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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Spagna. Associazioni di vittime di abusi ecclesiali scrivono ai vescovi: non collaboreremo più con voi

Spagna. Associazioni di vittime di abusi ecclesiali scrivono ai vescovi: non collaboreremo più con voi

Redazione WebNews by Redazione WebNews
11 Giugno 2024
in World
Reading Time: 4 mins read
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In Spagna, l’Associazione Nazionale Infanzia Rubata (ANIR), l’Associazione delle Vittime della Navarra (AVA) e l’Associazione contro gli abusi sessuali sull’infanzia (LULACRIS) hanno dichiarato – con un comunicato comune del 4 giugno – la loro indisponibilità a collaborare con la Conferenza episcopale sulla gestione di un piano globale sugli abusi a motivo delle affermazioni dei vescovi dopo l’incontro con papa Francesco il 31 maggio scorso.

«Non è negoziabile, a partire da un fondamento di trasparenza, agenda e misure concrete – scrivono le associazioni –, la presenza di rappresentanti delle vittime nel processo decisionale, prima e dopo, nonché trattamento individualizzato vittima per vittima», «oltre alla redazione di uno Statuto della Vittima nell’ordinamento canonico, non chiuso all’inizio dei lavori da realizzare, ma aperto ad incorporare diritti, se opportuno, man mano che i lavori avanzano». Spiegano i motivi del loro «disagio» ricordando che «durante il nostro ultimo incontro nella Conferenza episcopale (CEE), il monsignor Argüello (presidente dell’episcopato, ndr), ha espresso il suo impegno, su nostra richiesta, affinché le vittime fossero presenti nel processo decisionale durante il primo approccio e lo sviluppo del un piano di riconoscimento, riparazione e compensazione economica. Allo stesso modo, c’era stato il consenso della Conferenza Episcopale e della CONFER (religiosi spagnoli) su un programma di lavoro con date precise, obiettivi iniziali specifici e trattamento individualizzato delle vittime. A giudicare dalle dichiarazioni del presidente della CEE – argomentano – ci troviamo, ancora una volta, con promesse non mantenute».

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Che tutto sia ancora rimandato alle calende greche e che della partecipazione delle vittime a un piano di restituzione e riparazione non si parli proprio è in effetti emerso dalle dichiarazioni – definite «incendiarie» dalle associazioni – in un breve incontro con i media, in Piazza San Pietro pronunciate dal vescovo di Valladolid mons. Luis Javier Argüello che, insieme al cardinale arcivescovo di Madrid José Cobo, aveva reso visita al pontefice. «Il Papa ha chiesto espressamente» del piano della Chiesa spagnola per il risarcimento delle vittime degli abusi di ecclesiastici, auspicando una «presa di coscienza del problema». «Stiamo ultimando e speriamo di approvare e presentare il piano di riparazione nelle prossime settimane», ha informato Argüello, tra l’altro invitando «la società spagnola e i leader politici ad affrontare questa situazione nei vari ambienti in cui si verificano anche questi abusi».

E ha annunciato: «Quando avremo approvato il piano di riparazione, lo invieremo alla Santa Sede in occasione della prossima riunione della CEE, prevista per l’1 e il 2 luglio». Ha vantato la «svolta» intrapresa dalla Chiesa a partire dal 2019 quando i vescovi hanno cominciato ad affrontare il problema dello scandalo degli abusi. «vogliamo essere in grado – ha spiegato – di accogliere ogni vittima, ogni situazione, sia che si tratti di casi attuali, sia che si tratti di casi di decenni fa, affrontare la situazione e, se è necessaria una riparazione, affrontare anche quella». «Vogliamo riconoscere che le vittime spesso hanno bisogno di tempo per esprimere il loro dolore e incoraggiamo coloro che ci stanno ascoltando in questo momento a non esitare a rivolgersi ai servizi di accoglienza che abbiamo in ciascuna delle diocesi spagnole e in centinaia di congregazioni religiose». Ha poi auspicato che il piano di riparazione «possa essere operativo quest’estate».

Per quanto riguarda il risarcimento, inoltre, il presidente della CEE ha precisato che «viene stabilito dai tribunali», e ha voluto distinguere tra risarcimento finanziario e riparazione, pur sottolineando che si tratta di una «riparazione integrale».

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Tutti gli errori del presidente. Dei vescovi

Il comunicato congiunto obietta punto per punto alle affermazioni del presidente dei vescovi.

«È del tutto inappropriato – scrivono – che monsignor Argüello inviti i poteri pubblici a prendersi cura delle vittime di tutti gli ambiti della società», è una «scusa assurda scusa tenuta in piedi da fili molto fragili, ma anche una mancanza di rispetto, ancora una volta, verso tutte le vittime e i sopravvissuti perché (…) la Chiesa ha il dovere umanitario e cristiano di prendersi cura delle proprie vittime, riconoscerle, ripararle e risarcirle». Le tre associazioni affermano di non aver mai fatto «distinzioni nel trattamento e nella vicinanza a tutte le vittime di violenza sessuale, di ogni ambito sociale, intrafamiliare, sportivo, boy scout».

Contestano, poi, il voler «indossare la toga quando conviene» e «fondare, come ha fatto Argüello, il concetto di risarcimento solo in una prospettiva strettamente giuridica. Perché cosa succede alle vittime che, dopo aver denunciato, si sono viste prescrivere la loro causa? Chi li compenserà? La risposta è chiara, non ci sarà né sentenza né giudice che lo farà. (…). Il risarcimento non può mai essere considerato elemosina, fa parte della riparazione e del riconoscimento».

Alcuni anni fa, rammentano le associazioni firmatarie, per «fermo mandato» e impegno di papa Francesco a favore della tolleranza zero nei confronti della pedofilia ecclesiale, la Conferenza episcopale e le diocesi della Spagna «hanno creato uffici di assistenza all’infanzia». Ma «il tempo e le testimonianze di numerose vittime e sopravvissuti hanno dimostrato che la stragrande maggioranza di questi uffici sono stati non solo terribilmente insufficienti ma disastrosi e nuovamente vittimizzanti. Questo lavoro è stato svolto male».

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«In tutti questi anni di silenzio, di insabbiamento, di persecuzione e talvolta di complicità in cui la Chiesa ha preferito difendere i pedofili e non le vittime – sottolineano – abbiamo dovuto ingoiare sassi, anche assistendo a servizi oggettivamente ingannevoli e minimizzanti, come l’ormai famoso “Per dare Luce” (v. Adista Notizie, n. 9/24, ndr) rivittimizzante e offensivo, o anche alla maldestra violazione della protezione dei dati da parte della CEE che ha reso pubblici dettagli intimi delle storie delle vittime che avrebbero dovuto essere tenuti lontani dalla conoscenza pubblica» (la CEE ha erroneamente pubblicato sul suo sito web i dati riservati di 45 vittime di pedofilia per 18 giorni, senza intervenire).

«Non possiamo considerare accettabile – scrivono in chiusura le associazioni – la posizione di immobilismo in cui la Chiesa spagnola rimane arroccata finché continua a ritenere che l’unica concessione debba venire dai sopravvissuti ai suoi attacchi». «Non ci arrenderemo – promettono – perché quello che chiediamo è un diritto». (eletta cucuzza)

https://www.adista.it/articolo/72033

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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