Pedofilia nella Chiesa, la storia di Arturo: “Il parroco che mi ha violentato continua a dire messa”

Dopo un nuovo capitolo dello scandalo pedofilia che ha investito l’ex segretario storico di Papa Giovanni Paolo II, il mondo torna a parlare delle vittime di abusi subiti da religiosi. Arturo Borrelli è uno dei sopravvissuti agli abusi: dai 13 ai 17 anni avrebbe subito violenze da parte del parroco del suo quartiere di Napoli. Nonostante le denunce e le prove presentate insieme ad altre vittime in tribunale, Don Silverio Mura può celebrare di nuovo la messa. Arturo racconta la sua storia a Fanpage.it.

La storia di pedofilia che ha investito anche l’ex segretario storico di Papa Giovanni Paolo II riapre il sipario sul fenomeno degli abusi in Chiesa, noto alla cronaca ma sempre difficile nelle aule di tribunale. Arturo Borrelli aveva 13 anni quando ha subito abusi sessuali per la prima volta. Andava a scuola come tutti i ragazzini della sua età e la sua triste routine fatta di violenze è durata fino ai 17 anni. Ad abusare di lui, un prete che aveva la cattedra di religione nella sua scuola. Aveva iniziato a frequentare l’oratorio e poi, un giorno, il religioso lo aveva invitato nella casa dove viveva con la madre. Lì ha abusato di lui più e più volte negli anni. In quel periodo di tempo, Arturo riceveva alcuni regali dal religioso. Modalità, spiega Arturo, che l’uomo aveva adottato anche con altre persone. Don Silverio è stato denunciato per i fatti avvenuti tra l’87 fino ai primi anni ’90.

Il sacerdote ora è stato assolto dal Tribunale ecclesiastico metropolitano di Milano. Sono stati analizzati gli atti del processo penale: le testimonianze di altre vittime, le ricostruzioni e tutte le perizie. Papa Francesco si era premurato di riaprire il caso nel 2018, ma l’interessamento del Pontefice non ha portato a sostanziali cambiamenti. A Fanpage.it, Arturo racconta di aver anche perso il lavoro a causa dei suoi tentativi di ottenere giustizia dalla curia napoletana.

Cosa intende quando dice che denunciare le è costato il lavoro?

Facevo la guardia giurata e cercando di ottenere giustizia per quanto mi è successo, ho scritto una lettera al cardinale Crescenzio Sepe chiedendogli di prendere in considerazione il mio caso. Pur di far ascoltare la mia storia avrei fatto di tutto, così gli ho scritto che se non mi avesse dato udienza, mi sarei sparato con la pistola d’ordinanza. Lui ha mandato quel testo alle forze dell’ordine e io sono stato sospeso in via precauzionale. Attualmente vivo con una pensione mentre mia moglie lavora un po’ di più.

La curia napoletana l’ha ascoltata?

No. Don Silverio è tornato a celebrare la messa perché per il tribunale ecclesiastico è innocente. Il cardinale Sepe lo ha riabilitato e quindi lui per i suoi superiori è innocente. Abbiamo un processo ancora in corso nelle aule di tribunale, ma sapere che è la stessa Chiesa a giustificarlo fa male, è forse lo schiaffo più forte per le vittime, soprattutto per quelle che hanno fede in Dio o che l’hanno avuta.

Lei ha presentato il suo caso anche a Papa Francesco. Proprio lui ha voluto riaprire la vicenda.

Sì è vero, ha voluto incontrarmi e abbiamo parlato. Ha detto che sarebbe stato vicino alle vittime, ha voluto persino fare luce su quanto gli ho detto, ma cos’è cambiato da allora? Don Silverio può di nuovo esercitare e prima ancora era stato addirittura trasferito in un paesino del Nord Italia dove girava con un nome e un cognome falso per evitare che le persone sapessero di cosa era accusato. Quello con Francesco è stato un incontro molto bello i cui effetti però non si sono visti, la situazione è ancora questa. Per me come per tanti altri.

Quante sono le vittime che hanno denunciato insieme a lei?

Altre due. Un ragazzo è stato abusato come me e purtroppo descrive dinamiche molto simili alle mie, mentre un’altra persona lo ha denunciato per tentata violenza. Entrambe le vittime erano chierichetti.

Cosa hanno in comune le vostre vicende?

I posti in cui ci portava, per esempio. Tutte le vittime poi hanno descritto la malformazione ai genitali che aveva Don Silverio. Si tratta di un dettaglio che conosci solo se hai avuto rapporti sessuali con lui, perché era visibile solo in quel contesto. Al tribunale ecclesiastico ha detto che era solito fare la doccia con noi bambini e che per questo motivo eravamo al corrente della sua malformazione. Come se fosse normale addurre come giustificazione a un’accusa di violenza la storia di un uomo adulto che fa la doccia nudo tra alcuni ragazzini.

Quante altre persone sono coinvolte?

Tante. Troppe. Abbiamo denunciato in tre, ma sono convinto che le vittime della stessa persona in quegli anni siano almeno dieci.

Dieci? Sarebbero davvero tante

Sono convinto di questa cosa. Alcune persone lo hanno confessato a me direttamente ma non hanno voluto denunciare perché neppure le famiglie sanno del loro passato, altri casi invece sono soltanto un mio sospetto. C’era però una folla di bambini nell’abitazione di Don Silverio che desta per forza qualche sospetto. Ci sono molti più coinvolti di quelli che crediamo.

In quanti riescono davvero ad andare avanti?

Pochi. Ognuno di noi deve rielaborare quanto gli è successo. Io sono in cura, prendo dei farmaci perché soffro di attacchi di panico. Altre persone sfogano la propria frustrazione nella lotta in tribunale oppure cercano di costruirsi una vita normale e rendono gli abusi un segreto. Altre ancora poi si uniscono a delle associazioni con un fine comune. Io, insieme ad altri sopravvissuti, faccio parte della “Rete L’abuso”. Abbiamo organizzato manifestazioni davanti al Vaticano, abbiamo condiviso le nostre storie e insieme cerchiamo la forza di andare avanti.

E alle manifestazioni in quanti siete?

Circa 50 persone. Veniamo da tutt’Italia e ovviamente siamo tutti vittime di persone diverse, ma le fa capire quanto è esteso questo fenomeno e quante altre persone si nascondono in giro per l’Italia. Per ognuno degli accusati ci sono altre vittime che hanno in comune la stessa storia e che non vogliono uscire allo scoperto. Non mi sento di giudicarle: se denunciando ottieni l’indifferenza dell’autorità ecclesiastica che per prima dovrebbe difenderti e tutelarti, cosa lo fai a fare?

Dove crede che sia adesso Don Silverio?

Non lo sappiamo. Può celebrare di nuovo la messa e probabilmente ha ancora la possibilità di far del male ai bambini. Ci avevano detto che si trovava in un centro di recupero e non era vero, ora che è stato scagionato da tutte le accuse non ha neppure motivo per cambiare nome. Il Tribunale ecclesiastico non ha ascoltato neppure i testimoni.

Cioè?

Una vicina di casa aveva dichiarato per prima che in quell’appartamento c’erano troppi bambini e che qualcosa non tornava. Ha rilasciato la sua testimonianza al tribunale e tutto quello che ha rivelato è stato gettato nel cestino. Fanno così: ascoltano quello che sai per poi nasconderlo.

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