Il prete con il tatuaggio satanista sulla schiena
19 maggio 2011 Don Riccardo Seppia spendeva 300 euro al giorno in cocaina Tre o quattro grammi di cocaina al...
Il caso aveva scosso l’opinione pubblica australiana: l’alto prelato aveva coperto gli abusi sessuali di un prete ai danni di bambini. Dopo il cardinale McCarrick, un’altra espulsione eccellente
Aveva annunciato che non si sarebbe dimesso prima della conclusione del processo di appello contro la sentenza che lo condannava a 12 mesi per aver coperto abusi sessuali su minori. Invece Philip Wilson, l’arcivescovo della diocesi australiana di Adelaide, ha rassegnato oggi le sue dimissioni.
Il Papa ha accettato la rinuncia dell’arcivescovo, come informa un bollettino della Santa Sede che giunge ad una settimana dalla esplicita richiesta a Papa Francesco avanzata all’unisono dal premier conservatore australiano, Malcolm Turnbull, dal capo dell’opposizione laburista Bill Shorten e dal National Council of Priests of Australia di «licenziare» il presule 67enne «per il bene della Chiesa australiana», già gravemente scossa negli ultimi decenni dai casi di pedofilia del proprio clero.
Il 67enne Wilson, il più alto prelato al mondo ad essere condannato per aver coperto un prete pedofilo, aveva detto poco dopo la condanna che avrebbe fatto appello e che non si sarebbe dimesso da vescovo di Adelaide, pur essendosi autosospeso dalla carica. Nei giorni scorsi era stato lo stesso premier australiano, Malcolm Turnbull, a chiedere le dimissioni dell’arcivescovo in un appello rivolto a papa Francesco. Successivamente anche i sacerdoti cattolici australiani si sono uniti all’appello definendo “irritante” il rifiuto di dimettersi da parte dell’alto prelato.
https://www.globalist.it/world/2018/07/30/fuori-un-altro-il-papa-accetta-le-dimissioni-di-philip-wilson-l-arcivescovo-di-adelaide-2028728.html
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Si chiama Ana Maria Quispe Diaz ed è una delle tre sorelle che hanno denunciato presunti abusi da parte di...
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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.
Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.
Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.
Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.
Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.
E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non - seppur condannate nei primi gradi di giudizio.
Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.
E questo principio facciamo nostro.
Il direttivo della Rete l’Abuso
