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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » SARDEGNA: Cara CEI, tra un “solletico” e una “misericordia” sono 44 i casi di cui 36 non pubblici, le vittime 202

SARDEGNA: Cara CEI, tra un “solletico” e una “misericordia” sono 44 i casi di cui 36 non pubblici, le vittime 202

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
27 Aprile 2026
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 2 mins read
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Tranne i pochi casi noti di don Efisio Schirru; don Valerio Manca; don Giuseppe Cuccu; don Marco Dessì; don Pascal Manca; don Raimondo Meloni; don Pietro Sabatini, quale risposta ci vuole dare il segretario della CEI mons. Giuseppe Baturi sugli altri 36 casi che se pur non siano arrivati agli onori della cronaca, tuttavia soggiornano in Sardegna? E delle 202 presunte vittime?

Le segnalazioni che pervengono all’Osservatorio della Rete L’ABUSO sono molte e anche se la CEI nella persona del suo Presidente Matteo Zuppi e del suo Segretario Giuseppe Baturi non hanno mai voluto acquisirle, malgrado l’Associazione , in più occasioni si sia collaborativamente offerta a comunicarle, difficilmente si può parlare di dati infondati, come lo stesso Baturi e la CES hanno sostenuto, lo scorso marzo, quando la Garante per la tutela dei minori sarda Carla Pugligheddu, dopo averli verificati, con buonsenso ha scritto allarmata proprio a Baturi. Garante che come è tristemente noto non solo si è vista attaccare dalla CES, ma addirittura è stata defenestrata dal Consiglio Regionale Sardo di cui faceva parte.

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Casi che sarebbe stato bene quanto meno verificare, anche per dare un concreto credito alle dichiarazioni che proprio mons. Giuseppe Baturi, pochi giorni fa ha rilasciato, lodando quello che a suo dire è il grande lavoro e i progressi che la chiesa italiana ha fatto, grazie agli sportelli diocesani.

Lavoro che a dire delle vittime e anche dell’associazione, non è proprio così lodevole. E si conferma ancora una volta nel servizio andato in onda ieri a “Fuori dal coro”.

Il caso di don Efisio Schirru era tra quelli anonimi segnalati all’associazione, sul quale la chiesa sarebbe potuta intervenire prima, facendo tutti i dovuti accertamenti.

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Cosa che non è avvenuta, a causa dell’ostinata volontà di non collaborare con le vittime dimostrando che quella che il Presidente della CEI Matteo Zuppi ha battezzato nel 2021 come “La via italiana”, altro non è che la solita via, quella dell’auto acclamazione su un progetto fallimentare e maldestro di una chiesa che vuole fare tutto, tranne che rendere giustizia alle vittime, prevenendo seriamente la salute psicofisica dei minori che ogni giorno, purtroppo, gli vengono affidati.

Una chiesa che non aiuta sé stessa e che fa vergognare di farne parte, tanti bravi sacerdoti.

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.