Morto il prete dello scandalo

Ruggero Conti, 67 anni, era ricoverato a Verbania: nel 2008 l’arresto per pedofilia

Se n’è andato in silenzio, lontano dalla sua Legnano. Ruggero Conti, l’ex coordinatore dell’oratorio di San Magno che nel 2008 era stato arrestato a Roma con l’accusa di pedofilia, è mancato ieri in una casa di cura di Verbania, dove era ricoverato da qualche tempo in seguito alle conseguenze di un’emorragia celebrale.

Aveva 67 anni: malato da tempo, la sua storia ha segnato almeno due generazioni di legnanesi. Nato e cresciuto a Legnano, dove tra gli anni Settanta e Ottanta da laico era stato un punto di riferimento dell’oratorio di via Monte Nevoso, dopo aver preso i voti era diventato missionario ed era partito per l’Uganda. Tornato in Italia, la Chiesa gli aveva assegnato la parrocchia della Natività di Maria Santissima di Selva Candida a Roma, dove era diventato anche consulente per le tematiche della famiglia dell’allora sindaco Gianni Alemanno.

L’arresto era arrivato il 30 luglio 2008, alla vigilia della partenza del campeggio estivo che come sempre don Ruggero avrebbe condiviso con i ragazzi della sua parrocchia. Secondo il pm della Procura di Roma Francesco Scavo esisteva il concreto pericolo di una reiterazione del reato.

Il provvedimento aveva spaccato in due non solo il quartiere di Selva Candida, ma anche Legnano: visto che a denunciare il sacerdote era stato un altro prete, c’era chi sosteneva fosse tutta una macchinazione. Don Ruggero sapeva farsi amare e apprezzare, impossibile anche solo pensare male di lui. Dall’altra parte invece non mancava chi sottolineava che già 25 anni prima a Legnano l’allora educatore dell’oratorio di San Magno aveva avuto qualche atteggiamento ambiguo. Anche di quegli episodi, ampiamente prescritti, si era parlato a Roma in occasione del processo di primo grado, con l’obiettivo di ricreare il “clima” in cui erano poi maturati gli abusi di Roma.

Don Ruggero era stato condannato in primo grado a 15 anni e 4 mesi nel 2011, quando era stato riconosciuto colpevole di abusi nei confronti di 8 minorenni; due anni dopo in appello la pena era stata ridotta a 14 anni e due mesi, perché nel frattempo per il primo dei 7 episodi contestati era intervenuta la prescrizione.

Il timore dei legali che rappresentavano le famiglie delle vittime e le associazioni che si battono contro la pedofilia era che una condanna definitiva non potesse essere pronunciata prima del 2018, quando anche l’ultimo caso contestato sarebbe caduto in prescrizione. Consapevole del rischio, la Cassazione aveva invece bruciato le tappe, arrivando il 16 marzo 2015 a confermare la sentenza di secondo grado.

Il processo era stato regolare, nessun dubbio o vizio di forma: per la legge italiana, don Ruggero Conti era colpevole di pedofilia. Scarcerato, l’ormai ex sacerdote era tornato a vivere nella sua Legnano, dove lo avevano accolto la famiglia e gli amici che avevano sempre creduto nella sua innocenza.

Nel procedimento civile, le vittime romane avevano poi avanzato una richiesta danni per un totale di dieci milioni di euro: distrutto dal processo e minato nel fisico, Conti ha passato i suoi ultimi anni in silenzio. Fino a ieri, quando è arrivata la notizia che ha messo la parola fine alla sua storia.

Luigi Crespi

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