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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » PEDOFILIA-Caso Martinelli; spariscono dal fascicolo il cardinal Comastri e il vescovo Coletti

PEDOFILIA-Caso Martinelli; spariscono dal fascicolo il cardinal Comastri e il vescovo Coletti

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
22 Settembre 2019
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 5 mins read
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Il Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato Vaticano ha chiesto il rinvio a giudizio per don Gabriele Martinelli, accusato di abusi sessuali che sarebbero avvenuti nel Preseminario San Pio X (dentro lo Stato del Vaticano) e di don Enrico Radice, rettore del Preseminario all’epoca dei fatti, con l’accusa di favoreggiamento.

Un procedimento (all’epoca canonico) insabbiato già due volte dalle gerarchie, che al suo terzo esordio parte nuovamente zoppo, in quando la richiesta di rinvio a giudizio (questa volta chiesta da un tribunale penale vaticano) vede  citati solo don Martinelli  e don Radice. Malgrado la tolleranza zero tanto acclamata da Bergoglio contro i vescovi insabbiatori, aimè, vediamo scomparire completamente i nomi degli allora responsabili gerarchici di Martinelli e di Radice , coloro che di fatto decisero e ordinarono, il vescovo emerito di Como Diego Coletti e il suo superiore, il cardinale Angelo Comastri (numero 2 nella Città del Vaticano), che stando alle carte in nostro possesso (quelle scambiate tra le presunte vittime e le gerarchie) e a quando emerso dalla precedente indagine dell’allora Vicario Giudiziale Andrea Stabellini, furono coloro che decisero di insabbiare il caso.

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Assolutamente da vedere, il servizio de LE IENE che non contiene solo le accuse formalizzate nero su bianco alla chiesa dalle presunte vittime, ma quelle delle stesse gerarchie vaticane e degli inquirenti vaticani, dichiarazioni che a quanto pare, difficilmente entreranno nei tribunali della Santa Sede.

Molto complesso anche lo scenario nel quale avvengono i presunti abusi, in quanto abbiamo due presunte vittime, che però sporgono querela a due differenti Stati, la prima presunta vittima è promotrice del procedimento avviato presso l’Autorità vaticana, la seconda – seguita dall’avvocato della Rete L’ABUSO Mario Caligiuri – è promotrice invece del fascicolo aperto presso la procura di Roma.

A complicare ulteriormente il tutto, la competenza territoriale. I fatti, si sono svolti in Vaticano, uno stato estero e sovrano sul quale l’Italia non ha alcuna autorità. Paradossalmente, se Martinelli e Radice (in quanto cittadini italiani) si rifiutassero di consegnarsi, il Vaticano, per poterli processare, sarebbe costretto a chiedere all’Italia l’estradizione dei due.

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Ma torniamo a noi; che fine hanno fatto coloro che realmente insabbiarono il Caso?

Nessun giornale italiano si è posto, o ha voluto porsi la domanda, ma sarebbe corretto, anche molto utile se la ponessero, in quanto fino ad ieri hanno strombazzato ai quattro venti la tolleranza zero di Bergoglio contro pedofili e insabbiatori e oggi, che i due principali insabbiatori  –  Comastri e Coletti – svaniscono da una vicenda di cui sono stati protagonisti, nessuno se ne accorge ?

Ma rivediamo rapidamente gli eventi; Kamil (il nostro assistito) si accorge delle molestie sessuali subite dal suo compagno di stanza, le denuncia al padre spirituale don Marco Granoli , il quale le riferisce a sua volta ai suoi superiori, tra cui don Enrico Radice ed il vescovo di Como, Diego Coletti.

Pochi mesi dopo don Granoli viene accusato di aver scritto alcune lettere anonime , ed allontanato dal preseminario Pio X. Circa un anno dopo sarà allontanato con una scusa anche Kamil, che per primo aveva denunciato le violenze.

Nel frattempo parte un’indagine da parte del tribunale ecclesiastico di Como, condotta dall’uomo chiave di tutta questa vicenda, don Andrea Stabellini, il Vicario Giudiziale (nel nostro ordinamento il pubblico ministero) che alla fine dell’indagine, dopo aver informato degli esiti il vescovo Coletti, nel settembre 2013, si rechèrà a Roma, per rimuovere don Enrico Radice.

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Per Stabellini bisognava procedere in tutti i gradi di giudizio, perché vi era materiale sufficiente. Ed è qui che il cardinal Comastri interverrà, sostenendo che l’intera vicenda sono tutte falsità. Chiedeà al  Vicario Giudiziale di cestinare.

Come possiamo vedere gli attori della vicenda sono molti di più di quelli che il Vaticano si limita (mediaticamente) a portare in giudizio.

Abbiamo 3 presunte vittime, Kamil, Marco e Lucio, diversi testimoni tra cui lo stesso Vicario Giudiziale e paradossalmente lo stesso Radice, per il quale oggi si chiede il rinvio a giudizio, ma che all’epoca dei fatti era un sottoposto di Comastri e Coletti, dai quali riceveva gli ordini.

Nei fatti, le gerarchie hanno continuato a “proteggere” don Martinelli, che malgrado i tre servizi de LE IENE e gli scandali, in questi mesi non è mai stato neppure sospeso, anzi oggi ha persino preso i voti. Nel luglio 2018 ci segnalano che celebra regolarmente messa a Lanzio D’Intelvi, nella chiesa di S. Siro. Sempre nell’estate 2018 scopriamo addirittura che Martinelli raccoglie le prenotazioni per gli esercizi spirituali, ai quali parteciperà niente popò di meno che il n° 1 della Congrazione per la Dottrina della Fede (ovvero l’organo che dovrebbe perseguire anche i casi di violenza sessuale) Luiz Francisco Ladaria.

Questo processo sembra una farsa ancora prima di iniziare, in quanto, per quello che riguarda don Martinelli il Vaticano si limita ai fatti avvenuti solo nel preseminario e solo ai danni di 1 presunta vittima, non di 3.

Per quanto invece riguarda don Radice, all’epoca rettore, l’accusa sarebbe quella di favoreggiamento, senza tenere conto che Radice riceveva degli ordini dai suoi diretti superiori, Comastri e Coletti, veri responsabili dell’insabbiamento del caso, che emerge finalmente, anche all’attenzione del Vaticano, ma solo dopo 6 anni e molteplici scandali, e come sempre, solo dopo che la magistratura italiana ha avviato un’indagine.

Un altro tangibile il fallimento della c.d. tolleranza zero di Bergoglio.

Francesco Zanardi

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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