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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » Abusi sessuali: la sottana di Bergoglio ogni volta copre meno

Abusi sessuali: la sottana di Bergoglio ogni volta copre meno

Redazione WebNews by Redazione WebNews
5 Luglio 2017
in World
Reading Time: 4 mins read
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I suoi accoliti vogliono mostrarlo con la volontà di trasformare. Ma Francesco è deciso a continuare a sostenere e coprire migliaia di preti abusatori. La verità, tuttavia, fa il suo lavoro.

di Daniel Satur @saturnetroc

Un “inaspettato scandalo colpisce il Papa Francesco”, diceva una cronaca di questo lunedì sul quotidiano Clarín. Inaspettato? In ogni caso sarà lo stesso Jorge Bergoglio colui che colpisce se stesso, al prendere decisioni che finiscono per attivare denunce che mettono a nudo una parte del complesso intreccio delle coperture di migliaia e migliaia di abusatori sessuali dentro alla Chiesa cattolica.

Questo fine settimana il quotidiano La Repubblica d’Italia ed il settimanale L’Espresso denunciarono che l’arcivescovo gesuita spagnolo Luis Ladaria Ferrer, che Francesco ha appena nominato al fronte della Congregazione per la Dottrina della Fede, è stato un cospicuo insabbiatore di preti pedofili.

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Ladaria Ferrer ha rimpiazzato, per ordine di Bergoglio, il cardinale Gerhard Müller, il quale ha compiuto i suoi cinque anni di funzione in questo “ministero” vaticano (incaricato di “conservare” l’ortodossia cattolica) e non ha contato sul visto buono papale per rinnovare la sua gestione.

Secondo quanto hanno denunciano questi importanti media italiani, uno dei fatti più scandalosi che hanno visto come protagonista Ladaria Ferrer è stato non avere denunciato davanti al potere giudiziario un prete abusatore di bambini che era stato sanzionato dalla chiesa stessa. Con l’aggravante che, dopo essere stato cacciato come sacerdote, essendo nuovamente laico ha continuato ad abusare sessualmente di adolescenti.

L’abusatore è Giovanni Trotta, il quale nel 2009 è stato “processato” dal Vaticano e condannato tre anni dopo alla pena di “riduzione allo stato laicale”. Cioè, smettere di essere prete. Questa condanna, che dichiarava Trotta come “colpevole di delitti minori contro il sesto comandamento”, è stata firmata dalle due massime autorità della Congregazione per la Dottrina della Fede di questo momento: il nordamericano William Levada e lo spagnolo Luis Ladaria Ferrer.

In questa stessa sentenza il Vaticano lasciava aperta la porta per far sì che tutto rimanesse “dentro alle porte” e il caso non trascendesse. Puntualmente gli è stato suggerito “che la nuova condizione del sacerdote dimissionario non dia scandalo ai fedeli”. Ossia, che non si diffonda il caso.

Detto e fatto. Trotta ha smesso di essere prete, nessuno ha agitato le acque e del tema non se n’è parlato per molto tempo. Fino a che Trotta, confidando nella sua impunità, è tornato a commettere abusi. È stato quando, già senza sottana, si è presentato come allenatore di calcio per adolescenti a Foggia, la stessa regione del sud d’Italia dove aveva commesso gli abusi in precedenza.

Come sempre succede, nessuna delle famiglie dei giovani calciatori ha saputo da parte della Curia che Trotta era un abusatore. Lo hanno saputo solo quando una vittima è riuscita ad uscire dal terrore e dal silenzio e raccontare quanto sofferto. Dopo le prime denunce, si è riusciti a provare che tra il 2012 ed il 2014 l’ex prete ha abusato di una decina di adolescenti. Finalmente venne arrestato nel 2015 e l’anno scorso è stato condannato ad otto anni di carcere. E in questi giorni affronterà un nuovo giudizio per crimini simili.

La conclusione è chiara: se l’allora titolare della Congregazione della Dottrina della Fede, l’arcivescovo gesuita Ladaria Ferrer, avesse consegnato al Potere Giuridico italiano nel 2012 il pedofilo Giovanni Trotta, decine di adolescenti non avrebbero sofferto gli abusi di questo uomo negli anni seguenti, come alla fine è successo.

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Ma mentre Trotta affonda sempre di più a livello giudiziario, i suoi copritori ecclesiastici vengono premiati da Bergoglio. È il caso di Ladaria Ferrer, il quale questa settimana è il massimo incaricato del Vaticano di Francesco, di dire che cosa è e cosa non è “peccato” e “delitto” nella chiesa.

L’ex cardinale argentino potrà giustificarsi dicendo che non è obbligato, secondo le leggi interne del Vaticano e dell’Italia, a denunciare personaggi come Trotta alla giustizia civile. Ma difficilmente potrà sottrarsi, ancora una volta, allo scoperto sui doppi discorsi e doppia morale.

La settimana passata, mentre Francesco si apprestava a mettere Ladaria Ferrer a dirigere la “Dottrina della Fede” (senza immaginare quanto poco avrebbe tardato nell’essere denunciato), dall’Australia arrivava la denuncia contro un altro dei più eminenti collaboratori del Papa. Il cardinale George Pell, responsabile niente di meno che delle finanze del Vaticano, è stato citato da un tribunale di Melbourne a comparire per accuse di abuso sessuale su minori tra gli anni 1976 e 2001 in differenti città del suo paese.

Bergoglio è circondato di pedofili e insabbiatori di abusi sessuali sistematici e non ne sa niente? Fino a dove arriverà la capacità di sorprendersi del “Papa umile” che ha chiamato alla “tolleranza zero” verso i crimini sessuali commessi dentro alla sua istituzione?

Se queste domande non convincono, se ne possono formulare altre. È credibile, a questo livello, che Bergoglio voglia terminare con queste atrocità quando in verità da sempre più potere a coloro che hanno fatto tanto per sostenere un sistema interno di copertura ed impunità? Fino a dove potrà sostenere il doppio discorso Francesco?

Oggi si parla dei casi di Pell e di Ladaria Ferrer. Ma nello stesso paese di Bergoglio quasi un anno fa è venuto alla luce lo scandalo dell’Istituto Antonio Provolo, dove è dimostrato che anche l’attuale Papa ha compiuto un importante ruolo come copritore di preti abusatori essendo la massima autorità della chiesa cattolica argentina. E, è il caso di dirlo, questi nomi e questi casi sono soltanto granelli di sabbia in un profondo oceano di ipocrisia ed impunità.

Francesco Zanardi, referente della rete L’Abuso d’Italia (organizzazione di sopravvissuti all’abuso sessuale ecclesiastico) ha detto a La Izquierda Diario che “ciò che sta succedendo dimostra la vera linea della chiesa e non ciò che da quindici anni racconta la stampa corrotta, che ci vuole far credere che si stanno facendo progressi”.

Zanardi non solo è uno dei denuncianti degli abusi nella chiesa ma anche, per il suo ruolo come referente della rete, porta avanti una constante indagine sul sistema di copertura attuato dal Vaticano.

Per questo denuncia senza dubitare che “mentre dicono che il Papa vuole pulire [la chiesa] in verità mantiene vicino il suo circolo e continua a nominare persone di dubbia fama come Ladaria o Pell. Noi, le vittime, continuiamo a chiedere giustizia, una giustizia legittima. Ma lontani da questo, la chiesa non risponde alle nostre richieste mentre paga avvocati ai criminali dai quali dice di voler prendere le distanze. Siamo esausti di vedere tutto questo”.

http://www.laizquierdadiario.com/Abusos-sexuales-la-sotana-de-Bergoglio-cada-vez-tapa-menos

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.