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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » triveneto » Il racconto choc del prete: «Io violentato in convento in Alto Adige, ma dissero che era colpa mia»

Il racconto choc del prete: «Io violentato in convento in Alto Adige, ma dissero che era colpa mia»

Il prete austriaco Anno Schulte-Herbrüggen ha raccontato l'abuso subìto 40 anni fa nel convento dell’Ordine Teutonico a Lana da parte di padre Theo Neuking, deceduto nel 2002

Redazione WebNews by Redazione WebNews
11 Dicembre 2025
in Triveneto
Reading Time: 3 mins read
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Un nuovo caso scottante di violenza nella chiesa altoatesina scuote la Diocesi di Bolzano e Bressanone e segna una svolta nella difficile storia degli abusi in ambito ecclesiale: per la prima volta, un sacerdote si espone pubblicamente come vittima di violenza sessuale commessa in Alto Adige.

La denuncia, che ha trovato eco nell’emittente austriaca Orf, arriva dal prete austriaco Anno Schulte-Herbrüggen, che ha raccontato l’abuso subito 40 anni fa nel convento dell’Ordine Teutonico a Lana.

La denuncia
La vittima, oggi 60enne, all’epoca dei fatti era un seminarista diciannovenne ospite dell’Ordine. Un contesto di «dipendenza formativa», una vulnerabilità che il referente diocesano per la tutela dei minori, Don Gottfried Ugolini, ha subito evidenziato: «C’è un legame particolare, come tra professore e studente: c’è un’altra responsabilità». L’aggressore è stato identificato in Padre Theo Neuking, un superiore dell’Ordine Teutonico, deceduto nel 2002. Il racconto di Schulte-Herbrüggen è drammatico.

L’abuso da parte di un superiore avvenne nella sua stanza e fu «mirato». Tornato a casa, il futuro sacerdote si confidò con un confratello che, però, provocò una «seconda traumatizzazione» rispondendogli che «la colpa era sua e che le inclinazioni omofile e pedofile dell’aggressore erano note».

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Il sacerdote ha quindi taciuto per decenni, ma oggi ha deciso di denunciare pubblicamente «per dare coraggio agli altri». L’uomo è convinto di non essere l’unico, «ma sono il primo sacerdote in Austria a osare questo passo».

La vicinanza della Diocesi di Innsbruck

La Diocesi di Innsbruck ha espresso alla vittima «rispetto e riconoscimento» per il suo «passo coraggioso». Il fascicolo era noto alla Diocesi di Bolzano-Bressanone dal 2022, quando era stato comunicato dal centro di ascolto di Innsbruck. Un caso che si inserisce nel contesto già turbolento del «rapporto tsunami» pubblicato lo scorso gennaio che aveva rivelato 67 aggressioni sessuali e 59 vittime accertate nella sola diocesi altoatesina tra il 1964 e il 2023. L’Ordine Teutonico ha preso posizione, riconoscendo la «sofferenza e l’ingiustizia» inflitte al sacerdote e condannando «senza riserve gli abusi sessuali». Il priore, Padre Christian Stuefer, ha confermato che l’Ordine si è assunto i costi della terapia della vittima e che, pur essendo il caso archiviato a livello penale a causa della morte dell’abusante, il sostegno al processo di elaborazione prosegue. L’Ordine ha inoltre invitato a «segnalare immediatamente i casi sospetti» e si è impegnato a rafforzare la prevenzione.

«Sicuramente non è il primo»

La rottura del silenzio è confermata da Don Ugolini. «È il primo sacerdote che apre la bocca per dire di essere stato abusato da un religioso. È il primo nel nostro fascicolo: nessun altro prete o seminarista ha denunciato in Alto Adige e Schulte-Herbrüggen è il primo anche in Austria». Nonostante anni di campagne per la trasparenza promosse dal vescovo, il silenzio interno al clero è rimasto totale. Don Ugolini non si dice sorpreso: «Siamo consapevoli che sicuramente non è il primo a cui è accaduto, soprattutto in un ambito di seminario. Ci sono senz’altro molti casi sommersi: la commissione indipendente austriaca ha gestito dal 2010 a oggi 3.600 segnalazioni. Un’enormità. La reticenza è legata a una duplice vergogna: la paura è di essere poi stigmatizzato nel proprio ruolo e questo impedisce di far emergere la verità, perché non è il ruolo che è stato abusato, ma la persona».

Da qui l’accorato appello di Don Ugolini ai confratelli che portano il segreto di essere vittime. «Invito chiunque abbia subito una forma di abuso all’interno della chiesa, magari durante il periodo formativo, a essere sincero con se stesso e parlarne, segnalare e accettare il sostegno terapeutico per elaborare questa ferita. Il rischio è, per tenere a bada la propria storia, non saper ascoltare con attenzione quella degli altri».

https://corrieredellaltoadige.corriere.it/notizie/cronaca/25_dicembre_11/il-racconto-choc-del-prete-io-violentato-in-convento-in-alto-adige-ma-dissero-che-era-colpa-mia-7c30029d-81ac-45bb-b24c-1ccec6fccxlk.shtml

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.