarti», c’è anche la perdita di fede, se non in Dio, almeno nella Chiesa. «Ho sognato la mia vita senza questo schifo, perché ormai è l’unico mio desiderio, il desiderio mio più grande: riuscire ad andare avanti come se tutto non fosse mai successo». È la testimonianza di uno dei ragazzi che accusa di violenza don Ruggero Conti, il parroco di Selva Candida, alla periferia della capitale, condannato dal tribunale penale di Roma.

«Che fa suo figlio, signora?, può venire a pranzo da me oggi?», chiedeva il sacerdote alla mamma ignara dell’inferno nel quale l’adolescente stava sprofondando. «Era molto cattolica. Non volevo deluderla», spiega il giovane alla cronista Angela Camuso, che per l’editore Castelvecchi ne ha raccolto i tormenti nel libro «La preda, le confessioni di una vittima», presentato oggi alla Sala stampa estera di Roma dal cappellano del carcere minorile “Beccaria” don Gino Rigoldi e dal giornalista Gianluigi Nuzzi. «Questo non è un libro contro la Chiesa Cattolica. È piuttosto un libro dedicato soprattutto ai cattolici di tutta Italia e di tutto il mondo, alle famiglie, ai ragazzi, ai preti e  alle suore, ai vescovi e ai cardinali. Se mi è permesso, al Sommo Pontefice», confida nella premessa Angela Camusso, che con il suo scritto vuole «rendere giustizia a quei preti, la stragrande maggioranza, che i bambini li amano come figli e basta».

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Il libro  ricorda la circostanza sconcertante che «le indagini su don Ruggero Conti sono iniziate grazie alla denuncia di un sacerdote (il vicario parrocchiale), il quale, incredibilmente, per aver osato tanto, verrà, piuttosto che premiato, punito dai suoi superiori con un decreto di allontanamento dalla parrocchia teatro dello scandalo».

A convincere «in alto» della propria innocenza era stato lo stesso don Conti, «capace di mentire per anni spudoratamente, anche di fronte all’evidenza e di accusare le sue vittime attraverso riuscite manipolazioni della realtà». Una capacità mistificatoria che ha favorito la creazione di un vero e proprio movimento di opinione a favore di don Conti. Secondo la Camuso, del resto, proprio grazie a questa sua particolare abilità nel convincere gli altri, per ottenere la propria soddisfazione sessuale, «don Ruggero non ha mai usato la forza fisica», e nonostante tutto, «pur sapendo che tornando sarebbero state violentate di nuovo, quasi tutte le sue prede sono tornate da lui».

Le storie dei preti pedofili (e le tragedie delle loro vittime) hanno quasi sempre un punto in comune: «L’omertà a copertura del comportamento del corruttore», scrive Dario Fo nella prefazione del volume. «Da noi – scrive il Premio Nobel per letteratura – il clero, ce lo testimonia questo libro, ha ancora l’ardire e i mezzi per abbattere e rendere vana la gran parte delle denunce e inchieste su atti di pedofilia». Secondo Dario Fo, che paragona i crimini consumati nella parrocchia di Selva Candida, nella periferia romana, a quanto accaduto in una favela brasiliana, dove l’estrema povertà delle vittime favoriva l’abuso, «l’unico problema che realmente interessa a una certa Chiesa è salvare la rispettabilità delle curie, come a dire salvare la “faccia” e non il povero disgraziato dall’angoscia che lo accompagnerà per tutta la vita.

Alternando resoconti da atti giudiziari alla narrazione in prima delle vittime, Camuso racconta una vicenda grave, sia perché ha diviso una comunità tra innocentisti e colpevolisti, coinvolgendo un sacerdote carismatico ritenuto capace di portare tanti giovani a Dio e considerato anche «con appoggi potenti in curia», sia in quanto consulente del sindaco di Roma Gianni Alemanno per problematiche e disagi, amico di don Giovanni D’Ercole ai tempi in cui questi prestava servizio in segreteria di Stato. E sia perché, dando voce alle vittime e a quanti credettero a queste, in particolare i catechisti di Selva Candida, formatisi alla scuola salesiana, racconta i meccanismi di rimozione, insabbiamenti per timore di ledere il buon nome della istituzione che frenarono anche chi avrebbe dovuto vigilare e proteggere i piccoli. In primis il vescovo di don Ruggero, monsignor Gino Reali, e il suo predecessore a Santa Rufina, monsignor Diego Bona, informato in confessione dalla zia di una delle vittime. O l’anziano prelato che tanti anni fa, quando Ruggero non era ancora prete ma abusò di un ragazzo a Legnano, ignoro’ la denuncia, o una serie di preti collaboratori dei vescovi sempre pronti a non credere alle vittime, magari cestinando le loro denunce dopo aver detto che le avrebbero consegnate al vescovo. L’abuso, soprattutto se da parte di un sacerdote, che consideri un padre, è una violenza indelebile, in particolare in ragazzi già fragili o soli, e scelti per questo come prede ideali. La vita ne rimane sconvolta, spesso irrimediabilmente compromessa, come raccontano le vittime a Angela Camuso e come emerge dalle indagini, basate su intercettazioni telefoniche, analisi dei computer, raccolta di testimonianze.

La difesa dei piccoli e la giustizia alle vittime – hanno chiesto Benedetto XVI e prima di lui Giovanni Paolo II – devono essere al primo posto, e non è degno di essere prete chi fa male ai bambini. Stanare i colpevoli, impedirgli di nuocere, compiere la giustizia e difendere i piccoli sono le priorità. Questo libro dunque, crudo e atroce, potrebbe far bene alla Chiesa italiana.

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