Ci siamo. La 76.ma Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana è alle porte, nell’attesa, quasi messianica, di un nuovo vertice che finalmente si lasci alle spalle l’inazione sul tema degli abusi nella Chiesa della gestione Bassetti e intraprenda azioni efficaci e credibili, prima di tutto con la decisione di aprire cassetti e archivi e vedere cosa c’è dentro. A segnare la strada, per fare l’esempio a noi più vicino, anche se non scevro da farraginosità e lentezza, il percorso avviato dalla Chiesa francese con la Commissione CIASE che, per usare un efficace slogan coniato dai collettivi di vittime d’Oltralpe, molto attivi e partecipi nelle rivendicazioni e molto focalizzati nelle loro richieste, viene riassunto nelle “4R”: Riconoscimento, Responsabilità, Riparazione, Riforme.
Ad oggi in Italia nulla di tutto questo è lontanamente in vista. Gli accenni di Bassetti alla possibilità di effettuare un’indagine interna (ipotesi già viziata concettualmente da un peccato originale e dunque irricevibile: un “imputato” non può giudicarsi da solo) sono stati rinforzati dalla resistenza di mons. Ghizzoni, presidente del Servizio Tutela Minori della CEI, quando ha detto, in un’intervista a un giornale svizzero, che «La stragrande maggioranza delle Chiese nazionali non ha fatto nulla. Devo dire la verità: il presente e il futuro ci interessano più del passato».
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