Lei è una ragazza sicula e bella, ha lunghi capelli e un corpo sinuoso, lui è Gaetano Incardona, ex arciprete della basilica di Augusta in ottimi raporti con il vescovo e assai venerato dalle parrocchiane. I loro destini si incrociano, purtroppo, nel febbraio di quattro anni fa, quando la giovane decide di confessarsi e si reca in sacrestia, ma, anziché l’assoluzione, riceve le lusinghe e le perversioni dell’uomo celate sotto un abito talare. La donna si agita, lo respinge, ma don Gaetano la molesta per lunghissimi minuti lasciandole addosso una puzza di sudiciume che per giorni la fa vomitare. Quando finalmente riesce a divincolarsi, corre in caserma a denunciarlo, ma senza prove, le dicono, nessuno può muovere un dito.
Così, ricoperta di microspie, si reca nuovamente in sacrestia, dove don Gaetano cede nuovamente alle pulsioni sessuali. Qualche ora più tardi, le volanti giungono a sirene spiegate proprio innanzi l’abitazione di Incardona, che, in via cautelare, per qualche giorno diventa la sua prigione. Ma se la magistratura si riserva di sentenziare dopo il processo, i cittadini si schierano dalla parte del prete ed emettono nell’immediato la condanna per la giovane: è una poco di buono perché è stata lei a provocare il prete, il quale, dopo un primo imbarazzante silenzio, chiaramente nega ogni cosa.
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