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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Omertà come dalla mafia – la tragica morte di Luisa Bonello

Omertà come dalla mafia – la tragica morte di Luisa Bonello

Redazione WebNews by Redazione WebNews
5 Gennaio 2015
in Liguria
Reading Time: 7 mins read
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Indigna il tragico suicidio della Dott.ssa Luisa Bonello e dei tentativi da parte della Chiesa Cattolica di coprire gli abusi.

Sei giorni prima della sua morte la Dott.ssa Luisa Bonello, specialista in medicina generale nella città settentrionale di Savona, ha parlato in una libreria ad alcuni ascoltatori su ciò che aveva distrutto la sua vita.

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“Sono una cattolica praticante, da sempre”, disse all’inizio.

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Nel tempo libero si era dedicata con devozione alle persone della sua comunità, come catechista e come ministro dell’eucarestia, responsabile per la comunione dei malati. Particolarmente importante è stato per lei il cammino di fede con il suo confessore Don Nino Maio, con il quale trovò profondo adempimento.

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In tutta la sua vita la fede cattolica aveva avuto un ruolo centrale. Fino a circa sei anni fa, quando è cambiato tutto.

Abusi sessuali

Tutto è iniziato quando alla Dott.ssa Bonello come medico di famiglia, si sono affidati due pazienti, i quali gli hanno parlato delle loro esperienze traumatiche. Erano rimasti vittime di abusi sessuali da parte di preti che prestavano servizio nella diocesi di Savona, sua stessa diocesi. E che, da allora, soffrono dagli effetti gravi, traumatici di questi soprusi.

Intervista a Luisa Bonello «Io, delusa dal mio vescovo»

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La Dott.ssa Bonello è rimasta talmente sconvolta da queste dichiarazioni, che non solo ha effettuato ulteriori ricerche, per andare a fondo della faccenda, ma si è anche rivolta al vescovo competente. “Sono stata ingenua” ha messo in chiaro nel suo discorso alla libreria savonese. “Ero convinta che avrebbe agito immediatamente.”

Ma Monsignor Vittorio Lupi non ha fatto nulla del genere, al contrario. “ Ad un certo punto ho capito che lui sapeva già tutto e che nei colloqui con me voleva soltanto scoprire fino a che punto conoscessi i fatti – di cui lui era già totalmente consapevole.”

Dopo la dichiarazione della Dott.ssa Bonello, il comportamento dell’uomo di chiesa cambiò drasticamente, non appena si rese conto che lei si convertiva da fedele seguace della sua curia, ad una pentita, che non voleva riposare fino a quando non aveva conosciuto tutta la verità. “Sono stata sollevata dai miei incarichi” ha riferito la Dott.ssa Bonello ai media. Anche da minacce mirate, nel suo ultimo discorso, avrebbe trovato una volta dell’alcool sotto la sua auto, ma a questo punto ha interrotto e ha detto che aveva trovato l’incidente strano, ma poteva anche non avere niente a che fare con la Chiesa.

La cui reazione è stata durissima senz’altro, come dimostrano le parole che il vescovo Monsignor Lupi ha espresso per le sue accuse – che sono: “Non intendo commentare le falsità riferite da una donna che agisce per vendetta”– le parole del vescovo. – “Una persona vendicativa che, per via della revoca del Ministero eucaristico, ha tirato fuori delle menzogne contro la nostra Chiesa”.

“ [Il vescovo Lupi] è un uomo senza Dio, un uomo che nella sua vita non ha mai avuto pietà di nessuno”, ribatté la Dott.ssa Bonello quel pomeriggio. “Un uomo moralmente veramente infame”.

Luisa Bonello non ha rinunciato e ha scritto una lettera al Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana CEI e arcivescovo di Genova, capoluogo della Liguria, dove si trova anche Savona. La sua reazione la disturbava fino al punto che lei di fronte al pubblico sei giorni prima della sua morte lo definiva “schifezza”.

Oltre a pozzanghere di alcool inspiegabili sotto la sua macchina, le calunnie da parte del vescovo Monsignor Lupi, era ovviamente soprattutto una particolare conseguenza del suo coraggio e sincerità che avrebbe dovuto distruggere Luisa Bonello: Le persone in carica del clero le hanno impedito di parlare al suo padre spirituale Don Nino Maio, che era già venuto in contatto con dei casi di abuso sessuale nel passato, ma non come accusato, sino come figura guida di preti condannati.

Improvvisamente non lo doveva più vedere. La Dott.ssa Bonello cominciò a sospettare che il vescovo Lupi e i suoi superiori la tenessero lontano dal suo padre spirituale per non farle scoprire ulteriori dettagli sugli abusi sessuali. Tuttavia non voleva ammettere la sconfitta, anche se mostrava già tutti i sintomi dello stress fisico e mentale e della depressione, a causa di questo, e di altri fattori che sarebbero emersi nel corso dell’indagine sulla sua morte.

…si rivolge direttamente al Vaticano e a papa Francesco

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Così ha deciso di rivolgersi direttamente al Vaticano e a papa Francesco. Il Santo Padre a suo avviso è stato molto chiaro circa le accuse di abusi già noti e aveva chiamato i vescovi italiani per una “massima trasparenza”.

A febbraio di quest’anno la Dott.ssa Bonello ha viaggiato con un dossier di spessore, che ha documentato le accuse di abusi nella diocesi di Savona – sentenze giudiziarie, lettere, testimonianze, tra cui la corrispondenza tra Joseph Ratzinger e i vescovi Savonesi, contenenti istruzioni inequivocabili per coprire gli incidenti – a Roma.

Lei è stata ricevuta in Vaticano e ha potuto più volte parlare con il Papa stesso, le è stato anche assegnato un prelato di alto rango che si sarebbe dovuto occupare della questione. “Mi hanno fatto delle assicurazioni”, ha detto poi la Dott.ssa Bonello.

“Non è successo niente. Assolutamente niente”.

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Ma sette mesi più tardi, quel pomeriggio in libreria a Savona, sei giorni prima della sua morte, non è rimasta che questa triste conclusione: “Non è sucesso niente. Assolutamente niente”. Ha parlato di omertà, il voto fatale del silenzio che è comune in clan mafiosi – e a quanto pare anche in Vaticano.

Un ultimo barlume di speranza lo aveva sempre: “Con le nomine nuove, presumo che [il cardinale Bagnasco] non ci sarà più. Allora a quel punto potremmo forse vedere se il papa farà qualche cosa.”

Forse è stata la triste idea di quanto questa speranza fosse infondata. La Dott.ssa Bonello, che non soltanto si è prodigata in modo unico per i pazienti Italiani, ma anche per i poveri e gli ammalati in Romania, si è sparata nella notte tra il 18 e il 19 Settembre verso l’una di mattina con un colpo di pistola in bocca.

Poco prima di morire ha inviato un messaggio al suo ex marito, che semplicemente diceva: Mauro, perdonami. L’ex marito ha letto il messaggio soltanto la mattina seguente ed è andato immediatamente nell’appartamento di Luisa Bonello nel quartiere Valloria, dove si trovò davanti ad uno scenario “che non auguro al mio peggior nemico.”

La polizia ha stabilito che la Dott.ssa Bonello aveva telefonato un’ora prima di spararsi ad una sua amica, che non aveva notato niente di strano. “Mi è apparsa allegra, stava bene” ha riferito questa alla poliza.

Poiché la vita della Dott.ssa Bonello si è conclusa soltanto un’ora più tardi, la polizia ha controllato la memoria del telefonino e del suo computer, dopo chiamate o messaggi, che potrebbero averla scossa, al punto che non volesse più vivere. Istigazione al suicidio, secondo le indagini delle autorità.

L’hanno suicidata

L’indagine è in corso. I titoli ed i commenti su internet sono più che chiari: L’hanno suicidata, un termine ancorato in lingua italiana – con riferimento alla mafia! – per un omicidio travestito da suicidio. Finora la polizia ha scoperto che un ispettore dei propri ranghi sia coinvolto nel caso: Alberto Bonvicini, capo della polizia postale di Savona, che avrebbe sfruttato la situazione emotivamente instabile di Luisa Bonello per ottenere da lei soldi e favori. Bonvicini è stato allontanato dall’indagine per circonvenzione di incapace e dichiara la sua innocenza ai media.

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Al funerale della Dott.ssa Bonello il 25 settembre, il parroco Don Giovanni Lupino ha pronunciato parole forti per la depravazione morale dei suoi colleghi, che la Dott.ssa Bonello aveva denunciato due settimane prima in modo disperato. Ha chiesto pene detentive e la rimozione della carica di tutti i sacerdoti condannati. Nella Chiesa domini la verità! disse durante il servizio. E’possibile?

Vorremmo inchinarci davanti ad una donna che ha trovato la forza di pronunciare il suo j’accuse senza mezzi termini, prima che ne rimase spezzata. Vogliamo mantenere vivo il suo lavoro come la sua eredità, e continuarlo.

E’ ancora necessario per l’ipotesi di istigazione al suicidio seguire le e-mail o chiamate? Quello per cui gli è costata la vita è documentato senza soluzione di continuità nel suo lavoro. Si è aggiunta nel modo più tragico possibile alle vittime della chiesa, cioè dei suoi metodi da criminalità organizzata. È vittima della corruzione morale della chiesa cattolica. Tutto quello che è accaduto in questo caso ci ricorda il famoso scrittore di copioni per la tivù, che vorremmo chiedere di non esagerare di maniera talmente grossa, perché nessuno vorrebbe credere che cose del genere possano mai succedere nella realtà.

Francesco Zanardi, che per caso porta lo stesso nome come il Pontefice ma è invece presidente dell’organizzazione “Rete l’abuso”, lo dichiarò già rassegnatamente durante il discorso della Dott.ssa Bonello nella libreria a Savona, sei giornate prima della sua morte: “Sarebbe molto semplice, se il papa volesse davvero risolvere la situazione, imporre ai propri vescovi l’obbligo di denuncia. Questa sarebbe la soluzione più semplice. Purtroppo in questo lato che vedo che la chiesa non voglia intervenire.”

Il 22 settembre 2014, tre giorni dopo la morte di Luisa Bonello e tre giorni prima del suo funerale, il cardinale Angelo Bagnasco, “questa schifezza”, venne confermato nei suoi incarichi da papa Francesco.

Traduzione: Elisa Ghezzi, Katja Seel

Fonte: Netzfrauen

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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