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Abusi nella Chiesa: “In Italia fino a 4 mila pedofili e 1 milione di vittime” (Parte 1)

Redazione WebNews by Redazione WebNews
14 Dicembre 2019
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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Un’indagine senza precedenti e più completa sugli abusi sessuali del clero cattolico nei confronti di minori e adolescenti è stata realizzata in Italia dalla Rete d’Abuso – un gruppo di vittime dei preti pedofili fondato nel 2010.

I dati choc parlano chiaro: sugli oltre 50 mila prelati italiani, il numero dei pedofili oscillerebbe da un minimo di 1000 a 4000. E i minori violentati potrebbero addirittura arrivare fino al milione. Inoltre, 298 prelati incaricati in Italia risultano essere stati chiamati in causa per abusi sessuali ai danni di minori. 144 sono invece quelli che hanno confessato o che sono già stati giudicati come colpevoli nei tribunali.

Per capire questo fenomeno allarmante Sputnik Italia ha raggiunto per un approfondimento Francesco Zanardi, Presidente della Rete d’Abuso che ha condotto questa drammatica ricerca.

– Francesco, la Rete d’Abuso ha appena diffuso una mappa e le proiezioni sulle violenze sui minori nella Chiesa in Italia. Come siete riusciti a raccogliere questa informazione sconvolgente e, immagino, anche segreta e realizzare la vostra inchiesta?

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– La mappa e le stime, sono due cose ben diverse, la mappa sono tutti casi veri, solo quelli usciti sui giornali negli ultimi 15 anni (quindi in difetto).

Le proiezioni invece sono state fatte in assenza di dati italiani e sula base delle commissioni governative degli altri paesi, Irlanda, Belgio, Australia ecc. Il collega, consultando dati ottenuti dalle commissioni di inchiesta ha calcolato sulla base del numero di preti, di popolazione cattolica e di vittime dei rispettivi paesi, una proiezione con varie possibilità percentuali. Tuttavia, la percentuale emersa in media è il 6%.

La proiezione utilizza due studi per il confronto, quello di Sipe secondo cui un sacerdote può abusare nel ciclo vita di 200 vittime, quella di Greeley che ne ipotizzava 50.

– Tutti questi dati choc derivano esclusivamente dalla mancanza di denunce oppure Lei ha un’altra spiegazione? A Suo avviso, di che cosa hanno paura le vittime?

– Mancanza di denunce all’autorità giudiziaria. La Chiesa notiamo sempre che quando esce un caso in genere era già informata, ma non è intervenuta. In Italia le vittime hanno paura di denunciare, il clima non è favorevole, spesso le vittime vengono accusate di aver tardato la denuncia o di cercare soldi dalla Chiesa, nella sostanza non vengono credute. A scoraggiare le vittime è spesso il fatto di vedere i preti reintegrati dopo le denunce e spesso accolti con grandi feste dai cattolici. Secondo le nostre stime, solo il 10% denunciano.

– La Rete d’Abuso da tanto tempo si occupa di tutela delle persone abusate da membri del clero. Cosa non deve fare una vittima di abusi? Quali sono le vostre linee guida?

– La prima raccomandazione è di denunciare alla magistratura, senza dire nulla alla Chiesa, in quanto spesso questa si attiva non solo spostando il sacerdote, ma spesso avvicina anche testimoni ecc. creando poi problemi nelle indagini di polizia. In secondo luogo, la denuncia alle autorità civili è utile alla vittima per ricevere un indennizzo economico che la Chiesa non da. La cosa grave è che in Italia, spesso le vittime si rivolgono alla Chiesa la quale, cerca di fare passare tempo, lasciando prescrivere la cosa. La maggioranza di vittime che arrivano alla Rete generalmente lo fanno quando è emersa questa problematica.

– Potrebbe citare il caso più eclatante che uscito fuori grazie alla vostra inchiesta?

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– Credo che il più eclatante, non in Italia, ma in Vaticano, con vittime italiane, sia quello dei chierichetti del papa. Un caso a mio avviso emblematico e mai risolto. Insabbiato almeno tre volte, e il processo avviato ora in Vaticano parte in maniera disonesta in quanto oggetto di quel processo solo il prete accusato e il rettore del preseminario Pio X. Sono stati esclusi dal processo coloro che per tanti anni hanno insabbiato il caso, mons. Diego Coletti, ex vescovo di Como e Angelo Comastri, n. 2 del Vaticano.

Credo che questo caso sia la dimostrazione che il Vaticano non è in grado di gestire il problema nel mondo, non è riuscito a risolvere nemmeno un caso che si svolge in un appezzamento di 1 km di terra dove il pontefice ha pieni poteri.

– La notizia sulla vostra mappa delle violenze ha fatto scalpore ed è stata riportata da molte testate giornalistiche. Avete avuto qualche feedback da parte del Vaticano?

– Si, ci hanno risposto sulle pagine di Avvenire dove lamentano la mancanza di dati governativi, quindi un riscontro con le nostre proiezioni, noi abbiamo risposto ricordando loro che nel 2014 le Nazioni Unite chiesero al Vaticano di quantificare l’entità del fenomeno, all’Italia lo chiese sempre l’ONU nel 2019 ma ad oggi, né il Vaticano né l’Italia si sono preoccupati di farlo

Ecco invece la nostra risposta.

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In risposta a mons. Lorenzo Ghizzoni, all’articolo pubblicato da AVVENIRE

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.