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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Scoppia il caso degli archivi segreti sui pedofili, Giada violentata dal parroco chiede di visionare dossier

Scoppia il caso degli archivi segreti sui pedofili, Giada violentata dal parroco chiede di visionare dossier

Redazione WebNews by Redazione WebNews
28 Febbraio 2020
in Abruzzo - Molise, Città del Vaticano
Reading Time: 2 mins read
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di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – I primi nodi applicativi del Motu Proprio firmato qualche settimana fa da Papa Francesco per facilitare la trasparenza nella gestione dei processi relativi agli abusi sessuali, cominciano a venire al pettine. Con questo storico provvedimento il pontefice ha voluto togliere il segreto pontificio da tutti gli atti conservati negli archivi diocesani o della Congregazione della Fede relativi ai preti pedofili, al fine di rispondere alle richieste della magistratura civile e aiutare la verità a saltare fuori.

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Il primo caso che sale alla cronaca e che dimostra che probabilmente non dappertutto c’è la stessa volontà del Papa a rendere noti fascicoli riservati, riguarda il caso di Giada Vitale, una ragazza che oggi ha 24 anni ma che fu abusata dall’ex parroco di Portocannone dal 2009 al 2012 quando era minorenne e che ora valuta di impugnare il provvedimento con il quale il Gip di Larino ha chiuso ad un secondo processo al sacerdote per gli atti sessuali dopo il 14esimo anno di età. Dai legali della ragazza è partita la richiesta alla Congregazione per la Dottrina della Fede di visionare il fascicolo sul prete orco. Don Marino Genova è stato condannato dalla corte d’Appello di Campobasso a 4 anni e 10 mesi di reclusione, ma solo per gli abusi commessi prima che Giada compisse i 14 anni. Da quel momento in poi per la giustizia la giovane, poco più che una bambina, sarebbe stata consenziente.

La vicenda giudiziaria però è andata avanti ed è stato promosso il ricorso in Cassazione per rideterminare la pena a carico del prete che ora vive in un monastero del Lazio. Con la decisione del giudice di Larino al momento non ci sarà alcun altro processo. Almeno per ora, e forse potranno essere proprio i documenti segreti vaticani ad aiutare a ridefinire il caso.

Per Giada quei fatti sono e restano dolorosi e pesanti e vorrebbe sapere cosa la Chiesa già all’epoca conosceva su quel parroco. Per questo ha chiesto, tramite il suo avvocato, di accedere agli archivi della diocesi e a quelli della Congregazione della Fede, l’organismo nel quale si è svolto il processo canonico a suo carico.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Naturalmente anche questo processo per abusi la Chiesa lo ha avviato solo dopo che la magistratura civile italiana ha avviato l’iter processuale.

https://www.ilmattino.it/primopiano/vaticano/abusi_vittime_pedofilia_giada_archivi_congregazione_tribunale_magistratura-5078525.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.