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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » avvocato » Nuove ombre sulla morte di Luisa Bonello, l’attivista della Rete L’ABUSO

Nuove ombre sulla morte di Luisa Bonello, l’attivista della Rete L’ABUSO

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
19 Settembre 2016
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 3 mins read
A A
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A due anni dalla morte, Luisa Bonello sembra ancora parecchio ingombrante per molti.

Un suicidio al quale poche persone hanno creduto, tanti dubbi che con il passare del tempo sembrano consolidarsi sempre di più.

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Non per non ammettere che Luisa possa essersi suicidata; ma razionalmente abbiamo grosse difficoltà a crederlo per via di una serie di situazioni, dichiarazioni e fatti che dopo la sua morte sono emersi, e a questo punto che cosa pensare? Che Luisa fosse una favolosa veggente? O l’improbabile regista di una sceneggiatura scritta ad hoc?

Molte le anomalie prima della sua morte, la più ricorrente in quell’ultimo periodo il fatto che il suo cellulare, in molte occasioni, si scaricasse inspiegabilmente. Aveva un iPhone, pensando ad un difetto della batteria lo sostituì, comprò un Samsung ma anche quello si scaricava continuamente.

Forse qualcuno era riuscito ad inserirvi uno di quei software che trasformano il telefono in un microfono ambientale?

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Questo potrebbe spiegare perché spesso conversazioni confidenziali erano inspiegabilmente note a persone a lei molto vicine.

Ma restando con i piedi ben saldi per terra ci sono altre cose che oggettivamente non riusciamo a spiegare, per esempio il tentativo di incendio della sua auto, che il presunto piromane fallì dando fuoco a un’auto uguale a quella di Luisa.

E quel suo secondo viaggio a Roma del 27 aprile 2014, di cui siamo venuti a conoscenza solo quando Luisa era già li. Disse che era andata per parlare con alcuni prelati e con le forze dell’ordine; ma quali forze dell’ordine e perché andare fino a Roma per parlare con loro?

A questo proposito, pochi giorni fa, il 13 settembre 2016, abbiamo ricevuto prima una telefonata, poi una e-mail da parte di un avvocato di Milano per conto di un suo cliente che già all’epoca dei fatti risiedeva a Roma. Ci viene richiesto di rimuovere dal sito della Rete L’Abuso un articolo sulla morte di Luisa in cui viene citato il suo cliente (un funzionario del governo) e altre persone coinvolte nella vicenda.

Un’altra coincidenza, o la conferma che Luisa andò davvero a Roma per parlare con qualcuno?

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Perché solo adesso, a un anno e mezzo di distanza dalla pubblicazione di quell’articolo e alla vigilia dell’inizio del processo Bonello quell’articolo, e solo quello, diventa così ingombrante?

Ci facciamo delle domande anche su quei due viaggi a Torino nelle due ultime settimane di vita di Luisa, che disse di aver incontrato un noto psicologo cattolico, il quale l’avrebbe contattata per scrivere un libro. Un  escamotage spesso utilizzato quando si vuole carpire quello che una persona sa, senza destare troppi sospetti.

Poi, nella notte tra il 18 e il 19 settembre 2014 Luisa, dopo essere stata al telefono con il cugino, l’ex marito e l’amica Ketty, i quali riferiscono che era serena, e in procinto di sistemare le ultime cose prima di partire per la Romania, avrebbe messo giù il telefono e si sarebbe sparata.

Altra stranezza, prima del gesto estremo un ultimo SMS all’ex marito, che lei da sempre chiamava “topi”. Ma in quell’ultimo messaggio, stranamente lo chiamava Mauro.

Poi quel colpo di pistola, che nessuno nel palazzo ha sentito sebbene fosse notte fonda, esploso mentre Luisa era seduta sul letto.

Secondo le leggi della fisica, la pistola sarebbe dovuta cadere in mezzo alle sue gambe prima che il corpo senza vita si adagiasse sul letto, con  la testa appoggiata con precisione e compostezza sul cuscino. Secondo alcuni esperti interpellati è molto improbabile che un’arma così potente possa esserle rimasta in mano, quindi è strano che sia stata ritrovata appoggiata sul suo petto.

E ancora, perché una donna avrebbe dovuto suicidarsi in un modo così violento, devastando il proprio volto con un colpo di pistola, quando avrebbe potuto farlo con una flebo di sedativi e cloruro di potassio?

Era un medico, le conoscenze certo non le mancavano.

Di questo strano suicidio si occupò anche la trasmissione Chi l’ha visto, ma poi anche loro abbandonarono il caso.

Dopo il dissequestro dell’appartamento di Luisa abbiamo avuto modo di vedere la sua camera da letto, dove tutto è rimasto come quella notte. A nostro avviso ci sarebbero delle anomalie; ma non essendo esperti di balistica aspettiamo il responso dei periti, sperando che il caso Bonello non resti uno di quei tanti casi savonesi sui quali mai nessuno è riuscito a fare piena luce.

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Nel breve video che pubblichiamo di seguito la deflagrazione e il rinculo di una CZ SP1 Shadow 9×21 identica a quella di Luisa Bonello.

Francesco Zanardi

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.