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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | il-punto-della-rete-labuso » Provolo; la Procura chiede l’archiviazione per Zenti. Nicola Corradi, le sue tendenze pedofile note dagli anni 70. Zenti querela per calunnia.

Provolo; la Procura chiede l’archiviazione per Zenti. Nicola Corradi, le sue tendenze pedofile note dagli anni 70. Zenti querela per calunnia.

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
10 Febbraio 2018
in Il punto della Rete L'ABUSO, Triveneto
Reading Time: 3 mins read
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Nel gennaio 1970 “avrebbe dovuto effettuarsi un oculato controllo sulla sede presso la quale il sacerdote sarebbe stato destinato, alla luce delle sue tendenze pedofile, all’epoca già note all’interno della congregazione”.

Questo uno dei passaggi di quanto scrive il pm, Valeria Ardito, nella richiesta di archiviazione avanzata al GIP, nella quale si chiede l’archiviazione della sola posizione del vescovo Giuseppe Zenti ma, nello stesso passaggio, ad indagini espletate, si certifica per la prima volta (da parte dell’autorità giudiziaria) che la congregazione (Compagnia di Maria per l’educazione dei sordi) all’epoca era ben cosciente delle tendenze pedofile di don Nicola Corradi, arrestato in Argentina il 28-11-2016 attualmente agli arresti domiciliari e in attesa di processo.

Si poteva evitare quindi, ma non è stato fatto nulla, tuttavia “per quanto attiene la posizione del vescovo Zenti Giuseppe, nessun addebito di responsabilità penale appare al medesimo imputabile”. “E’ difatti emerso dall’istruttoria espletata che l’Istituto Provolo è ente morale di diritto privato e dipende, e dipendeva anche all’epoca, dalla Congregazione Compagnia di Maria, che è ente ecclesiastico. Quest’ultima dipende a sua volta dall’Ufficio Congregazione Vita Consacrata del Vaticano”.

La vicenda quindi non è chiusa, si chiarificano gli indirizzi: l’interlocutore non è la Diocesi, ma la Congregazione che dipende dal Vaticano, al quale gli ex allievi dell’Istituto Provolo e l’Associazione Sordi Provolo si erano già in più occasioni rivolti.

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Anche papa Francesco fu personalmente informato dalle vittime nel 2014, durante un incontro con loro in Vaticano, quando un ex allievo – Giuseppe Consiglio (nella foto) – consegnò proprio nelle mani del papa, una lettera nella quale denunciavano non solo il nome di don Nicola Corradi, ma anche quelli di altri 14 religiosi coinvolti.

Come nel caso cileno del vescovo Barros, anche nel caso italiano, papa Francesco non diede mai alcun seguito a quella grave denuncia, almeno fino all’arresto del sacerdote, avvenuto per mano dell’autorità civile argentina e non della chiesa.

Nella richiesta di archiviazione si parla anche della falsificazione della pagella di un ex allievo, Giovanni Bisoli. La pagella è verosimilmente falsificata ma l’originale è sparito, tuttavia “non sono comunque emersi elementi che consentano di individuare i responsabili dell’eventuale contraffazione”.

Dalla richiesta si apprende anche di una querela per calunnia presentata dal vescovo di Verona Giuseppe Zenti, querela per la quale viene chiesta l’archiviazione.

Si legge che Zenti “pubblicamente accusato, sugli organi di stampa, di omessa viglianza su don Corradi, malgrado che l’istituto Provolo non appartenesse alla giurisdizione della diocesi e fosse quindi questa indipendente. Sul punto deve rilevarsi l’assoluta assenza di malafede da parte dei “detrattori” della curia in quanto gli stessi, a fronte di certi e documentati atti di raccapricciante pedofilia commessi da parte di sacerdoti dell’istituto sui bambini sordomuti affidati alle loro cure, hanno ritenuto in buona fede di ravvisare una responsabilità penale nei confronti del vescovo di Verona ai sensi dell’articolo 40 2°c. cp”.

Il documento, anche se chiede l’archiviazione per Zenti, è di per sé importante, rende parziale giustizia agli ex allievi dell’istituto portando, dopo 30 e passa anni, il caso dell’Istituto Provolo negli Archivi della Giustizia civile, alla quale fino ad oggi era sfuggito.

Gli indirizzi ai quali rivolgersi oggi sono chiari. Il caso di don Corradi resta tuttavia aperto e insieme a lui anche le gravi responsabilità delle gerarchie che hanno permesso tutto ciò, e alle quali chiederemo conto dopo la condanna di Corradi: tecnicamente oggi, senza ancora una condanna, i reati omissivi non sono ipotizzabili ma non configurabili.

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Le Associazioni – Rete L’ABUSO e Associazione Sordi Provolo – rispettivamente si riservano, nel termine di 20 giorni previsto dalla legge, di valutare ed eventualmente opporsi alla richiesta del pm Valeria Ardito.

L’Ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO

Francesco Zanardi.

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.