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Scoppia il caso del prete condannato

Il parroco di Ca' degli Oppi difeso dal vescovo Zenti e da monsignor Fasani: «È innocente e anche i test scientifici stabiliscono che è idoneo a fare il prete»

redazione web by redazione web
7 Febbraio 2014
Reading Time: 4 mins read
Giuseppe Zenti

Giuseppe Zenti

Quando si dice le coincidenze. Nello stesso giorno in cui l’Onu ha accusato il Vaticano di «aver sistematicamente adottato politiche che hanno portato alla prosecuzione degli abusi su minori e all’impunità dei sacerdoti colpevoli», la chiesa veronese è finita al centro delle polemiche dopo il servizio delle «Iene» sul prete condannato per molestie sessuali dal tribunale di Spoleto e trasferito a fare il parroco nella Bassa.
I fatti risalgono al 2005. Quattro ragazze di 14 anni denunciano don Paolo Biasi per averle «palpeggiate in diverse occasioni al seno». Nel 2008 parte il processo. Nel 2010 il religioso viene condannato a un anno e mezzo con la condizionale e al risarcimento di 20mila euro a due delle vittime costituitesi parte civile.
Per l’avvocato Laura Modena si tratta di una «sentenza che grida vendetta» e consiglia il ricorso in appello. Don Paolo non vuole andare avanti, rinuncia al secondo grado di giudizio pur dichiarandosi innocente.
Rimosso già all’apertura delle indagini dalla parrocchia umbra di Castel Ritaldi, viene spedito a Verona, sua città natale. Qui, dopo essere stato mandato dal vescovo Zenti a fare il cappellano a Castelletto di Brenzone per tre anni, quattro mesi fa è stato «reintegrato» e messo alla guida della parrocchia di Ca’ degli Oppi. Si arriva così all’altra sera al servizio della «iena» Pablo Trincia che ha reso pubblico il passato di don Paolo intervistando due delle quattro ragazze molestate e venendo direttamente nel paese della Bassa a parlare con lui e con monsignor Zenti. Il servizio del giornalista gira attorno ad una semplice domanda, ripetutamente rivolta a don Paolo e al vescovo: «È opportuno che un sacerdote condannato per molestie sessuali sia messo a insegnare catechismo a bambini e ragazzini? Non poteva la diocesi trovargli un’altra collocazione a servizio di malati, anziani, carcerati o dietro ad una scrivania? Non è pericoloso lasciarlo ancora a contatto di minori dopo quello che ha fatto? Oppure il Vaticano non riconosce la giustizia italiana che ha emesso una condanna diventanta definitiva con la rinuncia al ricorso?».
La recita di continue «Ave Maria» è stata la risposta alle domande da parte dello stesso don Paolo mentre il vescovo Zenti ha cercato di spiegare che «bisogna conoscere e dire la verità», che don Paolo «va bene lì dov’è adesso», che «non si può trattare la gente in questo modo, è una violenza, un’aggressione che non accetto».
A spiegare con calma la posizione della Chiesa è don Bruno Fasani, direttore dell’ufficio stampa della diocesi di Verona. «Innanzittutto va premesso che don Paolo ha un’indole particolarmente aperta, è un prete “amicone”, abbraccia i suoi parrocchiani e cerca una vicinanza fisica oltre che spiriturale con loro: non lo dico io», precisa don Fasani, «ma fior fiore di esperti del comportamento che hanno avuto modo di studiare don Paolo arrivando a definire il suo modo di rapportarsi alle persone tipico di un adolescente, con grandi manifestazioni di cordialità. Ora, relativamente ai fatti incresciosi, sarebbe accaduto tutto una notte di Natale: dopo la messa, la sacrestia s’è riempita di gente per lo scambio di auguri e c’erano anche le due ragazzine che proprio in quella situazione sarebbero state molestate. Sono tornate a casa e hanno raccontato tutto ai genitori. Da lì, è partita la denuncia». Continua don Fasani: «Il fatto che don Paolo abbia potuto in mezzo a tanti parrocchiani, in sacrestia, toccare le ragazzine, è sembrato inverosimile a tutti e il processo è stato affrontato con la certezza che sarebbe finito in una bolla di sapone. Invece, arriva la condanna. Il vescovo di Spoleto d’accordo con il nostro monsignor Zenti decide allora di far tornare don Paolo a Verona. Viene mandato per tre anni a Castelletto di Brenzone, nel convento delle suore, a fare il cappellano». Una sorta di «punizione» in attesa di chiarire, fuori dalle aule di tribunale, la posizione del sacerdote che continua a proclamarsi innocente. «Il vescovo Zenti», prosegue don Fasani, «seguendo le indicazioni di Roma sottopone don Paolo ad alcuni test medici eseguiti da professori del comportamento che confermano che, al di là di atteggiamenti adolescenziali privi però di ogni valenza libidica, è persona che non ha alcun tipo di problema dal punto di vista della pedofilia». L’esito dell’esame viene mandato alla Santa Sede alla Congregazione della dottrina per la fede che conclude: «Può tornare a fare il prete».
«Forte del giudizio di esperti e del nulla osta del Vaticano», conclude don Fasani, «il vescovo Zenti lo trasferisce da Castelletto a dirigere la parrocchia di Ca’ degli Oppi. E a prova che non ha nulla da tenere nascosto a nessuno, scrive ai parrocchiani una lettera che è stata letta in chiesa per annunciare il suo arrivo e spiegare l’intera vicenda». In alcuni passaggi in cui ricostruisce la vicenda parla di «affettuosità nello scambio degli auguri natalizi», di «anni nei quali, soprattutto per tramite dei media, con disinvoltura si mescolavano accuse vere con accuse montate o inconsistenti», di un don Paolo che «ha vissuto la vicenda con angoscia e ha chiesto di non procedere all’appello perchè non se la sentiva di sottoporsi ancora per lungo tempo a quel calvario mediatico che era stato usato contro di lui». Termina il vescovo: «Sono state svolte approfondite indagini compiute in sede diocesana e presso la Santa Sede in seguito alle quali don Paolo è risultato del tutto innocente… Se si fosse rivelato che era realmente colpevole di molestie sessuali non ve lo avrei certo mandato come parrocco. Come vescovo me ne assumo la responsabilità». L’invito per e-mail, poi, a una parrocchiana che chiedeva chiarimenti: «Accogliete don Paolo con amore e pregate per lui che ha già sofferto abbastanza».
Conclude don Fasani: «La facenda è delicata ma dobbiamo stare attenti che la foga di vedere preti pedofili dapperttutto porti a criminalizzare anche chi è innocente».

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