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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Zanardi: “Le vittime dei preti pedofili hanno paura di denunciare” (Parte 2)

Zanardi: “Le vittime dei preti pedofili hanno paura di denunciare” (Parte 2)

Redazione WebNews by Redazione WebNews
16 Dicembre 2019
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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Per capire il fenomeno allarmante degli abusi in chiesa Sputnik Italia ha raggiunto per un approfondimento Francesco Zanardi, Presidente della Rete d’Abuso che ha condotto questa drammatica ricerca.

– Ultimamente la Santa Sede si è parlata molto degli abusi e anche ha fatto i passi concreti per contrastare questo fenomeno. Basta ricordare il summit straordinario sulla protezione dei minori voluto dal Pontefice il Moto proprio ad hoc “Vox estis lucis mundi” contro i preti pedofili. Non si può, quindi, dire il Vaticano non agisce proprio e non fa nulla per sbloccare questa situazione assai difficile…

– Il “Vox estis lucis mundi” non è una cosa positiva per le vittime, lo è per la Chiesa. Il documento, a differenza degli altri, non lascia più alcuna possibilità per i membri del clero di denunciare all’autorità civile, anzi, sottopone tutto al segreto pontificio. Nel documento si stabilisce la gestione dei casi, ma a solo livello interno alla Chiesa, la quale non manda i preti in carcere e non risarcisce le vittime. Chiedo a voi, quale è la cosa buona per le vittime? Io vedo solo il guadagno per la Chiesa, che con questo sistema, meglio di prima, potrà gestire in segreto i casi.

– Inoltre, nonostante tutti questi sforzi da parte della Chiesa, in Italia non è stata ancora creata una commissione d’inchiesta su questo fenomeno. Potrebbe spiegare il perché?

– L’ingerenza del clero è notevole in Italia, sono ovunque, persino nelle istituzioni. L’Italia ha ancora tanta strada da fare. Per ora ha solo raccolto le pesanti critiche delle Nazioni Unite. Da parte nostra ci sono state 2 diffide al Governo Italiano, che però non ci ha neppure risposto. Di seguito la posizione delle Nazioni Unite riguardo l’Italia:

Sfruttamento e abuso sessuale

21. Accoglie favorevolmente il piano nazionale per la prevenzione e la lotta contro gli abusi e lo sfruttamento sessuale dei bambini 2015-2017 e la rivitalizzazione dell’Osservatorio per contrastare la pedofilia e la pornografia infantile, il Comitato è preoccupato per i numerosi casi di bambini vittime di abusi sessuali da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica nel territorio dello Stato Membro e per il basso numero di indagini criminali e azioni penali da parte della magistratura italiana. Con riferimento alle sue precedenti raccomandazioni (CRC / C / ITA / CO / 3-4, par. 75) e al commento generale n. 13 (2011) sul diritto del bambino alla libertà e contro tutte le forme di violenza nei suoi confronti e prendendo atto dell’Obiettivo 16.2 per lo Sviluppo Sostenibile, il Comitato raccomanda all’Italia di:

(a) Adottare, con il coinvolgimento attivo dei bambini, un nuovo piano nazionale per prevenire e combattere l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei bambini e assicurarne l’uniforme implementazione su tutto il suo territorio e a tutti i livelli di governo;

(b) Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica;

(c) Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa Cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte;

(d) Stabilire canali sensibili ai bambini, per i bambini e altri, per riferire sulle violenze subite;

(e) Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini, in particolare a livello professionale;

(f) Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa Cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti Lateranensi rivisti nel 1985, per combattere l’impunità di tali atti;

(g) Rendere obbligatorio per tutti, anche per il personale religioso della Chiesa Cattolica, la segnalazione di qualsiasi caso di presunta violenza su minori alle autorità competenti dello Stato Membro;

(h) Modificare la legislazione che attua la Convenzione di Lanzarote in modo da garantire che non escluda il volontariato, compreso il personale religioso della Chiesa Cattolica, dai suoi strumenti di prevenzione e protezione.

– A Suo avviso, quale elemento manca per far partire la “macchina” di prevenzione degli abusi in Italia?

– Manca lo Stato, che non si occupa di applicare le leggi, che in realtà ci sarebbero. Per esempio il certificato antipedofilia, che però in Italia, lascia scoperta l’intera categoria.

– Tutto cioè che avete annunciato fino ad oggi, è solo la punta di un iceberg? Dobbiamo aspettare presto altre denunce drammatiche?

– Questo non lo so. Posso dire che in Italia il sommerso è molto vasto, le persone denunciano alla Chiesa invece che alla magistratura (proprio perché sentono la mancanza dello Stato) e spesso, quando capiscono che la Chiesa non farà nulla, è troppo tardi, perché spesso si ritrovano prescritti.

Le nostre inchieste proseguono, questa è molto grossa, è di pochi giorni fa e coinvolge sia Bagnasco che il cerimoniere di papa Francesco. Un caso lungo 30 anni che oggi, ai tempi di Francesco e del motu proprio, vede ancora nascondere i preti, segno che nulla è cambiato.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.