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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Vaticano, abusi e violenze ai “chierichetti del Papa”: al via il processo

Vaticano, abusi e violenze ai “chierichetti del Papa”: al via il processo

Redazione WebNews by Redazione WebNews
14 Ottobre 2020
in Città del Vaticano
Reading Time: 4 mins read
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È durato pochi minuti la prima udienza nei confronti dei due parroci. Le accuse si riferiscono a episodi tra il 2007 e il 2012

CITTÀ DEL VATICANO. Otto minuti. Dalle 9.37 alle 9.45. Tanto è durata la prima udienza di quello che è stato ribattezzato il «processo dei chierichetti del Papa», il procedimento giudiziario in Vaticano per accertare le accuse di abusi sessuali avvenute dal 2007 al 2012 nel Preseminario San Pio X. Un’altra brutta storia all’ombra del Cupolone, in cui gli abusi di potere si intrecciano alle violenze sessuali, avvenuta nel Palazzo San Carlo che Pio XII aprì nel 1956 per ospitare studenti delle scuole medie inviati dalle diocesi del mondo desiderosi di intraprendere un cammino di discernimento verso il sacerdozio.

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Sul banco degli imputati della piccola Aula del Tribunale vaticano, presieduto dall’ex procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, ci sono don Gabriele Martinelli, 28 anni, e monsignor Enrico Radice, 71 anni, entrambi incardinati nella Diocesi di Como. Il primo, secondo le accuse formulate dal promotore di giustizia Gian Piero Milano, coadiuvato dai due aggiunti Alessandro Diddi e Gianluca Perone, è accusato di abusi sessuali su un giovane ospite del Preseminario, minorenne e quasi suo coetaneo all’epoca dei fatti; il secondo, allora rettore, è invece accusato di favoreggiamento.

Martinelli, classe 1992, residente a Como, è arrivato per primo in Tribunale. In mascherina, polo nera e maglioncino sulle spalle, scrutava chiunque entrasse in Aula dopo il controllo col termoscanner. Solo in un momento ha alzato gli occhi, con una smorfia quasi di contrizione, mentre venivano elencati i capi d’accusa. «Abusando della sua autorità e approfittando delle relazioni di fiducia in qualità di frequentatore anziano del pre-Seminario, tutore e coordinatore delle attività dei seminaristi»m ha letto il cancelliere, Martinelli «con violenze e minacce» ha costretto la vittima «a subire rapporti carnali, atti di sodomia, masturbazione», «in diversi tempi e luoghi nello Stato della Città del Vaticano». Tutto è iniziato quando Martinelli e la vittima erano minorenni: 14 e 13 anni. Ma gli abusi si sono perpetrati finché entrambi hanno raggiunto la maggiore età: 19 il primo, 18 il secondo.

Radice, vestito da prete, con in mano tutto il tempo un ombrello, guardava invece sul soffitto. In un momento sembrava quasi che stesse pregando. Su di lui pesa l’accusa di aver insabbiato «atti omosessuali o di libidine» avvenuti nel Preseminario quando era rettore. «In tempi e luoghi diversi, in Italia e anche all’estero, ha aiutato Martinelli ad eludere le investigazioni», è stato letto in Tribunale.

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Radice è inoltre accusato di aver contraddetto le denunce della vittima presentate al vescovo di Como, Diego Coletti, in una lettera del 3 ottobre 2013 in cui parlava di «fumus persecutionis». L’anziano monsignore ha inoltre falsificato una lettera, firmandola a nome del vescovo Coletti su carta intestata della Diocesi, per annunciare che Martinelli sarebbe diventato presto sacerdote. Un modo per accelerare l’ordinazione del suo protetto che sembrava potesse saltare viste le voci accusatorie che circolavano sul suo conto. Non solo: nel 2018, durante un interrogatorio coi pm vaticani, il monsignore ha sostenuto «con certezza assoluta» di non essere a conoscenza dei misfatti avvenuti nel San Pio X. «Ha così intralciato le indagini».

Il 29 luglio 2019 il promotore di giustizia del Tribunale vaticano ha chiesto il rinvio a giudizio per i due sacerdoti. Nonostante i fatti denunciati risalissero ad anni in cui la legge allora in vigore impediva il processo in assenza di querela della persona offesa, da presentarsi entro un anno dai fatti contestati, il rinvio – sottolineava allora la Sala Stampa vaticana – «è stato possibile in virtù di un apposito provvedimento» di Papa Francesco del 29 luglio scorso «che ha rimosso la causa di improcedibilità».

A difendere oggi i due imputati c’erano due avvocatesse: Rita Claudia Baffioni per Martinelli, Agnese Camilli Carissimi per Radice. Parlavano tra di loro a inizio udienza e, alla fine, prima di uscire, hanno raggiunto ognuna il proprio assistito. Hanno già depositato le ammissioni di prova, ma questa mattina non hanno presentato alcuna istanza. Pignatone ha chiesto all’avvocatessa di Radice di «decifrare meglio i temi di prova entro venerdì», perché: «Questo Tribunale vuole dare il maggiore spazio possibile alla difesa». «A causa di impegni di questo Tribunale per una causa già avanzata», ha detto ancora il presidente, ha rinviato l’udienza a martedì 27 ottobre, alle 14, «per lo scioglimento della riserva delle prove e l’interrogatorio degli imputati».

A rivelare per primo la vicenda del Preseminario era stato il giornalista Gianluigi Nuzzi nel libro “Peccato Originale”, riportando le confessioni di un ex alunno del San Pio X, il polacco Kamil Jarzembowski (oggi assente), che, entrato nel settembre del 2009, aveva denunciato nell’estate del 2014 alle autorità ecclesiastiche abusi su un compagno di stanza di cui era stato testimone oculare. Erano seguiti diversi servizi televisivi che rivelavano testimonianze di altri ex allievi su presunti atti sessuali compiuti nelle camere dell’Istituto, in particolare da soggetti che sui più giovani esercitavano un potere di intimidazione. Una testimonianza, in particolare, riferiva del fatto che un abusatore era poi diventato prete.

«A seguito di notizie divulgate da organi di stampa», annunciava una nota vaticana, nel novembre 2017 erano state avviate le indagini. Pochi giorni dopo la diocesi di Como reagì alle prime notizie con un comunicato in cui precisava che «i presunti fatti denunciati a mezzo lettera nel 2013, in seguito agli accertamenti conclusi nel 2014 da parte di tutte le competenti sedi ecclesiastiche, erano stati ritenuti infondati e tutte le valutazioni sulla personalità del seminarista erano risultate positive. Tra la documentazione prodotta non risultava alcun parere negativo da parte delle persone a conoscenza della vicenda».

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Valutazione diversa da quella data dai magistrati vaticani.

https://www.lastampa.it/cronaca/2020/10/14/news/vaticano-abusi-e-violenze-ai-chierichetti-del-papa-al-via-il-processo-1.39415958

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.