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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » assolto » Il caso di don Giuseppe Rugolo; la prova TERRENA dell’inaffidabilità delle politiche di tolleranza zero della chiesa

Il caso di don Giuseppe Rugolo; la prova TERRENA dell’inaffidabilità delle politiche di tolleranza zero della chiesa

Un caso di cui ci stiamo occupando e che per il momento conta una sola presunta vittima, tra quelle rintracciate a Enna.

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
25 Gennaio 2021
in Il punto della Rete L'ABUSO, Sicilia
Reading Time: 3 mins read
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Un caso davvero triste ed emblematico, soprattutto dopo l’ultimo Motu proprio che, in peggio rispetto a prima, oltre a veder violare in pieno la normativa di papa Francesco, non vede coinvolto solo il presunto pedofilo, ma al suo seguito anche il vescovo. Quest’ultimo, anziché dar seguito alle nuove norme introdotte, dopo la denuncia della presunta vittima ha trasferito il prete nel Ferrarese; non solo, perché qui entra in scena persino la CARITAS, attraverso la quale in questo caso la chiesa avrebbe tentato di comprare il silenzio della presunta vittima offrendo non un risarcimento per il riconosciuto danno subito, ma denaro per chiudergli la bocca, quattro soldi che lo vincolassero al silenzio.

Tutto ciò, nella storica complicità della chiesa che, solo per evitare lo scandalo e per mantenere il buon nome dell’istituzione, tenendo fuori dai guai don Giuseppe Rugolo, il giovane sacerdote – di fatto trasferito all’istante e non isolato – subito integrato tra i giovani del ferrarese dove aveva già ricreato lì la sua pastorale di giovanile.

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Ora si pone la domanda davvero cruciale sulla già ridotta fiducia dell’opinione pubblica nella chiesa in merito alla gestione della questione pedofilia. Una chiesa oramai collezionista di soli fallimenti in materia, ben tre papi, e venti anni dopo, altre centinaia di vittime non più solo dei preti pedofili ma per le politiche della chiesa e dallo Stato italiano, che non vede, non sente e oramai non legge nemmeno più i giornali dove anche li è oramai palese che in Italia ci sia un problema. Di fatto siamo ancora a questo livello dove continuiamo ad assistere a questo fallimento tra le storiche coperture sistematicamente impunite, in primis dal Vaticano, come quelle di Delpini a Milano, poi nominato vescovo dallo stesso Bergoglio, malgrado lo stesso avesse ammesso precedentemente ai magistrati – se pur giustificandosi asserendo “un errore di valutazione” – i ben due trasferimenti di don Mauro Galli, condannato poi dalla giustizia civile a sei anni e quattro mesi, ma assolto dal tribunale del chiesa.

O il reo confesso Felix Cini, poi reintegrato come è stato per Paolo Turturro, di nuovo in parrocchia appena uscito dal carcere. Ma come per la vicenda di don Silverio Mura, analoga a quella di Enna perchè nascosto dopo la denuncia  alla diocesi addirittura sotto falso nome, trasferito dal sud, al nord, una triste e lunga lista che fa davvero poco onore al grido della tolleranza zero.

Ora però ci si chiede davvero a che gioco gioca la chiesa.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Se papa Francesco vuole un minimo di credibilità, a questo punto deve intervenire concretamente e non con le storiche chiacchere nei confronti non solo ovviamente del prete, ma anche delle gerarchie della chiesa. In questo caso, già solo da quanto riporta la cronaca, hanno palesemente violato le leggi attuali della chiesa, oltre a quelle dello Stato.

E si, perchè qualora risultasse che dopo la denuncia alla diocesi da parte della presunta vittima, il sacerdote avesse commesso anche solo un altro abuso, vedrebbe penalmente indagato anche il vescovo di Enna che, sulla base del secondo comma dell’articolo 40 del codice penale (che recita “Non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di evitare, equivale a cagionarlo”) sarebbe attivamente responsabile del reato c. d. omissivo, in quanto anche se pur vero che in Italia i vescovi non hanno l’obbligo della denuncia, non possono tuttavia sottrarsi a questo principio giuridico.

Francesco Zanardi

Don Giuseppe Rugolo – il “giallo” sulla lettera inviata a Papa Francesco

ENNA – Denunciato dalla Rete L’ABUSO s.e. Rosario Gisana e altri tre monsignori per presunti reati omissivi

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.