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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » “Via i pedofili dalla Chiesa”. Ma don Felix, condannato per abusi su 17 minori, continua a fare il prete

“Via i pedofili dalla Chiesa”. Ma don Felix, condannato per abusi su 17 minori, continua a fare il prete

Redazione WebNews by Redazione WebNews
5 Marzo 2019
in Abruzzo - Molise
Reading Time: 4 mins read
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La Chiesa ha scelto la “tolleranza zero” verso i preti pedofili. Per don Felix Cini, però, questo precetto sembra non valere. Nel 2004, il prete di origini maltesi è stato condannato, a Grosseto, a due anni e sei mesi per molestie sessuali su 17 minori e possesso di video pedopornografici.

Ritornato a Malta, l’anno scorso ha celebrato la Pentecoste, dove ha persino accompagnato diversi bambini alla prima Comunione: “Solo qualche carezza”

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di Mirko Bellis

L’arcivescovo di Malta, Charles Scicluna, ha adottato la linea della “tolleranza zero” nei confronti dei preti pedofili. Una posizione ribadita anche in occasione dell’incontro “La protezione dei minori nella Chiesa” svolto in Vaticano il mese scorso.  “Una persona che costituisce un rischio per i minori – ha dichiarato Scicluna – non può essere nel ministero”. Per don Felix Cini, però, questo precetto sembra non valere. Nel 2004, il prete di origini maltesi è stato condannato a Grosseto a due anni e sei mesi per molestie sessuali nei confronti di 17 bambini e il possesso di video pedopornografici.

Dopo un passaggio problematico in una parrocchia in Molise e un periodo di “riabilitazione” in un convento, nel 2014 il sacerdote è tornato a Malta. Nonostante le restrizioni imposte dalla Chiesa, l’anno scorso ha celebrato la Pentecoste dove ha persino guidato in processione diversi bambini nella loro prima Comunione. E non sarebbe stato un caso isolato: una fonte locale consultata da Fanpage.it, infatti, ha confermato che padre Felix continua a vestire l’abito talare nella parrocchia di Cospicua, sua città natale.

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La condanna e il divieto di avvicinarsi a minori

Nel 2004, don Felix Cini finisce sotto processo con l’accusa di aver molestato sessualmente 17 bambini di età compresa tra i 10 e 14 anni quando era parroco di Arcille, in provincia di Grosseto. I carabinieri, inoltre, scoprono due hard disk contenenti filmati pedopornografici. Di fronte al giudice, il sacerdote si avvale della facoltà di non rispondere e patteggia una pena a due anni e sei mesi. Dopo la condanna, il prete dice di essere vittima di una “macchinazione politica”. La sentenza, però, non lascia dubbi: “interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela e alla curatela”. Don Cini, cioè, non può più avere contatti con minori.

Il trasferimento a Cercemaggiore, in Molise, tra la contestazioni dei fedeli

Don Cini torna a far parlare di sé nel 2010. Trasferito nella parrocchia di Cercemaggiore, in provincia di Campobasso, riprende a celebrare messa. Ma quando la sua condanna viene alla luce divampano le proteste tra i fedeli, divisi tra innocentisti e coloro che chiedono il suo allontanamento. A seguito delle pressioni del Tutore dei minori del Molise, Nunzia Lattanzio, il Vaticano decide di inviare Padre Felix in un convento a Matrice, a venti chilometri di distanza, dove intraprende un percorso di “pace e meditazione”.

Don Cini torna a Malta e celebra Pentecoste e Comunione dei bambini

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in foto: Don Cini, assieme ad altri ecclesiastici, guida la processione in occasione della Pentecoste 2018 e la Comunione di diversi bimbi (Parrocchia di Cospicua)
Nel dicembre 2014, don Cini torna a Malta. Ufficialmente lo fa per stare accanto alla madre malata. Secondo l’Arcidiocesi di Malta, non può esercitare il ministero sacerdotale, salvo alcune eccezioni, come la celebrazione delle messe funebri di parenti e persone a lui vicine. E, cosa più importante, non può entrare in contatto con minori. Un divieto interrotto nel maggio 2018, quando don Felix assiste alla liturgia della Pentecoste e, assieme ad altri ecclesiastici, guida in processione diversi bambini nella loro prima Comunione.

A seguito della pubblicazione delle foto in cui Padre Felix appare in abito talare, sull’isola scoppia la polemica. I media maltesi ricostruiscono il suo passato, sottolineando come il sacerdote, condannato per abusi sui minori, sia ancora in servizio. Per la Curia di Malta, invece, si tratta di un episodio isolato. “Le notizie che sia ancora un prete a tempo pieno sono false”, è la posizione dell’arcivescovato per placare lo scandalo. Una versione smentita dal blogger maltese Manuel Delia. Delia ha confermato a Fanpage.it che Don Cini continua ad esercitare nella parrocchia di Cospicua, la sua città d’origine. Per i fedeli, tra l’altro, sarebbe considerato un sacerdote a tutti gli effetti.

“Ho dato solo qualche carezza sulle spalle ai bimbi”

Dopo le critiche sulla sua presenza pubblica, don Cini ha provato a difendersi. In un’intervista ad un giornale maltese, ha negato di aver mai fatto niente di male. “Ho dato solo qualche carezza sulle spalle ai bimbi mentre mettevano l’abito da chierichetto”. Insomma, gli abusi sessuali per i quali è stato condannato, sarebbero stati solo un “eccesso di attenzioni”. “Se le accuse contro di me fossero state vere, avrei dovuto finire il resto dei miei giorni in carcere – ha dichiarato padre Felix – e non avrei mai avuto il coraggio di salire su un altare e guardare Dio”. Al di là delle parole del parroco, questa vicenda dimostra ancora una volta le difficoltà della Chiesa nell’affrontare i casi di pedofilia al suo interno. Un ecclesiastico, inchiodato dalle testimonianze di 17 bambini e trovato in possesso di materiale pedofilo, a cui non è mai stata tolta la veste sacerdotale.

https://www.fanpage.it/via-i-pedofili-dalla-chiesa-ma-don-felix-condannato-per-abusi-su-minori-continua-a-fare-il-prete/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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