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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Il vescovo anti-pedofilia: “La tragedia degli abusi poteva essere evitata”

Il vescovo anti-pedofilia: “La tragedia degli abusi poteva essere evitata”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
21 Luglio 2014
in Città del Vaticano
Reading Time: 4 mins read
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Intervista a monsignor Charles Scicluna, ex pm vaticano: “Troppi casi non segnalati dai prelati nel mondo”. “Papa Francesco ha approfondito il significato teologico del peccato di corruzione sessuale di minori”

 di PAOLO RODARI

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CITTA’ DEL VATICANO – Dice che la misericordia di Dio c’è per tutti ma, insieme, “occorre pentirsi del male che si fa”. E, a maggior ragione, debbono pentirsi i preti pedofili perché coi loro atti “hanno profanato il corpo di Cristo”. Promotore di giustizia alla Dottrina della Fede (Cdf) durante il pontificato di Benedetto XVI, Charles Scicluna è ora vescovo ausiliare a Malta. Pochi come lui conoscono i dossier del Vaticano sui cosiddetti delicta graviora, fra questi “gli atti impuri” commessi da un prete con un minore.

Monsignore, partiamo dai numeri: il Papa nel colloquio con Eugenio Scalfari ha detto che il due per cento del totale dei pedofili nel mondo sono preti. Le segnalazioni giunte all’ex Sant’Uffizio negli ultimi anni sembrano essere minori. È possibile fare chiarezza?
“Sono stato promotore di giustizia presso la Cdf dal 2002 fino al 2012. Abbiamo studiato e deciso centinaia di casi, ma non abbiamo mai fatto studi di natura statistica. I vescovi degli Usa hanno commissionato uno studio scientifico pubblicato nel 2004 (noto come John Jay Report, ndr). Per i 109.604 preti che hanno lavorato negli Usa tra il 1950 e il 2002, 4.392 furono denunciati per abusi sessuali di vario tipo a danni di minori sotto i diciotto anni. Il calcolo è perciò del 4 per cento del totale dei preti denunciati. Si parla di denunce, semplicemente. Non conosco altre fonti attendibili. Purtroppo le percentuali per il clero cattolico sembrano essere allo stesso livello di altre professioni e categorie. Il condizionale è qui d’obbligo perché mancano degli studi scientifici ad ampio raggio”.

Recentemente il comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia ha diffuso un rapporto in cui si chiede che vengano “immediatamente rimossi” e consegnati alle autorità civili tutti i prelati che sono coinvolti in abusi su minori o sospettati di esserlo. Perché la denuncia non è obbligatoria nella Chiesa?
“L’indicazione chiara che si è sempre data è che bisogna seguire la legislazione locale (in gergo internazionale: domestic law, ndr). Se il legislatore obbliga la denuncia, bisogna seguire la legge. Se la denuncia è lasciata dal legislatore alla scelta libera della vittima, bisogna rispettare la scelta della vittima o del suo tutore, e aiutarla nel libero esercizio dei suoi diritti. Non bisogna però in nessun modo cercare di dissuadere la vittima dall’esercizio libero della denuncia”.

Francesco, di ritorno dal viaggio in Terra Santa, ha detto che i preti pedofili compiono atti simili a una Messa nera. Cosa è cambiato dentro la Chiesa in merito alla pedofilia negli ultimi mesi?
“Un ulteriore approfondimento del significato teologico del peccato di abuso sessuale di minori da parte dei chierici. Infatti il magistero di Francesco considera tale abuso come una profanazione: la corruzione di una persona innocente è simile alla profanazione del corpo di Gesù nell’eucaristia. Il bambino innocente è icona limpida del discepolo di Gesù: corromperlo è come profanare il corpo di Gesù”.

Lei ha lavorato alla Dottrina della Fede negli anni in cui Giovanni Paolo II e l’allora cardinale Joseph Ratzinger, poi divenuto Papa, venivano accusati di aver coperto gli abusi. Il Vaticano rispose che responsabili erano i vescovi locali.
“È principio teologico e pratico che il vescovo diocesano è responsabile del governo pastorale della diocesi. Si potevano evitare molte tragedie se fossero state seguite le indicazioni del Codice di diritto canonico. La Santa Sede offre il proprio servizio giurisdizionale per facilitare il ministero di governo nelle Chiese locali. La decisione di riservare alcune cause alla Santa Sede, come nel caso degli abusi sessuali perpetrati da chierici, è indicativo della gravità della fattispecie e della volontà di facilitare una risposta adeguata nei singoli casi”.

Il Papa ha da poco istituito una Commissione per la tutela dei minori nella quale c’è anche una vittima. Quali risultati può ottenere questa Commissione?
“La Commissione è un’occasione propizia che consente alla Santa Sede di attingere dall’esperienza e la competenza di diversi esperti nella valutazione delle proprie politiche di formazione, di prevenzione e di salvaguardia, nonché nel ministero umile di condividere la propria saggezza”.

Nel 2010, mentre infuriavano le accuse sui media alla Chiesa, Lei tenne un’omelia nella basilica vaticana nella quale disse che per chi commette abusi “l’inferno sarà più duro”. Per quelle parole ricevette critiche, ma Francesco più volte ha usato parole analoghe. Col senno di poi ridirebbe quelle cose? Davvero l’inferno sarà più duro per i pedofili?
“In quella meditazione ho citato un commento di san Gregorio Magno che usava le categorie teologiche della sua epoca. Non spetta a me mandare qualcuno all’inferno. Prego perché tutti possiamo lasciarci abbracciare dalla misericordia di Dio. Ma bisogna pentirsi del male che si fa. Gesù parla della pietra da mulino e del mare. Parla anche della necessità di tagliare piede, mano e di cavare l’occhio per non perdersi. Cromazio di Aquilea commenta le parole di Gesù e dice che i piedi della Chiesa sono i diaconi, le mani sono i preti, gli occhi i vescovi. Ecco un criterio teologico per la dimissione dallo stato clericale di chi può dare scandalo ai piccoli innocenti”.

http://www.repubblica.it/esteri/2014/07/19/news/chiesa_intervista_vescovo_anti-pedofilia-91922118/?ref=twhr&utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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