Clero criminale

Michele Mancino, Giovanni Romeo

Clero criminale

(L’onore della chiesa e i delitti degli ecclesiastici nell’Italia della Controriforma)

Laterza editore, Roma-Bari, 2013, pag. 237, euro 22,00

Il testo ribadisce con un’amplissima documentazione che, pur di difendere ad oltranza l’immagine della chiesa,  in numerose occasioni le parrocchie italiane furono affidate a pluri-pregiudicati, pedofili, assassini, ladri eccetera.

L’arco dell’indagine storica si situa nei secoli XVI-XVII-XVIII ma altre ricerche provano come, sia nei secoli precedenti che seguenti, la situazione era sempre la stessa: grazie al privilegio di essere giudicati solo da tribunali diocesani i preti godevano di una “scandalosa disparità di trattamento”. A parità di reato, anche da patibolo, gli ecclesiastici avevano “comode scappatoie” e le pene comminate erano più miti e più spesso condonate.

Quasi nessun delitto era tanto disdicevole per un parroco da suggerire ai superiori l’opportunità di trasferirlo o di ridurlo allo stato laicale. Il testo segnala il caso limite di don Luigi Lupato, parroco a Venezia, pluri-pregiudicato ma intoccabile e protetto sempre dai superiori. Esisteva una generalizzata tolleranza verso gli eccessi del clero per cui gli ecclesiastici che delinquono, anche ripetutamente, restano di fatto inamovibili. Il testo segnala  la rarità delle esecuzioni capitali inflitte agli uomini di chiesa anche nei casi più gravi: violenza carnale con omicidio della vittima.

I viceré spagnoli protestarono più volte per l’impunità assoluta assicurata ai preti napoletani, rei di gravissimi delitti. Una statistica citata nel libro prova che i sacerdoti assassini erano costantemente più numerosi di quelli ammazzati.

Anche i vescovi erano responsabili delle penose condizioni delle diocesi poiché sono documentati “comportamenti criminali di una parte consistente degli stessi vescovi”.

Gli archivisti del Vaticano sono accusati dagli autori di essere “più realisti del re” in quanto precludono talora agli studiosi la consultazione dei fondi criminali conservati a Roma, i quali sono di “dimensioni ciclopiche”.

Per quanto riguarda l’uso spietato della tortura nei processi penali davanti ai tribunali diocesani, ne segnalo solo tre fra i molti segnalati nel libro:

  • anche i bambini sodomizzati dai preti talora sono seviziati pure in sede giudiziaria  se ritenuti reticenti o conniventi
  • un bambino che aveva rubato vasi d’argento in una chiesa fu messo alla berlina a Ferentino (FR)
  • un giovane chierico, ladro in chiesa, fu “ripetutamente e pesantemente torturato” a Napoli La pena di morte per ordine clericale è documentata in più parti del libro:

-un nobile ed un frate che a Salerno avevano violato alcune suore sono estradati a Roma e decapitati

  • otto omosessuali romani sono condannati a morte nel 1578 in quanto aderenti da una finta confraternita che si riuniva in una nota basilica
  • un prete che aveva ingravidato una monaca con relativo infanticidio fu giustiziato a Ferrara nel secolo XVI

Pierino Marazzani, novembre 2013