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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Boston » LOMBARDIA – Preti pedofili: 47 casi in 15 anni. Ma le vittime accusano: “Troppi i silenzi”

LOMBARDIA – Preti pedofili: 47 casi in 15 anni. Ma le vittime accusano: “Troppi i silenzi”

L’associazione Rete Abuso punta il dito contro i responsabili: l’omertà pesa. E spesso il processo canonico è troppo lento

Redazione WebNews by Redazione WebNews
21 Luglio 2021
in Lombardia
Reading Time: 3 mins read
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Milano – «Se serve una comunità per crescere un bambino, serve una comunità per abusarne”. Queste parole non suoneranno nuove a chi ha visto “Il caso Spotlight”, il film premio Oscar nel 2016 che racconta la storia, vera, dei preti pedofili nell’arcidiocesi di Boston e dell’incredibile rete di connivenze per coprire i loro abusi. “La situazione nel nostro Paese è ben peggiore – denuncia Francesco Zanardi fondatore e presidente della Rete Abuso che attraverso un blog seguitissimo denuncia gli abusi compiuti dai sacerdoti – la storia raccontata ne “Il caso Spotlight” si basa su una rete di 78 preti pedofili, in Italia negli ultimi quindici anni tra condanne passate in giudicato e procedimenti ancora aperti siamo arrivati a quota 320″. La Lombardia, dove nello stesso periodo si è raggiunta quota 47, non è esente dall’ombra di quello che Papa Francesco lo scorso 15 maggio ha definito “una sorta di omicidio psicologico e in tanti casi una cancellazione dell’infanzia”, ricevendo in Vaticano l’Associazione Meter di don Fortunato Di Noto impegnata a contrastare la piaga della pedofilia nella Chiesa. Don Emanuele Tempesta, vicario a Busto Garolfo ai domiciliari dopo essere stato arrestato mentre era in vacanza con l’oratorio a Bardonecchia, è solo l’ultimo religioso finito nei guai nella diocesi di Milano.

«Ci sono almeno altri quattro casi oltre a quello di don Tempesta. C’è il parroco di Inzago don Alberto Lucchina che dopo essere stato accusato di abusi si è autosospeso e ha lasciato il paese mentre l’arcidiocesi ha avviato un’indagine. Poi c’è don Mauro Galli, ex vicario della parrocchia di San Pietro a Legnano, condannato anche in appello a 5 anni e mezzo per aver abusato di un ragazzo all’epoca dei fatti quindicenne. Naturalmente i protagonisti di questa rete di violenza non sono solo i sacerdoti, all’oratorio di Cuggiono è stato allontanato un ex-seminarista di 26 anni perché accusato di pesanti molestie nei confronti di una ragazzina di 15 anni. Direi che l’arcivescovo Delpini ha un serio problema”. Eppure la Chiesa attraverso il Papa si è espressa nel segno della tolleranza zero verso la pedofilia.

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«Belle parole, ma servono i fatti. La Conferenza episcopale italiana non obbliga alla denuncia dei pedofili, concede solo la facoltà di farlo. Sarà per questo che in Italia nessun vescovo a mai denunciato un prete-orco”. Così proprio come ne “Il caso Spotlight” quando i sacerdoti vengono smascherati, anziché essere isolati e soprattutto allontanati dai minori, spesso vengono solo spostati. «Per questo sul nostro sito pubblichiamo le loro fotografie, per dare modo alle persone di ricoscerli e difendersi. Abbiamo avuto il caso di preti pedofili con condanne in giudicato che vent’anni dopo sono tornati ad accuparsi di parrocchie, ma erano irriconoscibili perché nel frattempo avevano anche cambiato il nome e il cognome. Purtroppo la pedofilia è un distrurbo della sfera comportamentale da cui non si guarisce e spesso e volentieri chi viene abusato da bambino finisce per farlo a sua volta. Io stesso, come molti dei nostri associati, sono stato abusato da un sacerdote per cinque anni e ci ho messo quasi vent’anni per elaborare ciò che ho subito”.

Un elemento determinante il fattore tempo per chi decide di denunciare gli abusi subiti. “La legge dice che ci sono cinque anni di tempo non da quando si subisce la violenza, ma da quando si ha la consapevolezza di essere stato abusato. Per questo consigliamo a chi chiede il nostro aiuto di denunciare e promuovere una causa civile, sempre da preferire al processo canonico perché le curie che direttamente o indirettamente sono parti in causa spesso prendono tempo e insabbiano i procedimenti”. Così è capitato che chi ha scelto la via del processo canonico e ci ha ripensato si sia visto eccepire, dopo essersi rivolto alla giustizia civile, che ormai il reato era prescritto perchè i cinque anni ormai erano trascorsi. “Si calcola che in Italia le vittime di abusi da parte di religiosi siano un milione e che l’8% dei preti sono pedofili. In Francia lo stato ha reso obbligatoria la denuncia in tutti i casi in cui una persona, religiosi compresi, venga a sapere di un abuso compiuto nei confronti di un minore. Da noi il Corcordato prevede che in caso di indagini su un religioso il vescovo deve essere avvertito. Per questo tanti magistrati sono costretti a scrivere nel loro fascicolo il nome del prete solo all’ultimo momento. Se l’abuso lo compie il prete, la rete che lo protegge è molto più estesa”.
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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.