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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » world » news » abruzzo-molise » Caso Giada Vitale; Il testo integrale della lettera inviata dalla Consigliera Regionale Nunzia Lattanzio a Papa Francesco

Caso Giada Vitale; Il testo integrale della lettera inviata dalla Consigliera Regionale Nunzia Lattanzio a Papa Francesco

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Settembre 2016
in Abruzzo - Molise
Reading Time: 4 mins read
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A SUA SANTITA’ PAPA FRANCESCO
CASA SANTA MARTA
00120 CITTA’ DEL VATICANO
e, p.c.
A SUA EMINENZA CARDINALE GERHARD LUDWIG MULLER
PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE
P. ZZA DEL SANT’UFFIZIO N.11
00193 ROMA
A Sua Santità Papa Francesco,

nella mia qualità di mamma, già Esperto del Tribunale di Sorveglianza di Bari, già Tutore Pubblico dei Minori della Regione Molise, già Giudice Onorario del Tribunale per i Minorenni di Campobasso, Consigliere regionale del Molise nonché Presidente della IV Commissione consiliare Affari sociali, sono a portare alla Sua riflessione quanto segue:
– negli anni 2009-2010, nel piccolo borgo di Portocannone (CB), si consumava un gravissimo crimine ai danni dell’allora minorenne Giada Vitale, a causa dei reiterati abusi compiuti da Don Marino Genova, Ministro della Chiesa cattolica. Il sacerdote, all’epoca dei fatti parroco per mandato ad adempiere dal Vescovo De Luca, ebbe infatti ad intrattenere inammissibile relazione carnale con la giovinetta di soli 13 anni;
– conobbi Giada nelle stanze della Procura della Repubblica del Tribunale di Larino. Il nostro gancio l’Avv. Cavaliere della Rete l’Abuso. La ragazza aveva compiuto da pochi giorni il diciottesimo anno di età. Sguardo smarrito, corpo ritratto al suo interno, braccia conserte, capo flesso sulla spalla destra, negli occhi della bambina/adulta il colore della diffidenza. Al gelo fisiologico, sceso al primo istante tra noi, ebbe seguito un’intesa grande che non troverà mai pause o ripensamenti. In nostro soccorso il pianoforte (offertole in dono dalla prematuramente scomparsa nonna paterna), rivelatosi nel tempo strumento riabilitativo privilegiato. Un contesto povero e sfortunato il suo. Privata dell’affetto del padre a soli 3 anni, di quello della nonna paterna convivente a soli 12 anni, figlia unica, preda facile per un uomo adulto (di oltre cinquantacinque anni) vestito del Cristo;
– Don Marino Genova la prese in consegna a 13 anni, come già riportato, introducendola nel coro della Parrocchia di Portocannone, per trasformarla di lì a breve nel suo ‘giocattolo’ erotico;
– nella fase delle indagini preliminari, il sacerdote sostenne di averla “soltanto” toccata in rare occasioni; di avviso diverso il P.M. Luca Venturi che ne ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio. Tuttavia, della vicenda resta singolare l’Ordinanza di archiviazione in favore del prelato emessa dal G.I.P. Dott. Daniele Colucci del Tribunale di Larino in altro procedimento penale (n. 224/15 ex art. 609 quater c.p.), sempre per violenza sessuale nei confronti della già ‘perdente’ Giada Vitale. Il Giudice, suscitando indignazione e clamore, ha inteso non procedere per i fatti accaduti dopo il compimento del quattordicesimo anno di età della fanciulla, poiché “va osservato che il Genova non è uno psicologo e nel rapportarsi alla ragazza non le somministrava il Minnesota o altri test, per cui non poteva configurare o riconoscere uno stato di deficienza psichica della Vitale…”.

Mutuando le parole del Giudice dunque, “il sacerdote di 40 anni più grande e socialmente più autorevole”, non avendo a proprio corredo la batteria di test che ogni tecnico esperto in psicologia porta con sé nel bagaglio esperienziale, l’uomo di Dio, con cognizione del “profano” ricorreva ad altri strumenti d’indagine tali da consentirgli di avviare una relazione “consenziente” con la minore. La stessa minore che a 13 anni, 11 mesi e 364 gg. per la Legge italiana non avrebbe potuto prestare consenso a rapporti di natura sessuale con quell’adulto.

Per quanto attiene, quindi, le ipotesi di relazioni inopportune tra adulti e bambini, dobbiamo forse Santo Padre augurarci che l’intero Universo maschile possa essere popolato da soli psicologi, detentori esclusivi della capacità di valutazione del livello di maturità del proprio interlocutore?

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I minori sessualmente abusati sono sempre dei ‘perdenti’, assistere però inerti al loro declino non è consentito a nessuno, ed io, come tutti quelli che prestano orecchio e cuore per ascoltare, voglio non farlo! Per tali ragioni sono qui a invocare l’autorevole aiuto della Chiesa per il suo più Alto tramite di Dio.

Se è pur vero, Santo Padre, che nessuno di noi ha la pretesa di giudicare aspramente le condotte di chicchesìa, nulla mi vieta, con la sensibilità che da sempre mi conduce verso il mondo dell’Infanzia, di poter continuare a sperare in una diversa determinazione degli uomini. Auspico quindi, fatte salve le opportune verifiche del caso, che un esemplare monito o segnale possa giungere ancora una volta dalla Santa Sede che già in passato intese rispondere a una mia richiesta di aiuto con riferimento al caso di Don Felix Cini, operante nel 2009 in Cercemaggiore (CB).

Il diritto di ogni bambino di vivere serenamente e di essere protetto dalle Istituzioni, sia esse civili che religiose, è sacro, ed è sancito da Carte di diritto nazionale e internazionale. I minori abusati non possono essere ‘perdenti perdenti’, Le rivolgo pertanto questa mia nuova preghiera. La Giustizia Ordinaria farà il proprio corso, quella dei credenti, invece, non deve e non può attendere oltre. Giada Vitale è donna nelle sue caratteristiche fisiche, ma la sua psiche e il suo livello di maturità sono rimasti inevitabilmente compressi. La vittima di abusi sessuali per parte muore, nostro dovere difendere con amore la parte sopravvissuta, ricorrendo ad ogni strumento utile.

Chiedo quindi giustizia per Giada Vitale e per tutti i bambini colpiti gravemente dalle azioni di alcuni uomini di Chiesa. In considerazione delle Sue recenti dichiarazioni del seguente tenore: “…….ferisce profondamente il cuore della Chiesa. Accertate oggettivamente le responsabilità di tanto male, bisogna andare risolutamente sino in fondo, anche facendo ricorso alla giustizia ordinaria”, chiedo anche di procedere con sollecitudine!

Chiedo che Don Marino Genova, al di là del giudizio degli uomini, venga sospeso dalle funzioni clericali. Nondimeno, risulterebbe doveroso procedere anche nei confronti di quegli esponenti del Clero che hanno subito condanne per pedofilia, decretandone la riduzione allo stato laicale. Importante disposizione giurisdizionale che segnerebbe una svolta necessaria per la interpretazione corretta e conforme dei diritti dei minori di età nella potestas iudicialis
Con l’umiltà di sempre, ossequio e rispetto a Lei, mio Santo Padre.
Campobasso, lì 19 settembre 2016.

Nunzia Lattanzio

PDF integrale della lettera 51fec243

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.