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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » antonio provolo » “La beatificazione non sarà bloccata”

“La beatificazione non sarà bloccata”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
28 Gennaio 2009
in Triveneto
Reading Time: 3 mins read
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Mercoledì 28 Gennaio 2009 CRONACA Pagina 15

«La beatificazione
non sarà bloccata»

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«Non sarà bloccata la beatificazione dell’ex vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Carraro ma la denuncia degli ex studenti del Provolo inciderà sicuramente».
Dalla Curia di Verona, si chiarisce subito il percorso verso la canonizzazione dell’ex capo della chiesa veronese. Era stato per primo lo stesso monsignor Zenti a segnalare la presenza del nome di Carraro tra quelli chiamati in causa da chi ha denunciato gli abusi. E due giorni fa, è arrivata puntuale la conferma dell’intoppo verso la sua beatificazione.

Corriere del Veneto pag. 6
“Caso Provolo, i genitori difendono i preti accusati «Fango sulla nostra scuola»”

Data: 28/01/09
Cronaca Locale
Corriere del Veneto – VERONA –
sezione: CRONACAVERONA – data: 2009-01-28 num: – pag: 6
categoria: REDAZIONALE
Presunti abusi Lettera delle famiglie dopo i racconti contro gli insegnanti
Caso Provolo, i genitori difendono i preti accusati «Fango sulla nostra scuola»
Beatificazione di Carraro, il parere del tribunale ecclesiastico
Il postulatore della causa monsignor Cantamessa: spetta a Roma ora esaminare le ultime vicende. Ma non inficerà la beatificazione
VERONA – «Con amarezza rileviamo la cattiveria e la strumentalizzazione con cui sono stati resi di pubblico dominio i presunti fatti che hanno avuto come primo impatto quello di infangare l’immagine odierna dell’istituto che tra le principali attività, oggi, gestisce la scuola elementare alla quale tutti noi affidiamo o stiamo per affidare i nostri figli». Si ribellano al «processo mediatico» che da giorni si è scatenato sull’istituto Antonio Provolo. Toppo pesanti le presunte accuse di pedofilia rivolte dagli ex alunni che sulle pagine dell’Espresso hanno parlato di molestie e abusi che avrebbero subito dagli anni Cinquanta al 1984 da parte di frati e laici che si sarebbero dovuti occupare di loro.
I genitori della scuola primaria Provolo, guidati da Giovanna Savio, presidente del consiglio della scuola stessa, hanno deciso di affidare la loro protesta a una lettera aperta, al termine di una riunione svoltasi lunedì sera. «Non è certo compito nostro quello di indagare sulla veridicità dei fatti che lasciamo svolgere alle autorità competenti – si legge nel documento -, ma quello che ci sorge spontaneo come genitori è di prendere una posizione di conferma di stima e di sostegno al corpo docente e al personale religioso impegnato nell’educazione scolastica. Non ultimo ci interessa riaffermare la totale convinzione che l’attuale progetto educativo della scuola corrisponda alle nostre aspettative».
Parlano di «vicende che non toccano minimamente l’attuale gestione scolastica» e si chiedono come «una storia assurda, portata alla luce dopo 20-30 anni, possa mettere in discussione la validità e la serietà del lavoro che oggi un qualificato corpo di docenti sta portando avanti con inesauribili dedizione, accompagnando i nostri figli ad una crescita consapevole e capace di affrontare le circostanze della vita». Parole di sostegno anche per don Danilo Corradi, superiore generale della Compagnia di Maria di cui fa parte l’istituto e per Don Robert Frainer, unico sacerdote tra il centinaio di dipendenti e collaboratori della scuola. «Abbiamo una sola e certa risposta – scrivono – . Noi stiamo con la scuola, con don Robert e don Danilo».
Intanto, dal tribunale ecclesiastico diocesano, arrivano rassicurazioni in merito alla causa di beatificazione di monsignor Giuseppe Carraro. Le accuse lanciate dagli ex allievi coinvolgono anche il vescovo «pupillo di Paolo VI». Documentazione che dovrà essere presa in considerazione dalla Congregazione delle cause dei Santi, l’organo della Santa Sede deputato ai processi di beatificazione. «Abbiamo inviato tutti i fascicoli a ottobre, al termine della fase diocesana del processo, durata due anni – ha spiegato monsignor Adriano Cantamessa, postulatore diocesano della causa di monsignor Carraro – . Ora è stata avviata la fase romana che prevede la rilegatura di tutti i singoli documenti, la verifica della validità giuridica e la nomina di un relatore che segua tutte le pratiche. Gli atti non passeranno più da Verona». Quindi a questo punto è direttamente in Vaticano che si attende di esaminare i fascicoli relativi ai presunti fatti accaduti al Provolo. E questo richiederà altro tempo. «Ma tutto ciò non avrà ripercussioni sulla causa – è il parere di monsignor Cantamessa – . E poi i tempi per queste procedure sono sempre lunghissimi e non sarà certo un caso del genere, peraltro ancora da verificare, a fermare la beatificazione».
Impossibile, al momento, ipotizzare la data della proclamazione. «La causa è stata avviata nel 2005 dalll’allora vescovo Flavio Roberto Carraro -ha ricordato don Cantamessa – , la fase diocesana del processo si è conclusa lo scorso 18 ottobre con la cerimonia in Duomo. Ora dipendiamo da Roma».
E dai tempi lunghi della burocrazia vaticana.
Enrico Presazzi Presunti abusi La sede del Provolo, nella bufera dopo le denunce di ex allievi.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.