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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » La CDF verso la bocciatura delle norme CEI antipedofilia

La CDF verso la bocciatura delle norme CEI antipedofilia

Redazione WebNews by Redazione WebNews
10 Luglio 2012
in Città del Vaticano
Reading Time: 3 mins read
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Vaticano/ La CDF verso la bocciatura delle norme CEI antipedofilia, don Di Noto ad Affaritaliani.it: “Chi tace e non collabora si macchia di favoreggiamento”.
Martedì, 10 luglio 2012 – 16:38:00

Chi tace e non collabora “si macchia di favoreggiamento”. E la Chiesa “non può e non deve mai tacere sugli ignobili peccati e reati che chiunque, in particolar modo i sacerdoti e i religiosi, compie nei confronti dei bambini e delle persone vulnerabili”. Ha le idee chiare don Fortunato Di Noto, il sacerdote antipedofilia fondatore di Meter intervistato da Affaritaliani sulle norme antipedofilia varate dalla Conferenza Episcopale il 21 maggio scorso e che sarebbero state ritenute “poco incisive” da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede.

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Ecco l’intervista

Don Fortunato, la CDF ha bacchettato la Cei. Che cosa ne pensa?

“Non direi ci sia stata una bacchettata. La Congregazione per la Dottrina della Fede, che peraltro prenderà una decisione definitiva – approvando o respingendo le norme volute dalla CEI – nel mese di ottobre, sta semplicemente consigliando i vescovi italiani. È normale quindi che ci saranno emendamenti, correzioni, e così via”.

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Nel mirino delle polemiche sollevate dalle norme CEI c’è, soprattutto, il mancato obbligo di denunzia da parte del vescovo nei confronti di un sacerdote colpevole di abusi su minori… “L’ho già detto e lo ripeto: l’obbligo di denuncia è solo per i pubblici ufficiali, e un vescovo non lo è. Altrimenti cambiamo le leggi italiane. Però è vera anche un’altra cosa, questa: la Chiesa non può e non deve mai tacere sugli ignobili peccati e reati che chiunque, in particolar modo i sacerdoti e religiosi, compie nei confronti dei bambini e persone vulnerabili. Per questo motivo, è urgente che la Chiesa in questo delicato campo doloroso che lede i diritti fondamentali dei piccoli debba promuovere una azione concreta ed efficace per difendere e tutelare le vittime, al di là di tutto e sopra ogni cosa”.

In che modo?

“Questo deve essere fatto con trasparenza e lealtà con modalità collaborative con le leggi dello Stato a cui uno come cittadino appartiene. Chi tace e non collabora si macchia di favoreggiamento, di un esecrabile reato e grave peccato che grida e griderà sempre: ‘Dio, fammi giustizia’”.

Insomma, non è necessario un obbligo scritto, l’obbligo c’è già ed è morale?

“Non è la prima volta che la Chiesa richiama i sacerdoti, i religiosi e le religiose nella loro qualità di cittadini della comunità terrestre a difendere e a promuovere i diritti dell’uomo, lo fa da sempre. I sacerdoti poi, particolarmente per dovere pastorale. Basta leggere ‘la Chiesa e i diritti dell’uomo’ del 1975 (un documento della Pontificia Commissione – oggi pontificio consiglio – Iustitia et Pax, N.d.R.)”.

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Allora l’obbligo c’è, anche se non è scritto?

“Infatti, ecco che cosa dice proprio questo documento del ’75: ‘la Chiesa per essere credibile esige il ricorso a denunce concrete mediante le quali si condanni l’aggressione e l’aggressore. La difesa dei diritti dell’uomo,- dei diritti dei bambini, dei deboli e delle persone vulnerabili – a cui è tenuta la Chiesa, implica l’uso della denuncia delle violazioni avvenute o in atto, sia che si tratti di azioni isolate come di situazioni permanenti. Questo diventa necessario soprattutto quando le persone che sono state oggetto di tali ingiustizie non possono difendersi da sole’. E aggiungo…”.

Prego.

“…sempre da questo documento: “Sono ancora vive le parole di paolo VI, nel 1972 ‘la missione episcopale impone il dovere di denunciare coraggiosamente le ingiustizie con carità’. Nel recente messaggio alle Nazioni Unite (10 dicembre 1973) il Papa, riferendosi al persistere e al continuo aggravarsi di violazioni nei riguardi dei diritti dell’uomo, ha energicamente affermato: ‘A tutte le vittime silenziose della ingiustizia Noi prestiamo la Nostra voce di protesta e di supplica’. Ecco, credo che questo sia illuminante e le linee guida a cui tutti siamo chiamati, senza indietreggiare, senza dimenticare che la chiesa è chiamata alla ‘pastorale della denuncia’ nella verità e nella giustizia permeata dalla misericordia di Dio. Ecco la sfida, ecco la rivoluzione sempre attuale”.

A chi si rivolge questa pastorale?

“Leggo: ‘Di tali vittime alcune categorie sono state da sempre segnalate all’attenzione del mondo quali: i discriminati per motivi razziali ed etnici, gli oppressi dal colonialismo, le vittime della soppressa libertà religiosa, coloro che sono stati privati della libertà d’espressione, i prigionieri vessati e torturati, gli avversari politici eliminati con violenza ed infine quegli esseri umani deboli e indífesi quali sono i bambini ancora nel seno materno’ e aggiungerei chi è violato nella sua intimità. Credo ci sia poco da aggiungere, solo da operare. La pedofilia è un crimine grave e devastante”.

Antonino D’Anna

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.