Lentamente il profilo del pontificato di Robert Prevost inizia a delinearsi. La sua cifra è quella del “ritorno alla normalità” dopo il passaggio del ciclone Bergoglio. L’orientamento normalizzatore è chiarissimo anche in merito alle strategie di contrasto agli abusi sessuali sui minori commessi dai membri del clero. Su questo terreno, il papa argentino aveva dichiarato di voler far sul serio e, pur tra mille ambiguità ed esitazioni, aveva fatto seguire alle parole alcune importanti decisioni concrete.
Papa Leone XIV ci ha fatto comprendere di voler andare nella direzione opposta, di considerare eccessiva e controproducente l’attenzione che alcune chiese nazionali europee hanno dedicato al tema. In un messaggio rivolto, per il tramite del cardinale Pietro Parolin, ai vescovi francesi riuniti in assemblea plenaria a Lourdes, il pontefice ha sostenuto che, se è certamente giusto proseguire nella prevenzione dei crimini sessuali compiuti dai preti, è altrettanto urgente che i sacerdoti abusatori non siano esclusi da uno sguardo misericordioso e da un’attenta riflessione pastorale.
«Del resto – si legge ancora nel messaggio – dopo tanti anni di crisi dolorose è giunto il momento di volgere lo sguardo con determinazione verso il futuro e di rivolgere ai sacerdoti francesi, duramente provati, un messaggio di incoraggiamento e di fiducia». Il senso del messaggio è inequivocabile e può essere sintetizzato così: smettiamo di farci del male, negli ultimi anni abbiamo accettato di mettere la questione degli abusi al centro della nostra attenzione, abbiamo indagato sui crimini dei nostri preti e chiesto tante volte perdono alle vittime.
Abbiamo sicuramente fatto la cosa giusta, rischiando però, da un lato, di compromettere lo stato d’animo di tanti nostri sacerdoti che da questa assunzione collettiva di colpa si sono sentiti umiliati e traditi, dall’altro, di disinteressarci completamente di quei preti riconosciuti come abusatori ma che rimangono pur sempre pastori e guide spirituali.
Abbiamo insomma pensato più ad assecondare il desiderio di giustizia di un’opinione pubblica spesso ostile alla Chiesa che a proteggere l’immagine dei nostri funzionari screditata e messa alla berlina. Un messaggio del genere è rivolto in primo luogo a quei vescovi e a quelle assemblee episcopali che hanno coraggiosamente istituito commissioni indipendenti per far luce sugli aspetti peggiori del loro passato e ricavare indicazioni per un futuro diverso e migliore.
L’indicazione del papa, che, venendo dalla cattedra di Pietro, risulterà vincolante, rischia di interrompere un processo di cambiamento in realtà appena iniziato. Le inchieste indipendenti (francese, tedesca, irlandese, eccetera) hanno squarciato il velo sul fenomeno offrendo cifre, storie, dinamiche degli abusi, ma gli enormi danni complessivi inflitti alle vittime e alle comunità locali sono ancora largamente privi di un riconoscimento e di un risarcimento, non solo economico, ma anche morale e spirituale.
Un’associazione che riunisce le vittime francesi degli abusi clericali ha reso noto che sino ad ora solo l’1 per cento di chi è stato abusato da un sacerdote in Francia si è fatto avanti per esigere giustizia. In secondo luogo, nessuna delle cause strutturali indicate nei report delle commissioni indipendenti e nelle numerose analisi scientifiche sul tema è stata mai affrontata e tantomeno rimossa.
Non è stata seriamente esaminata la questione dell’immaturità sessuale e affettiva del clero e del suo legame con il celibato obbligatorio e la formazione seminariale, né mai discussa in modo serio e realistico la questione dell’omosessualità dei seminaristi e dei sacerdoti, fonte di immense sofferenze, ambiguità, menzogne istituzionali.
Nemmeno Il nodo dell’accesso delle donne al ministero ordinato è stato risolto. Nessuna vera riforma strutturale è stata introdotta da quando hanno iniziato a scoppiare gli scandali. L’eredità migliore di papa Francesco in questo campo è consistita in alcune rilevanti innovazioni giuridiche, certo non sufficienti a risolvere il problema, ma che se non altro testimoniavano una volontà di prenderlo sul serio (pur tra mille contraddizioni). Sarebbe tristissimo se quel cammino appena all’inizio venisse ora già interrotto e la lotta agli abusi sessuali del clero da parte della Chiesa si limitasse a qualche corso di formazione o all’apertura di un centro di ascolto.
Significherebbe non aver compreso che la materia tocca più di ogni altra il cuore del rapporto tra la Chiesa, i suoi ministri e un popolo ancora ferito e spaventato da quello che ha iniziato ad apprendere sui crimini del clero cattolico. È qui che la Chiesa si gioca il suo destino.
Marco Marzano – DOMANI del 30 aprile 2026















