«Sei stato una vittima di abusi da parte del prete? Segnalacelo»

«Se sei stato anche tu, come me in passato, vittima di abusi sessuali da parte di un prete (di questa parrocchia) ora anziano che non c’è più. Aiutaci a fare chiarezza, dai info su questa brutta storia a info@laretelabuso.org». Alcuni volantini con queste frasi, da qualche giorno, campeggiano in zona Ponte Crencano. Ce n’erano forse altri, ma sono stati rimossi. Questi si trovano ancora davanti alla chiesa, ai giardini comunali di fronte alla chiesa, in via Prati, negli altri giardini comunali di via Locchi. E poi davanti alla sede della Società sportiva US Cadore, davanti alla posta di via Mameli, alla fermata del bus in via Tommaseo e davanti scuole medie Cesare Battisti dove c’è l’attraversamento pedonale.

Ogni giorno, emergono nuovi casi legati alla pedofilia dei preti. Ma questo messaggio, lasciato da quello che ora sarà certamente diventato un uomo, è un pugno allo stomaco, perchè i preti, come gli insegnanti sono quelle figure cui affidiamo i nostri figli, credendo che siano nelle mani giuste di persone che dovrebbero farli crescere in personalità e cultura. L’Associazione dei sopravvissuti all’abuso sessuale del clero ha già pubblicato sul loro sito la storia di un altro giovane, i cui abusi sarebbero fatti risalire allo stesso prete. Ma questo, secondo i volontari della Rete, è un altro caso, che loro non conoscono. Nel frattempo, il prete che si denuncia essere stato abusatore è deceduto.

Era ospite della sua congregazione a Genova ed è deceduto il 12 febbraio scorso, quindis epolto al Verona di Roma. Toccante la testimonianza riportata dal sito della Rete, di un altro caso veronese. «A 12 anni, nel frequentare il catechismo e in preparazione alla cresima, in occasione delle numerose confessioni settimanali, ho subito delle molestie sessuali e violenze ripetute da questo prete all’interno del confessionale e non solo ma anche altrove al di fuori della parrocchia, costretto psicologicamente, intrappolato in quella comunemente chiamata “sindrome di Stoccolma”. Intrappolato quindi dal mio carceriere, ho vissuto due anni in questo incubo.

Trovata la forza di liberarmi all’età di 15 anni, forse data da una maturata voglia di ribellarmi da questi soprusi, successivamente sono caduto in una forte depressione dalla quale non sono più uscito, ho vissuto il periodo della pubertà rinchiuso in me stesso assieme a tutto il periodo adolescenziale portando problemi di carattere relazionale e vivendo una sessualità in maniera rovinosa con paure e fobie riguardanti la sfera sessuale. Per me il sesso era sporco e contaminante, sentendomi perennemente sporco. La mia mente per salvarmi, ha rimosso gli abusi sessuali, ma al contempo ha creato paure e fobie sociali, ipocondria ed ossessioni compulsive con rituali di lavaggi di tutto il corpo e delle mani fino a rovinare la pelle e queste non mi hanno più abbandonato limitandomi così nel tempo sempre più la vita, al punto di non riuscire più a lavorare precludendomi la dignità personale». •

Alessandra Vaccari
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