41075 CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. Il protocollo per la gestione degli abusi sessuali nella Chiesa, sancito dal motu proprio di papa Francesco Vos estis lux mundi a maggio 2019, e stabilito ad experimentum per tre anni, è arrivato al capolinea e il bilancio non sembra positivo. Il protocollo richiede ai metropoliti di tutto il mondo di creare, nelle diocesi o eparchie, singolarmente o insieme, «entro un anno dall’entrata in vigore delle presenti norme, uno o più sistemi stabili e facilmente accessibili al pubblico per presentare segnalazioni, anche attraverso l’istituzione di un apposito ufficio ecclesiastico». Si applica anche alle «azioni od omissioni dirette a interferire o ad eludere le indagini civili o le indagini canoniche, amministrative o penali, nei confronti di un chierico o di un religioso» accusato di abusi, e prescrive l’obbligo, per il prete o il religioso che abbia notizia o fondati motivi» per sospettare di un abuso, di denunciare al vescovo. Quest’ultimo chiede tempestivamente al Dicastero competente l’incarico per avviare l’indagine e il Dicastero, al massimo entro 30 giorni dal ricevimento della segnalazione, provvede a fornire indicazioni su come procedere.
Mons. Scicluna: “Non abbiamo dati”
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