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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Alessandro Locatelli » Vittima di un prete pedofilo s’incatena a oltranza davanti al seminario per essere ricevuto

Vittima di un prete pedofilo s’incatena a oltranza davanti al seminario per essere ricevuto

Redazione WebNews by Redazione WebNews
24 Dicembre 2014
in Storie - Lettere di vittime e lettori
Reading Time: 4 mins read
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BERGAMO – Alessandro Vavassori, 42 anni, non vuole fermarsi: “Andrò avanti a oltranza, devono ricevermi e trattare”, ha dichiarato raggiunto telefonicamente. Si è incatenato davanti al seminario vescovile di Bergamo per protestare, perché vuole discutere il suo caso – è stato vittima di pedofilia – con la Chiesa. “Da anni chiedo appuntamenti – continua – Sabato il rettore monsignor Pezzoli non mi ha ricevuto perché, come mi ha detto l’uscere, era impegnato in ‘incontri con sacerdoti’”. Incatenato per diverse ore al giorno, ignorato dal seminario. Telefonando al seminario vescovile Giovanni XXIII, in via Arena 11, città alta, si sente rispondere che l’incatenato non si vede. Invece c’è. Si è fatto anche fotografare. Ha sporto denuncia e attende giustizia. Aveva chiesto la scomunica del sacerdote che ha abusato di lui. La Chiesa ha detto di no. E’ un braccio di ferro. Il giovane, ormai non più seminarista, ma imprenditore, lotta da anni. E sa di doversi trovare di fronte una delle diocesi più potenti e più ricche, che si permette l’avvocato che fu di Gianpiero Fiorani.

“Il vescovo precedente mi ha ricevuto quattro o cinque volte – spiega Vavassori – la scomunica non è stata concessa, chiedo il risarcimento danni. Mi sono stati dati 20mila euro alla presenza di don Alessandro Locatelli per il danno morale e biologico”.

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Chi ha avuto la possibilità di conosce vittime di pedofilia sa che i danni si protraggono negli anni. I ragazzi, o le ragazze, che hanno subito violenza per anni non riescono a fidarsi degli adulti, si chiudono in se stessi, vivono una vita stravolta, subiscono crisi interiori molto dolorose. La stima di sé va in pezzi. Riuscire a riprendersi e iniziare una vita sentimentale più o meno normale è un problema immenso. Anche soltanto il riuscire a protestare, a incatenarsi davanti al seminario, a rendere pubblico il proprio disagio, è stato di sollievo ad Alessandro Vavassori, che ha ben compreso che non può aver vergogna per quel che altri hanno fatto e che lui ha soltanto subito senza colpa. La richiesta del risarcimento danni è ben più elevata. E’ una vita intera che viene rovinata e inquinata da memorie orribili.

“Finché non mi ricevono, non chiedono scusa e non trattano il risarcimento andrò avanti, a oltranza”.

Segue un estratto del testo della denuncia presentata da Alessandro Vavassori presso la Procura di Bergamo.

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Purtroppo però la mia vita è stata precocemente sconvolta dalle violenze sessuali subite nei primi due anni di seminario, a opera dell’allora mio padre spirituale Don A. B., poi deceduto nel luglio 2007 .

Ebbi a subire, fin dal mio ingresso in seminario e con una frequenza pressoché quotidiana, pesanti molestie da parte del richiamato sacerdote il quale le poneva in essere quasi tutte le notti entrando nella camerata che condividevo con altri ragazzi e almeno una volta la settimana nello studio dello stesso sacerdote ove venivano tenuti i colloqui personali con il padre spirituale.

Gli atti cui ci si riferisce sono chiaramente descritti (e qui si richiamano integralmente) nella relazione della D.ssa Alessandra Bramante, Psicologa e Criminologa clinica che da tempo mi ha preso in terapia e che ne ha valutato l’attendibilità delle sue affermazioni e la gravità della patologia che me ne è residuata e alla successiva relazione di consulenza specialistica psichiatrico-forense redatta, dopo visita peritale, dal Dr. Marco Garbarini, specialista Psichiatra Perfezionato in Psicopatologia e Psicologia Forense.
Il mettere in atto molestie da parte del prete in questione verso bambini del seminario messi nelle sue mani da parte di famiglie ignare di tutto ciò , viene confermato dal manoscritto dell’ex vescovo di Bergamo Mons. R., che all’epoca della mia prima lettera raccomandata denunziante i fatti subiti, confermava anche che da parecchi anni si era venuto a sapere di quanto questo prete faceva nella sua vita, ma comunque proseguiva indisturbato e non punito nella sua attività pastorale.
Viene menzionata nella relazione psicologica una tale gravissima turbativa che mi ha lasciato un trauma pesantissimo che non mi ha portato a termine gli studi seminaristici abbandonando il seminario nel 1986, a 16 anni.
Viene inoltre descritta Anche la mia successiva vita “laica” che è stata pesantemente turbata dai patiti anni di reiterate violenze subite con un continuo malessere malamente dissimulato ma sempre presente in ogni mia iniziativa prima di studio e poi lavorativa, ma ancor più nei miei rapporti sentimentali
Il malessere si è però pesantemente aggravato qualche tempo dopo attorno agli anni 2003-2004, quando, nel corso di un colloquio con mia madre che improvvisamente ed inaspettatamente mi chiese cosa mi fosse successo in Seminario, il ricordo di quanto subito si è violentemente quanto impietosamente riaffacciato alla mia coscienza e la stessa mia madre, mi disse che il motivo del mio abbandono del seminario, lei lo aveva intuito e per tutti quegli anni lo aveva tenuto sofferente dentro di sé.
Le violenze poste in essere all’interno del seminario, per la loro gravità, a parer degli specialisti che hanno seguito il mio caso, di cui intendo espormi di persona senza assistenza legale hanno sostanzialmente condizionato sin dall’inizio, ovvero a far tempo dal 1981, la mia vita affettiva e il mio equilibrio psicofisico i cui risvolti veramente devastanti sono chiaramente evidenziati sia nella relazione della D.ssaBramante stessa che in quella del Dr. Garbarini e che qui vengono allegate, sia per evidenziare la descrizione degli spregevoli atti di violenza messi in atto sulla mia persona (all’epoca avevo undici anni) portati avanti per circa un biennio che per certificare la loro veridicità testata con professionalità dai qualificatissimi consulenti.

Dalla relazione del Dr. Garbarini, lo stesso ha infine quantificato la residualità del danno biologico riscontrata con valutazione medico/legale in ragione di un individuato disturbo post-traumatico da Stress Cronico Moderato, complicato da una patologica strutturazione della personalità valutabile in un valore che può arrivare fino al 25% (venticinque per cento).

http://it.paperblog.com/vittima-di-un-prete-pedofilo-s-incatena-a-oltranza-davanti-al-seminario-per-essere-ricevuto-e-trattare-il-risarcimento-danni-1228197/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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