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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Gennaro Giordano » Stuprata dal branco. Il prete: Ma quale bambinata.Offesa a Dio

Stuprata dal branco. Il prete: Ma quale bambinata.Offesa a Dio

Redazione WebNews by Redazione WebNews
7 Luglio 2017
in Campania
Reading Time: 3 mins read
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Pimonte.  “Ma quale bambinata? Ciò che è stato fatto ai danni di quella ragazza è un reato. Ed è un peccato mortale. Chi ha offeso lei, ha offeso anche Dio”. Don Gennaro Giordano, parroco a Pimonte, commenta così le parole del sindaco Michele Palummo, che ha prima definito “una bambinata” lo stupro di gruppo di un anno fa ai danni di una ragazzina, e poi ha chiesto scusa esprimendo solidarietà alla famiglia della 15enne.

«Lo stupro una bambinata? È stata un’espressione impropria e infelice che non rappresenta il mio pensiero. Chiedo scusa alla ragazza, alla sua famiglia ed all’intera cittadinanza». Michele Palummo, sindaco di Pimonte, cerca di rimediare alla clamorosa frase pronunciata ai microfoni di La7 durante il programma L’aria che tira sulla violenza di gruppo subita da una ragazzina di 15 anni, vittima di un branco formato da 11 coetanei. Ad un anno dai fatti, i ragazzi hanno chiesto scusa e sono stati tutti mandati a casa perché ammessi alla prova dal tribunale dei Minori di Napoli.

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Ma don Gennaro – parroco della comunità di San Michele Arcangelo – difende Pimonte dai giudizi affrettati e diffusi tra media e web dopo la notizia della “fuga” in Germania della ragazzina che un anno fa fu vittima di violenze da parte di un branco di coetanei. “Non siamo un paese di bruti”, dice il parroco.

Don Gennaro spiega come la comunità si sia stretta intorno alla ragazzina. Tanto che, a suo avviso, la ragazzina non vorrebbe affatto allontanarsi da Pimonte.

Un anno, dopo l’orribile esperienza che ha vissuto, la ragazza, come spiega don Gennaro, ha partecipato alle attività delle associazioni correlate alla parrocchia San Michele. Ma non solo. Quella ragazzina è ancora in paese ieri sera a Napoli a donare pane ai barboni, insomma, tanto troppo clamore e offese per nulla per la comunità.

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Ma lo scorrazzare per il paese di coloro che erano stati gli autori degli abusi sulla figlia avrebbe indignato i genitori della giovane fino a esprimere la volontà di espatriare.

Tre di questi ragazzi, su richiesta degli assistenti sociali, sono stati affidati dal parroco di San Michele ad attività di servizio per il prossimo.

Pimonte.   “Ma quale bambinata? Ciò che è stato fatto ai danni di quella ragazza è un reato. Ed è un peccato mortale. Chi ha offeso lei, ha offeso anche Dio”. Don Gennaro Giordano, parroco a Pimonte, commenta così le parole del sindaco Michele Palummo, che ha prima definito “una bambinata” lo stupro di gruppo di un anno fa ai danni di una ragazzina, e poi ha chiesto scusa esprimendo solidarietà alla famiglia della 15enne.  «Lo stupro una bambinata? È stata un’espressione impropria e infelice che non rappresenta il mio pensiero. Chiedo scusa alla ragazza, alla sua famiglia ed all’intera cittadinanza». Michele Palummo, sindaco di Pimonte, cerca di rimediare alla clamorosa frase pronunciata ai microfoni di La7 durante il programma L’aria che tira sulla violenza di gruppo subita da una ragazzina di 15 anni, vittima di un branco formato da 11 coetanei. Ad un anno dai fatti, i ragazzi hanno chiesto scusa e sono stati tutti mandati a casa perché ammessi alla prova dal tribunale dei Minori di Napoli. Ma don Gennaro – parroco della comunità di San Michele Arcangelo – difende Pimonte dai giudizi affrettati e diffusi tra media e web dopo la notizia della “fuga” in Germania della ragazzina che un anno fa fu vittima di violenze da parte di un branco di coetanei. “Non siamo un paese di bruti”, dice il parroco. Don Gennaro spiega come la comunità si sia stretta intorno alla ragazzina. Tanto che, a suo avviso, la ragazzina non vorrebbe affatto allontanarsi da Pimonte. Un anno, dopo l’orribile esperienza che ha vissuto, la ragazza, come spiega don Gennaro, ha partecipato alle attività delle associazioni correlate alla parrocchia San Michele. Ma non solo. Quella ragazzina è ancora in paese ieri sera a Napoli a donare pane ai barboni, insomma, tanto troppo clamore e offese per nulla per la comunità. Ma lo scorrazzare per il paese di coloro che erano stati gli autori degli abusi sulla figlia avrebbe indignato i genitori della giovane fino a esprimere la volontà di espatriare. Tre di questi ragazzi, su richiesta degli assistenti sociali, sono stati affidati dal parroco di San Michele ad attività di servizio per il prossimo.

http://www.ottopagine.it/na/cronaca/129427/stuprata-dal-branco-il-prete-ma-quale-bambinata-offesa-a-dio.shtml

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.