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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Rozzano – LETTERA DEL CARDINALE SCOLA: falsità di Mons. Delpini e Mons. Tremolada?

Rozzano – LETTERA DEL CARDINALE SCOLA: falsità di Mons. Delpini e Mons. Tremolada?

Redazione WebNews by Redazione WebNews
8 Luglio 2017
in Il punto della Rete L'ABUSO, Lombardia
Reading Time: 5 mins read
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Nella prima lettera che il Cardinale Scola ha inviato ai familiari della presunta vittima di don Mauro Galli (13 marzo 2015), allega una Nota, CHE FA SUA, scritta dai suoi collaboratori per chiarire i passi fino ad allora compiuti e quelli che dovranno compiere…

…. UNA NOTA CHE INSULTA L’INTELLIGENZA DI CHI LEGGE…

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1. I collaboratori del Cardinale attribuiscono la decisione dello spostamento di Don Mauro da Rozzano a Legnano al fatto che “la notizia di  quanto accaduto non è giunta inizialmente con adeguata computezza all’ALLORA VESCOVO“: TENTATIVO DI “SBOLOGNARE” LA RESPONSABILITA’ SUL CARDINALE TETTAMANZI? IN CHE SENSO “CON ADEGUATA COMPUTEZZA?” 

Il parroco DON CARLO MANTEGAZZA, e il coadiutore DON ALBERTO RIVOLTA, non avevano spiegato bene a mons. Delpini e mons. Tremolada? 

Non era sufficiente l’ammissione di don Mauro stesso di aver portato nel suo letto un ragazzino? Ammissione avvenuta nei due/tre giorni successivi al fatto, quando incalzato dal Parroco, e non solo, gli si chiedeva conto: ammissione avvenuta direttamente almeno in tre momenti diversi in quei giorni sia a don Carlo, sia a don Alberto che direttamente allo stesso Mons. DELPINI come dichiareranno loro stessi, in seguito, alla Procura.

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Queste informazioni non erano sufficientemente adeguate per indurre mons. Delpini ad adottare almeno quel minimo di precauzione, di buon senso, nella scelta dello spostamento di don Mauro non a diretto contatto con i minori, con il medesimo incarico come se nulla fosse? 

Perché dunque spostarlo immediatamente, a metà anno liturgico, per altro quando don Mauro aveva da poco iniziato il suo incarico a Rozzano?

A parte il buon senso, che evidentemente non è di tutti, sarebbe stato sufficiente seguire le imposizioni precise delle linee guida dalla CEI per i casi di sospetti abusi: per altro in questo caso non ci si trova semplicemente difronte ad un generico sospetto, l’imputato stesso confessa di aver portato a letto il minore.
Mons. Delpini non conosce le linee guida della CEI? E’ questo il suo modo di agire scrupoloso e coscienzioso?

2. Sempre l’allora vescovo (quindi secondo la ricostruzione della nota: Tettamanzi) “…ritenendo che si trattasse di una difficoltà relativa al rapporto con la comunità di Rozzano..” (quindi se un giovane sacerdote, appena ordinato da qualche mese, svolge il proprio incarico ed ha delle difficoltà nel rapporto con la comunità viene prontamente spostato a metà anno… incredibile!).  NE’ IL PARROCO DON CARLO, NE’ IL COADIUTORE DON ALBERTO HANNO MAI RIFERITO AI SUPERIORI (MONS. MARIO DELPINI E MONS. PIERANTONIO TREMOLADA) DI DIFFICOLTA’ AMIBIENTALI: HANNO DICHIARATO CHE DON MAURO GALLI AVEVA DORMITO NELLO STESSO LETTO CON UN MINORE, NELLA CASA DEL SACERDOTE!

… MA AD UN ATTENTO LETTORE NON SFUGGIRANNO LE MACROSCOPICHE FALSITA’ CONFEZIONATE “AD ARTE”.

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3. “… ne venne disposto il trasferimento a una nuova realtà pastorale giovanile, a Legnano; quando, nel settembre 2011, è iniziato il ministero pastorale del Card. Scola a Milano, questa decisione era già stata assunta (risale infatti all’inizio del marzo 2011).”

MA CHI SI VUOLE PRENDERE IN GIRO?

Secondo questa Nota, scritta dai collaboratori del Cardinale Scola, ma che il Card. Scola FA SUA, il suo predecessore (Card. Tettamanzi) avrebbe trasferito don Mauro a Legnano, dopo Rozzano,
ANCORA PRIMA CHE DON MAURO FOSSE ORDINATO SACERDOTE!
e ANCORA PRIMA DI DESTINARLO A ROZZANO!

Quindi: prima che don Mauro Galli fosse ordinato sacerdote (10 giugno 2011!),
prima che don Mauro Galli fosse nominato vicario parrocchiale a Rozzano (11 giugno 2011!)
prima di “immaginare”  (per non dire INVENTARE?) che don Mauro Galli potesse avere generiche “difficoltà relative al rapporto con la comunità di Rozzano”  (come sarebbe stato possibile se ancora a Rozzano non aveva messo piede???!!!)
“qualcuno” avrebbe già deciso (marzo 2011) di trasferirlo da Rozzano a Legnano???!!!

PRIMA CHE DON MAURO FOSSE PRETE, PRIMA CHE FOSSE APPRODATO A ROZZANO, AVEVANO GIA’ DECISO IL SUO TRASFERIMENTO PER PROBLEMI RELAZIONALI CON LA COMUNITA’ DI ROZZANO!

COSI INTENDE GIUSTIFICARSI MONS. DELPINI?

Un altro “goffo” tentativo DEI COLLABORATORI DEL CARDINALE di “insabbiare” tutto? QUESTO SI E’ MALDESTRO!!!

Un altro “goffo” tentativo di non far risultare che tutto ciò era avvenuto quando il Cardinale di Milano era Angelo Scola?

Forse i suoi collaboratori non lo avevano informato a suo tempo (dicembre 2011) di essere venuti a conoscenza del presunto abuso, e con questa Nota mettevano in atto un “estremo tentativo” di non fare sapere al Cardinale come avevano gestito tutta la vicenda?

Forse non pensavano che il Cardinale scrivesse ai familiari del ragazzino ALLEGANDO la Nota così com’era?

Sostieni Rete L Sostieni Rete L Sostieni Rete L

Ma il Cardinale Scola, per fare SUA la Nota, l’avrà almeno letta prima di inviarla?

Gli andava bene così?

Si è fidato ciecamente dei suoi collaboratori?

è così che si esercita la vigilanza?

è questa la serietà e l’attenzione che la Curia da alle vicende legate agli abusi sessuali?

è questa la modalità che descrivono essere scrupolosa e coscienziosa?

La parrocchia di Rozzano sapeva della nuova destinazione di don Mauro a contatto con i minori?

Il parroco don Carlo ha vigilato?

ritenevano e ritengono tutti che fosse la scelta più scrupolosa?

Di fatto, la nota stampa della diocesi ha affermato proprio in questi giorni che è scrupoloso agire così, gestire quindi la vicenda dichiarando il falso, tentando di liquidare la vittima e i suoi familiari è coscienzioso: è la coscienza della Diocesi e della Parrocchia?

I collaboratori del Cardinale ci hanno impiegato più di tre anni (dal dicembre 2011 al marzo 2015)  per fare questa “ricostruzione dettagliata al Cardinale”: dimostrazione di quanto seriamente sono interessati a sradicare questa piaga, a vigilare, a rimuovere i vescovi che insabbiano questi casi?Tre lunghi anni per non riuscire nemmeno a scrivere una ricostruzione, per quanto falsa, più credibile almeno con le date corrette?

Un Cardinale come Scola che per abusi, o presunti abusi sessuali, di questa gravissima importanza, si accontenta di quattro righe, per altro palesemente false, per liquidare la questione, dimostra inequivocabilmente quanto impegno la Diocesi mette in campo per eliminare questa terribile piaga.

…ma nel frattempo mons. Delpini è stato promosso Vicario Generale (29 giugno 2012, all’epoca era Vicario di zona), e don Tremolada è stato nominato Vescovo il 24 maggio 2014 (quindi ora Monsignore!)

Attendiamo CON PAZIENZA le decisioni del Santo Padre… è troppo aspettarsi una decisione almeno COERENTE con le sue dichiarazioni contro la pedofilia dei preti e contro i Vescovi che insabbiano? O sono solo belle parole?

Continuiamo a seguire questo caso

L’Ufficio di Presidenza

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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