Scoppia il caso degli archivi segreti sui pedofili, Giada violentata dal parroco chiede di visionare dossier

di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – I primi nodi applicativi del Motu Proprio firmato qualche settimana fa da Papa Francesco per facilitare la trasparenza nella gestione dei processi relativi agli abusi sessuali, cominciano a venire al pettine. Con questo storico provvedimento il pontefice ha voluto togliere il segreto pontificio da tutti gli atti conservati negli archivi diocesani o della Congregazione della Fede relativi ai preti pedofili, al fine di rispondere alle richieste della magistratura civile e aiutare la verità a saltare fuori.

Il primo caso che sale alla cronaca e che dimostra che probabilmente non dappertutto c’è la stessa volontà del Papa a rendere noti fascicoli riservati, riguarda il caso di Giada Vitale, una ragazza che oggi ha 24 anni ma che fu abusata dall’ex parroco di Portocannone dal 2009 al 2012 quando era minorenne e che ora valuta di impugnare il provvedimento con il quale il Gip di Larino ha chiuso ad un secondo processo al sacerdote per gli atti sessuali dopo il 14esimo anno di età. Dai legali della ragazza è partita la richiesta alla Congregazione per la Dottrina della Fede di visionare il fascicolo sul prete orco. Don Marino Genova è stato condannato dalla corte d’Appello di Campobasso a 4 anni e 10 mesi di reclusione, ma solo per gli abusi commessi prima che Giada compisse i 14 anni. Da quel momento in poi per la giustizia la giovane, poco più che una bambina, sarebbe stata consenziente.

La vicenda giudiziaria però è andata avanti ed è stato promosso il ricorso in Cassazione per rideterminare la pena a carico del prete che ora vive in un monastero del Lazio. Con la decisione del giudice di Larino al momento non ci sarà alcun altro processo. Almeno per ora, e forse potranno essere proprio i documenti segreti vaticani ad aiutare a ridefinire il caso.

Per Giada quei fatti sono e restano dolorosi e pesanti e vorrebbe sapere cosa la Chiesa già all’epoca conosceva su quel parroco. Per questo ha chiesto, tramite il suo avvocato, di accedere agli archivi della diocesi e a quelli della Congregazione della Fede, l’organismo nel quale si è svolto il processo canonico a suo carico.

Naturalmente anche questo processo per abusi la Chiesa lo ha avviato solo dopo che la magistratura civile italiana ha avviato l’iter processuale.

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