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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » il-punto-della-rete-labuso » lettere-di-vittime-e-lettori » Don Vinicio Albanesi rivela di aver subito abusi da un prete pedofilo

Don Vinicio Albanesi rivela di aver subito abusi da un prete pedofilo

Il presidente della Comunità di Capodarco: «Violenze sessuali quando ero in seminario». Intanto durante il summit in Vaticano vengono proiettate le testimonianze di altre vittime.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
26 Febbraio 2019
in Storie - Lettere di vittime e lettori
Reading Time: 4 mins read
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Rivelazione choc di don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco, durante lo speciale Diario di papa Francesco su Tv 2000, l’emittente della Cei. Don Vinicio ha denunciato pubblicamente gli abusi subìti da ragazzo inseminario da parte di altri sacerdoti. «Erano da mandare al diavolo», ha aggiunto, «perché non erano degni. E tutto questo mi è rimasto dentro per 50 anni. Ma non ho avuto sensi di colpa e questo mi ha aiutato invece a guardare al sacerdozio con lo spirito aperto, solare, bello».

«Io mi sono salvato con questo pensiero: i vigliacchi erano loro non io. Non mi sono mai sentito vittima perché le persone malevoli, subdole e delittuose erano loro, adulti, presunti o veri educator», ha aggiunto don Vinicio Albanesi. «Erano da mandare al diavolo», ha detto, «perché non erano degni. Il messaggio di Cristo è un messaggio infinitamente propositivo. Sono a volte, non tutti per fortuna, alcuni ad averlo intristito e reso cattivo. Cristo ha difeso i bimbi, la samaritana, i ciechi, gli zoppi. Cristo ha guarito e c’è purtroppo invece chi con le parole provoca ferite e anche la morte», ha concluso.

LE TESTIMONIANZE AL SUMMIT SULLA PEDOFILIA DEL VATICANO

La testimonianza del presidente di Capodarco è avvenuta a margine del summit sulla pedofilia che si tiene in Vaticano dal 21 al 24 febbraio, dove, all’Incontro sulla protezione dei minori, è stato proiettato un video in cui le vittime di abusi del clero hanno raccontato le loro storie. «Voi siete i medici dell’anima e tuttavia, salvo rare eccezioni, vi siete trasformati – in alcuni casi – in assassini dell’anima, in assassini della fede. Quale terribile contraddizione […] l’abuso sessuale lascia conseguenze tremende a tutti […] le conseguenze sono evidenti, sotto tutti gli aspetti, e rimangono per tutta la vita», si è sentito rieccheggare dalle parole del primo testitmone, un cileno, che però ha detto di parlare di sé in quanto cattolico. «Per un cattolico», ha spiegato, «la cosa più difficile è riuscire a parlare dell’abuso sessuale; ma una volta che hai preso coraggio e inizi a raccontare – nel nostro caso, parlo di me – la prima cosa che ho pensato è stata: vado a raccontare tutto a Santa Madre Chiesa, dove mi ascolteranno e mi rispetteranno». Invece, «la prima cosa che hanno fatto è stata di trattarmi da bugiardo, voltarmi le spalle e dirmi che io, e altri, eravamo nemici della Chiesa. Questo è uno schema che non esiste soltanto in Cile: esiste in tutto il mondo, e questo deve finire».

Le vittime hanno bisogno che si creda loro, che le si rispettino, che ci si prenda cura di loro e si guariscano
UNA VITTIMA DI UN PRETE PEDOFILO DURANTE IL SUMMIT IN VATICANO.
1c8bad8f 66c0 4ea1 a48a 3faaf588c36e largeNel racconto del sopravvissuto, «il perdono falso, il perdono forzato non funziona. Le vittime hanno bisogno che si creda loro, che le si rispettino, che ci si prenda cura di loro e si guariscano. Bisogna far guarire le vittime, esser loro vicini, bisogna credere loro e accompagnarle». La richiesta è «di collaborare con la giustizia», e ciò «che il papa sta facendo in Cile si ripeta come modello in altri Paesi del mondo». Inoltre, «vediamo tutti i giorni la punta dell’iceberg: nonostante la Chiesa affermi che è tutto finito, continuano a emergere casi: perché?». «Non serve estirpare il tumore e basta», ha affermato la vittima cilena, chiedendo ai prelati di aiutare «a ristabilire la fiducia nella Chiesa» e che coloro «che vogliono continuare a coprire, se ne vadano».

UNA DONNA AFRICANA: «STUPRATA E PICCHIATA DA UN PRETE PER 13 ANNI»

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I vescovi hanno ascoltato in silenzio i tragici racconti. Un’altra testimone, un’africana, ha spiegato che «dall’età di 15 anni ho avuto relazioni sessuali con un prete. Questo è durato 13 anni. Sono stata incinta tre volte e mi ha fatto abortire tre volte, molto semplicemente perché egli non voleva usare profilattici o metodi contraccettivi. All’inizio mi fidavo così tanto di lui che non sapevo potesse abusare di me. Avevo paura di lui e ogni volta che mi rifiutavo di avere rapporti sessuali con lui, mi picchiava». Poi ha aggiunto: «Sento di avere una vita distrutta». Il terzo, un sacerdote est-europeo, racconta che «da adolescente, dopo la conversione, andavo dal prete perché mi insegnasse come leggere la Scrittura durante la messa; e lui toccava le mie parti intime. Ho passato una notte nel suo letto […] l’altra cosa che mi ha ferito è stato il vescovo al quale, dopo molti anni, da adulto, ho parlato dell’accaduto», e «lui mi ha attaccato senza tentare di comprendermi». Altri testimoni sono stati un uomo degli Stati Uniti e un asiatico. L’uno prova «ancora dolore per i miei genitori, ancora provo dolore per la disfunzione, il tradimento, la manipolazione che quest’uomo malvagio, che all’epoca era il nostro prete cattolico, ha inflitto alla mia famiglia e a me». L’altro è stato «molestato sessualmente per tanto tempo, e oltre 100 volte, e queste molestie sessuali mi hanno provocato traumi e flashback per tutta la vita. Fa fatica vivere la vita, fa fatica stare insieme alla gente, avere rapporti con le persone. Ho avuto questo atteggiamento anche nei riguardi della mia famiglia, dei miei amici e perfino di Dio […] ogni volta che ho parlato con i Provinciali e con i Superiori maggiori», ha concluso, «questi hanno regolarmente coperto il problema, coperto gli abusatori e questo a volte mi uccide».

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.