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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Uganda: Chiesa Cattolica sconvolta da scandali sessuali

Uganda: Chiesa Cattolica sconvolta da scandali sessuali

Redazione WebNews by Redazione WebNews
3 Gennaio 2020
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Il perdono a preti che nel 2017 si sarebbero macchiati di crimini sessuali fa discutere; l’opinione pubblica sempre più intollerante verso la giustizia interna della Chiesa cattolica

Dopo lo scandalo sessuale che ha coinvolto Caritas International nella Repubblica Centrafricana, dove un missionario salesiano condannato per pedofilia in Belgio, Luk Delft, era diventato Segretario Generale della Caritas Centrafricana, abusando i minori beneficiari dell’assistenza umanitaria, un nuovo scandalo investe la Chiesa Cattolica in Uganda. Sempre a sfondo sessuale.

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In verità lo scandalo risale al 2017, quando il vescovo Reuben Kisembo, della Diocesi di Rwenzori, licenziò cinque preti accusati di atti sessuali immorali. Padre Joel Manyindo, parroco di Rwimi Aall Saints Church; Padre Jonathan Kyangasha cappellano dell’Istituto scolastico Chaplain Canon Apollo Teachers College; Padre Paul Kinyerere Mbusa Padre Felix Batalingaya e Padre Abel Alinaitwe che operavano presso la parrocchia di Hakibaale.

La decisione del Vescovo Kisembo all’epoca sembrò più un atto di autodifesa che di giustizia. Infatti, all’allontanamento dei cinque reverendi e alle accuse dI non ben specificati atti sessuali immorali, non seguirono le indagini della autorità ugandesi. Secondo alcune fonti attendibili le accuse variavano da frequentazione di prostitute a violenze sessuali su minori. Fu proprio questa accusa, la più grave, oggetto di un boicottaggio della autorità ecclesiastiche, che permise di archiviare l’indagine giudiziaria sul nascere.

In questi giorni di clima natalizio giunge la notizia che tre dei preti allontanati hanno chiesto e ricevuto il perdono dal Vescovo Kisembo. Trattasi di Manyindo, Mbusa e Natalingaya. Anche se la decisione del perdono è stata presa dal Tribunale Diocesano, vi sono forti sospetti che sia stata voluta dallo stesso Vescovo. Ora i preti pentiti sono stati reintegrati, ma sottoposti a stretta sorveglianza per verificare se il loro pentimento sia genuino. Il Vescovo Kisembo ha chiesto ai fedeli di non discriminare o stigmatizzare questi preti pentiti. I due preti della parrocchia di Hakibaale: Kyangasha e Alinaitwe, non hanno chiesto il perdono, considerandosi vittime di una macchinazione politica all’interno della Chiesa Cattolica ugandese.

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Il perdono elargito ai ‘preti peccatori’ ha aperto un ampio dibattito all’interno dell’opinione pubblica ugandese. Ci si chiede se la Chiesa Cattolica abbia il diritto di amministrare una propria giustizia interna, che spesso sembra mettere al riparo dalla giustizia terrena e laica i colpevoli di atti ignobili. Quale dei tre preti perdonati si è macchiato di atti pedofili? Forse tutti hanno commesso peccati sessuali più leggeri o forse tutti sono dei pedofili. Non è dato sapere la verità, in quanto il clero cattolico ugandese, con i suoi tempestivi provvedimenti interni, ha impedito ogni indagine giudiziaria.

Anche in Uganda l’omertà assicurata ai responsabili di violenze sessuali su minori sembra essere una prassi non scritta all’interno della Chiesa Cattolica per ragioni del tutto incomprensibili. La protezione elargita evita che i colpevoli vengano sottoposti al giudizio del tribunale, come tutti gli altri cittadini. Il perdono viene di fatto trasformato da atto di misericordia, ad atto di indebita amministrazione della giustizia, in quanto i rei confessi non hanno pagato il loro debito verso la società per i crimini commessi.

Tra il clero cattolico ugandese vi è una vera e propria tradizione di omertà che si spinge a isolare e allontanare i pochi parroci che hanno il coraggio di denunciare la pedofilia e altri abusi sessuali commessi all’interno della Chiesa Cattolica. Il caso più clamoroso è stato quello del reverendo Anthony Musaala, reo di aver indirizzato ai Vescovi ugandesi una lettera aperta che trattava del fallimento del voto di celibato tra i preti in Uganda. La decisione di allontanare Padre Musaala fu presa nel marzo 2013 dal Arcivescovo di Kampala Cyprian Kizito Lwanga.

Padre Musaala fu accusato di danneggiare la reputazione della Chiesa Cattolica e l’insegnamento cristiano per aver denunciato azioni sessuali devianti e casi di pedofilia avvenuti all’interno di varie diocesi ugandesi. Anche nelle società africane, tradizionalmente più legate alla ortodossia cattolica, sta nascendo una sana ostilità verso le scelte di giustizia interna adottate dalla Chiesa Cattolica, che agli occhi dell’opinione pubblica sembrano atti di inspiegabile complicità e omertà.

L’attenzione pubblica internazionale è sempre più rivolta verso i ‘panni sporchi’ della Chiesa Cattolica, non perché vi sia una crociata contro di essa, ma in quanto i crimini di pedofilia commessi danneggiano direttamente decine di minori, divenendo minaccia sociale. Gli Stati Uniti sono all’avanguardia nel monitoraggio degli abusi sessuali commessi da rappresentanti della Chiesa Cattolica. Da alcuni anni è nata una associazione che scheda tutti i preti cattolici accusati di violenze sessuali dal 1940 ai giorni nostri: BishopAccountability.org. Sul sito dell’organizzazione è disponibile una dettagliata lista dei preti cattolici pedofili o rei di altre violenze sessuali. Una lista che offre informazioni sulle parrocchie dove sono stati trasferiti, e il circo di colleghi che li proteggono.

Il problema della pedofilia è strettamente legato alla visone maschilista della Chiesa, adottata nei secoli dal Vaticano. La piaga della pedofilia non verrà mai risolta se all’interno della Chiesa non fiorisce un serio dibattito sul predominio culturale e politico dei maschi e sul celibato. Solo una profonda revisione della struttura secolare della Chiesa Cattolica può risolvere il terribile crimine della pedofilia e l’abominevole scelta di coprirlo per non destar scandalo.

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Valore e bene collettivo

Il valore e il bene collettivo rappresentano l'insieme delle risorse, dei principi e delle attività che appartengono a un'intera comunità e servono a garantire il benessere, la coesione e la dignità di tutti i cittadini nella società civile.

Che cosa sono i beni collettivi?

Risorse condivise: Sono beni materiali o immateriali (come l'ambiente, la cultura, i servizi pubblici e il territorio) che non appartengono a un singolo individuo ma all'intera collettività.

Usi civici e proprietà pubbliche: Rientrano in questa categoria le tradizioni di godimento collettivo di una risorsa (come i boschi o i pascoli) e i beni dello Stato destinati all'utilità generale.

Oltre il mercato: A differenza dei beni privati, i beni collettivi non rispondono alla logica del profitto individuale, ma mirano a soddisfare i bisogni fondamentali di ogni persona. Il ruolo nella società civile

Responsabilità condivisa: Il bene comune richiede la partecipazione attiva dei cittadini attraverso la cura del territorio, il volontariato e il rispetto delle regole democratiche.

Coesione sociale: Azioni concrete come il Servizio Civile Universale dimostrano come l'impegno civico dei singoli rafforzi il tessuto della comunità e combatta l'egoismo.

Tutela dei diritti: Difendere un bene collettivo significa proteggere il futuro delle nuove generazioni e garantire l'accesso alle risorse essenziali anche a chi si trova in condizioni di debolezza o povertà.