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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Prima era considerata una prigione oggi è solo una casa per dimenticare

Prima era considerata una prigione oggi è solo una casa per dimenticare

Redazione WebNews by Redazione WebNews
23 Luglio 2013
in Triveneto
Reading Time: 3 mins read
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Villa Iride dispone di 18 camere, tutte con bagno privato, di spazi comuni, di una cappella e di una serra dove gli ospiti possono coltivare ortaggi e erbe aromatiche. “Qui non curiamo casi gravi”, spiega padre Paolo, “Accogliamo religiosi con problematiche lievi che hanno bisogno solo di riposo”. Gli arrivi sono spontanei. Anche preti pedofili ma mai ricercati o latitanti. “Non possiamo abbandonare nessuno, sono sempre nostri confratelli”

VERBANIA – Dopo la casa madre di Trento, il centro più importante dei Venturini in Italia è Villa Iride a Verbania. Per salire alla villa si costeggia il lago Maggiore verso Nord uscendo da Intra e dopo un paio di tornanti si arriva ad un cancello chiuso. Un’alta siepe protegge lo splendido parco che si affaccia sul lago. Al citofono risponde padre Paolo, referente della comunità che ci accoglie aprendo il cancello; ci fermiamo a parlare appena dopo l’ingresso. Padre Paolo racconta che la struttura di Verbania dispone di 18 camere, tutte con bagno privato, di spazi comuni, di una cappella e di una serra, dove gli ospiti coltivano ortaggi ed erbe aromatiche. Una donna delle pulizie, tra le poche laiche ammesse ad entrare nell’edificio, aiuta ogni mattina a tenere pulito. “In questa comunità non curiamo casi gravi come succede a Trento” spiega Padre Paolo aggiungendo: “Qui accogliamo religiosi con problematiche lievi, che hanno bisogno di un periodo di riposo, durante l’estate ad esempio verrà in ritiro per un paio di settimane un vescovo olandese, ci ha appena telefonato”. Negli anni 50 Villa Iride era considerata dagli ecclesiastici e dalla popolazione locale, una casa – prigione, dove i vescovi del Nord Italia spedivano i religiosi che mostravano problemi con il celibato. Oggi la mentalità è un po’ cambiata: i preti vengono aiutati a riabilitarsi. Padre Paolo cerca di ridimensionare l’immagine della comunità: “Da noi a Verbania i preti vengono spontaneamente. Ad esempio arrivano sacerdoti al cambio di ministero, che magari dopo dieci anni nella stessa parrocchia, rimangono con noi qualche settimana prima di iniziare la nuova esperienza”.

Alla fine, nonostante la volontà di riservatezza, padre Paolo ammette che la congregazione è aperta anche a sacerdoti colpevoli di abusi sessuali: “Nelle comunità capita anche di accogliere preti pedofili, ma mai ricercati o latitanti. Se un prete arriva senza annunciarsi, lo ospitiamo, ma poi lo sottoponiamo comunque alla fase di accoglienza. Non possiamo abbandonare nessuno, sono sempre nostri fratelli. Solitamente chi ha avuto problemi di pedofilia, al momento della dimissione, viene sottoposto al parere di uno psicologo; se il prete non è pronto per riprendere la sua attività pastorale viene proposto al vescovo di affidargli un altro incarico, magari amministrativo. È sempre l’autorità ecclesiastica a decidere”.

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Un uomo in tuta da lavoro esce dalla serra e ci saluta, mentre padre Paolo ci sta congedando. Prima di andare via chiediamo se a Verbania accettino anche preti agli arresti domiciliari. L’avvocato di don Riccardo Seppia, parroco di Sestri Ponente, condannato per violenza sessuale, tentata induzione alla prostituzione e cessione di cocaina, ha richiesto per lui gli arresti domiciliari presso la comunità terapeutica di Villa Iride. “Avevamo dato la nostra disponibilità ad accogliere don Seppia”, risponde padre Paolo un po’ imbarazzato “L’idea era quello di fargli trascorrere qui il resto della pena, la nostra porta è sempre aperta, noi accogliamo tutti. Poiché da noi a Intra non è previsto un trattamento psicologico, ma soltanto una dimensione di vita comunitaria e spirituale, don Seppia sarebbe stato seguito da uno psicologo esterno”. E sulla possibilità di accogliere il cardinale O’Brien, arcivescovo di Edimburgo obbligato dal Papa ad un ritiro penitenziale in una comunità religiosa perché reo confesso di molestie sessuali, il padre venturino risponde sorridendo “Chi lo sa, potrebbero mandarcelo”.

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2013/07/23/news/preti_pedofili_3_verbania_domiciliari_in_villa_curiamo_i_fratelli_lontano_dal_clamore-63535647/

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