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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » andrea tornielli » Barros, la lettera choc che smentisce il Papa

Barros, la lettera choc che smentisce il Papa

Redazione WebNews by Redazione WebNews
6 Febbraio 2018
in Città del Vaticano
Reading Time: 4 mins read
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L’Associated Press ha pubblicato ieri una lettera esclusiva (QUI), redatta da Juan Carlos Cruz, una delle vittime del sacerdote cileno Fernando Karadima, una missiva che di fatto smentisce il Papa sul caso della pedofilia nel clero cileno e la copertura di alcuni vescovi. Il documento, secondo diverse testimonianze di membri della commissione pontificia per la tutela dei minori, sarebbe stato recapitato nelle mani di Francesco nell’aprile 2015 dal cardinale di Boston Sean Patrick O’Malley, presidente della stessa commissione.

Juan Carlos Cruz non denuncia soltanto Fernando Karadima, già condannato sia a livello civile che canonico, ma sottolinea la “copertura” che l’attuale vescovo di Osorno, Juan Barros, e altri vescovi (in particolare Andrés Arteaga, Tomislav Koljatic e Horacio Valenzuela) avrebbero al tempo offerto. Si tratta di alcuni sacerdoti, oggi appunto vescovi, che avevano come mentore proprio il Karadima e che, a detta di Cruz, erano «vicini» mentre le vittime venivano abusate e in qualche modo partecipavano, perché venivano a loro volta «toccati» in modo «inappropriato» dal Karadima. La lettera chiede al Papa di prestare ascolto a queste denunce e di restare fedele alla sua “tolleranza zero”.

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Il “caso Barros” era esploso durante il recente viaggio di Francesco in Cile (vedi QUI e QUI), quando il pontefice fece una difesa appassionata del monsignore. «Il giorno in cui qualcuno mi porterà delle prove contro il vescovo Barros, allora parlerò», disse Francesco prima di celebrare la messa fuori dalla città cilena di Iquique. «Ma non c’è una singola prova. È tutto calunnia. È chiaro?».

Nella conferenza stampa sull’aereo di ritorno verso Roma, pur portando delle scuse e distinguendo tra la parola “prova” e quella “evidenze”, il Papa di fatto confermava che il vescovo Barros rimaneva al suo posto finché, appunto, non si fossero manifestate queste «evidenze» per inchiodarlo. Non solo. La giornalista Nicole Winfield, dell’Associated Press, presente sull’aereo fece notare a Francesco che «ci sono le vittime di Karadima che dicono che Barros fosse lì…», ma il Papa rispose: «Lei, con buon volontà, mi dice ci sono delle vittime, ma io non le ho viste perché non si sono presentate» (vedi QUI).

Ma la lettera spuntata ieri sembra appunto smentire queste affermazioni. A questo punto poi troverebbe una ragione anche il comunicato piuttosto inusuale che il cardinale O’Malley (vedi QUI) ha fatto circolare dopo la difesa che Francesco ha fatto di Barros in terra cilena, prima della conferenza stampa sull’aereo. Il cardinale statunitense, con parole molto esplicite, si metteva dalla parte delle vittime e stigmatizzava le parole del Papa, ritenendole, di fatto, poco sensibili rispetto alla testimonianza delle vittime. C’è da pensare che il cardinale di Boston, che aveva consegnato al Papa la missiva di Juan Cruz nell’aprile 2015, fosse un po’ deluso dalle parole del pontefice di cui, tra l’altro, è vicinissimo collaboratore, in quanto membro del gruppo di nove cardinali che supportano da vicino il pontefice nel governo della chiesa universale.

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Di certo la faccenda mostra una certa confusione nella gestione di un caso delicato. Mentre scriviamo il cardinale di Boston si trincera dietro a un «no comment» e dal Vaticano tutto tace, l’ultimo atto ufficiale dalla Santa Sede è di qualche giorno fa, quando il 29 gennaio è arrivata la nomina papale del vescovo maltese Charles Scicluna come inviato in Cile, «per ascoltare coloro che hanno espresso la volontà di sottoporre elementi in loro possesso» sul caso Barros. Tanti avevano salutato questa notizia come l’indicazione che alcune novità, scriveva ad esempio il vaticanista Andrea Tornielli, «sono finalmente arrivate in mano al pontefice». C’è da chiedersi però come fossero state considerate le informazioni contenute nella missiva di Juan Cruz e che verosimilmente erano nella mani del pontefice dal 2015, tra l’altro proprio in quell’anno Francesco approvava il reato “di abuso di ufficio episcopale” e nel 2016 con un Motu proprio ne ratificava la procedura per colpire appunto i vescovi “negligenti”.

Tra l’altro Barros è stato nominato vescovo di Osorno proprio da Francesco nel 2015. Ma il Vaticano, attraverso la Congregazione per la Dottrina della fede, aveva già condotto su Barros e gli altri vescovi vicini a Karadima un’istruttoria che aveva portato alla decisione di esonerarli dai loro uffici. Ma con una lettera firmata dal Papa nel gennaio 2015 e inviata ai vescovi cileni quella richiesta di esonero viene bloccata e poco dopo Barros viene promosso da ordinario militare a vescovo di una diocesi, quella di Osorno.

Se la Dottrina della fede non aveva condotto una buona istruttoria sui vescovi cileni, chi ha fornito informazioni rassicuranti al Papa? Come mai la lettera consegnata dal cardinale O’Malley nella primavera 2015 non è stata considerata degna di attenzione? Quali novità hanno determinato la nomina del vescovo Scicluna? La faccenda diventa un rompicapo e uno scoglio molto difficile per il pontificato di Francesco.

http://lanuovabq.it/it/barros-la-lettera-choc-che-smentisce-il-papa

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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