Nel corso di una puntata di Fuori dal Coro un prete, don Angelo, ha denunciato di aver subito abusi sessuali in seminario da minorenne da parte di un rettore che oggi è diventato vescovo. Il sacerdote riferisce di essere stato ignorato per trent’anni dalle gerarchie ecclesiastiche, mentre il suo presunto abusatore faceva carriera.
La denuncia di don Angelo
Don Angelo ha affidato alle telecamere di Fuori dal Coro un racconto di violenze e silenzi che dura da trent’anni. I fatti risalgono al periodo in cui il sacerdote frequentava il seminario minore e aveva solo 13 o 14 anni.
Secondo la sua testimonianza, gli abusi sessuali sarebbero avvenuti per mano del rettore della struttura, un uomo che oggi, nonostante le ripetute denunce, ricopre la carica di vescovo in una diocesi del Centro Italia. Don Angelo stima che il numero delle vittime possa superare i trenta ragazzi, tutti minorenni al momento dei fatti, rimasti per decenni nell’ombra.
“Dalla prima denuncia sono passati già circa trent’anni. Ho denunciato sempre, ma non è cambiato nulla. Sempre inascoltato. Ultimamente ho mandato delle denunce alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Nessuno mi ha mai risposto, nessuno mi ha mai chiamato” ha poi aggiunto don Angelo.
Il prete diventato vescovo
Don Angelo descrive nel dettaglio gli abusi subiti: “Il rettore prendeva la mia mano sinistra, la portava sulla sua coscia e me la portava sempre di più verso il suo membro. Io sentivo che era… comunque eccitato. Però, sai, non le pensavo queste cose perché veramente ero innocente in quel periodo“.
La violenza si consumava negli spazi comuni dell’istituto, trasformati in luoghi di agguato: “Ci portava nei corridoi bui del seminario, ci palpeggiava, ci baciava, ci spingeva contro il muro e ci toccava nelle parti intime. Addirittura con le sue mani scendeva proprio dietro, nelle parti posteriori. E quindi ci toccava e ci abusava in modo molto forte. Mi hanno rovinato la vita”.
L’amarezza del sacerdote esplode nel constatare la disparità di trattamento tra vittima e carnefice. “Lui, che era il carnefice, invece è stato premiato: è diventato vescovo di una diocesi del Centro Italia. E adesso è felicemente regnante come vescovo di questa diocesi. Lui sta lì tranquillamente, sicuramente senza nessun rimorso”
Il desiderio del sacerdote è che la sua testimonianza porti a conseguenze concrete: “Io spero di ottenere solo giustizia, voglio che ci sia una giustizia perché la misericordia va di pari passo con la giustizia. È giusto che chi ha sbagliato deve pagare a livello canonico, a livello penale, a livello civile”.
I numeri della pedofilia nella Chiesa: i dati della Rete L’Abuso
I numeri raccolti dall’associazione Rete L’Abuso confermano la gravità sistemica del problema denunciato da don Angelo. Secondo l’ultimo Rapporto nazionale 2025, in Italia si contano oltre 1.250 casi complessivi di violenze sessuali all’interno della Chiesa, con il coinvolgimento di 1.106 sacerdoti dal 2000 a oggi.
L’incidenza dei preti coinvolti è stimata al 3,57% del clero totale, un numero definito “molto alto” considerando che si basa su censimenti non ufficiali.
Uno dei problemi più critici evidenziati è il “sommerso”: oltre il 75% dei sacerdoti segnalati non è mai stato denunciato alla magistratura italiana, con 839 casi su 1.106 che non sono mai arrivati in tribunale a causa della prescrizione o della gestione tramite procedimenti interni segreti, come previsto dalla storica direttiva Crimen sollicitationis.
Recenti inchieste, come quella sull’istituto Provolo tra Verona e l’Argentina, mostrano come la pratica del trasferimento dei sacerdoti accusati sia stata utilizzata per decenni per coprire gli abusi, permettendo ai responsabili di continuare a colpire in nuove sedi.
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