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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Spagna: la Chiesa ha risarcito una vittima di abusi sessuali con 70.000 euro

Spagna: la Chiesa ha risarcito una vittima di abusi sessuali con 70.000 euro

Il quotidiano El País ha rivelato i dettagli della gestione degli 806 casi di pedofilia che la Conferenza Episcopale Spagnola ha riconosciuto a dicembre 2023. L’elenco mostra più di 100 condanne e risarcimenti finanziari

Redazione WebNews by Redazione WebNews
11 Aprile 2024
in World
Reading Time: 4 mins read
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Più di 100 condanne e risarcimenti finanziari fino a 70.000 euro: è quanto emerge dall’elenco segreto della gestione dei casi di pedofilia che hanno coinvolto la Chiesa cattolica spagnola, analizzato da El País. Secondo il quotidiano spagnolo in alcuni casi i vescovi anticipano la somma e la detraggono dallo stipendio del sacerdote.

Alcuni importi sono più elevati di altri: un accordo privato risalente al 2022, preso nella diocesi di Asidonia-Jerez, nel sud della Spagna, tra la vittima e l’ordine Marianista, ha portato a un risarcimento di 70.000 euro per gli abusi avvenuti tra il 1964 e il 1976. È uno dei più alti finora noti per una singola persona. Secondo El País, però, che ha un database più ampio, la cifra maggiore è quella dell’ordine dei Gesuiti, che nel 2002 hanno pagato 72.000 euro a una vittima di Salamanca.

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Il quotidiano spagnolo, che nel 2018 ha avviato la prima inchiesta sul tema degli abusi sessuali della Chiesa cattolica in Spagna, svelando in soli tre anni oltre 1.700 vittime, ha rivelato quante sentenze giudiziarie per casi di pedofilia abbiano coinvolto la Conferenza episcopale e la Chiesa cattolica spagnola e quali risarcimenti siano stati pagati alle vittime, sia privatamente che in tribunale. La lista segreta che mostra la gestione degli 806 casi di pedofilia che la Conferenza Episcopale ha ammesso nel suo rapporto di dicembre 2023 Para dar luz (Per fare luce, in cui compaiono sono le cifre generali) cita più di 100 condanne, ma riduce il numero dei casi e ne tralascia più di 300 già riconosciuti, spiega El País.

Il risarcimento più alto che coinvolge più persone è quello imposto a un insegnante della scuola agostiniana di Valdeluz, a Madrid, condannato nel 2019 dalla Corte Suprema a 49 anni di carcere per aver abusato di 12 studenti. La cifra ammonta a 142.000 euro; di poco inferiore quella prevista dalla condanna del marista Joaquín Benítez nella scuola di Sants-Les Corts, a Barcellona: 120.000 euro per aver abusato di 4 studenti tra il 2006 e il 2009 (60.000 a una vittima, 40.000 a un’altra e 10.000 ad altre due). Si tratta degli unici casi che potevano essere giudicati, perché non caduti in prescrizione, su almeno 26 vittime che avevano accusato Benítez di abusi, dal 1980 al 2011.

Per quanto riguarda i risarcimenti alle singole vittime, il più alto è quello stabilito dall’Alta Corte di Castilla-La Mancha nel 2022 contro il sacerdote J.L.G., che ammonta a 100.000 euro, ma il ricorso alla Corte Suprema è ancora pendente.

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El País sottolinea che generalmente nessun processo canonico, quando c’è, prevede il pagamento di un risarcimento. Solo alcune diocesi lo hanno fatto, di propria iniziativa, attraverso accordi presi direttamente con la vittima. In tutti gli altri casi l’accusato viene semplicemente allontanato o espulso, ma la vittima non viene risarcita. Tra i pochi in cui l’accusato è stato condannato in un procedimento canonico, ma non in tribunale: 2010, Siviglia, dove l’uomo in questione è stato assolto ma poi rimosso per “riconoscimento dei fatti da parte del colpevole”. Viceversa, è accaduto che i casi che hanno registrato assoluzioni canoniche poi abbiano registrato condanne dai tribunali: a Cordoba un sacerdote è stato assolto, ma ha ricevuto 5 anni di carcere per abusi su una bambina di 10 anni, per esempio.

In alcuni casi in cui non è previsto un risarcimento, alle vittime viene offerto un trattamento psichiatrico e psicologico e la diocesi si fa carico dei costi della terapia, che ammonta fino a 800 euro al mese per un anno. Secondo il resoconto della Chiesa, in questi casi le vittime hanno preferito non sporgere denuncia. La lista segreta, spiega El País, rivela anche la pratica di alcune diocesi di pagare il risarcimento imposto a un sacerdote dai tribunali sotto forma di prestito, per poi detrarlo dal suo stipendio. In altri casi ancora è lo stesso sacerdote aggressore a risarcire la vittima: tuttavia, spiega il quotidiano, “tra le numerose contraddizioni contenute nel sistema di classificazione dei casi del rapporto, in base alla sua presunta credibilità, il caso viene classificato come ‘non provato, ma plausibile’”. Il rapporto, secondo il quotidiano, è lacunoso e presenta una “controversa contabilità dei casi”.

Ma non è una novità, secondo El País: finora, considerando i casi riconosciuti e le sentenze dei tribunali, la Chiesa spagnola ha pagato almeno 2,1 milioni di euro a 230 vittime che hanno subito abusi da 53 pedofili dal 1991. Si tratta solo dell’8,8% delle 2.608 vittime presenti nel database del giornale. Gli importi versati vanno da 675 euro a 72.000 euro, ma l’importo totale pagato dalla Chiesa è più alto, in base alle nuove rivelazioni e a molti casi finora sconosciuti.

Rispetto ad altri Paesi, il conto della Chiesa cattolica spagnola potrebbe raggiungere la cifra di 62 milioni di euro, secondo El País. A differenza dell’Irlanda, per esempio, dove il Governo ha istituito una Redress Commission che ha stabilito un criterio basato sulla gravità dell’abuso e delle sue conseguenze, la Conferenza episcopale in Spagna ha rifiutato la creazione di un fondo statale per compensare i pagamenti: i vescovi preferiscono una procedura propria. Questo piano si limita ai casi che la Chiesa considera provati, che secondo il rapporto Para dar luz sono 358 sui 1.057 finora registrati ufficialmente. La Chiesa spagnola, insomma, crede solo a 3 vittime su 10, se si considerano i casi che ammette. Nel database di El País se ne contano di più: 1.460 accusati e 2.608 vittime.

https://www.lasvolta.it/12442/spagna-la-chiesa-ha-risarcito-una-vittima-di-abusi-sessuali-con-70000-euro

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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