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PERCHÉ SUL SITO WEB DEL VATICANO E’ APPARSA E POI SCOMPARSA NEL GIRO DI POCHE ORE LA PRIMA, CONTESTATA, INTERVISTA DI EUGENIO SCALFARI A PAPA BERGOGLIO?

Redazione WebNews by Redazione WebNews
18 Luglio 2014
in Città del Vaticano
Reading Time: 8 mins read
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1. PERCHÉ SUL SITO WEB DEL VATICANO E’ APPARSA E POI SCOMPARSA NEL GIRO DI POCHE ORE LA PRIMA, CONTESTATA, INTERVISTA DI EUGENIO SCALFARI A PAPA BERGOGLIO?

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2. UN “SEGNALE” CHE IL PONTEFICE HA VOLUTO DARE AI CARDINALI E ALLA CURIA TUTTA?

3. TANT’È CHE DOPO LA PUBBLICAZIONE DELLA SECONDA INTERVISTA DI SCALFARI, QUELLA IN CUI IL PAPA PARLAVA DELL’ESISTENZA DI ‘’VESCOVI E CARDINALI PEDOFILI’’, LE PORPORE HANNO REAGITO MALE E PRETESO CHE PADRE LOMBARDI SMENTISSE TUTTO, INCOLPANDO EU-GENIO

4. MA IL PASSAGGIO SUI ‘’CARDINALI PEDOFILI’’ NON È PEREGRINO. BASTA SPULCIARE LE BIOGRAFIE DELLE PORPORE E QUALCHE EPISODIO TORBIDO SALTA FUORI. E’ IL CASO DEL CARDINALE AUSTRALIANO GEORGE PELL, NUOVO BOSS DELLE FINANZE D’OLTRETEVERE

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5. CON LA RI-PUBBLICAZIONE DELLA PRIMA INTERVISTA, BERGOGLIO MANDA ALCUNI SEGNALI. PRIMO: IN VATICANO COMANDA LUI E NON PELL. DUE: VIRGOLETTE O NO, IL SENSO DELLE SUE PAROLE RESTA. TERZO: PER CHI VUOLE SILENZIO SUI PEDOFILI, SO’ CAZZI AMARI

1 – DAGOREPORT

Chi l’avrebbe mai detto che l’ateo e bigamo Eu-Genio Scalfari sarebbe stato – a sua insaputa – al centro di un giallo Vaticano che coinvolge il Papa, la Segreteria di Stato, la sala stampa e molti dei cardinali di Curia.

Cosa è successo?

Il primo ottobre del 2013 “Repubblica” manda in stampa la prima, clamorosa, intervista di Scalfari a Papa Francesco. Neanche il tempo di compiacersi per lo “sgub” che il Fondatore incassa una raffica di smentite, viene accusato di aver virgolettato parole mai pronunciate da Bergoglio, l’intervista viene declassata al rango di “colloquio privato” (con una serie di eterodossie tutte attribuite al giornalista) e rimossa dal sito della Santa Sede.

Amen.

Passano 10 mesi e Scalfari, orgoglioso e testardo, ci riprova.

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Seconda “intervista” al Pontefice argentino. Ma cambiando l’ordine dei virgolettati, il risultato non cambia: polemiche, precisazioni, smentite. Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa, striglia “Barbapapà” per aver attribuito al Papa pensieri e parole non corrispondenti alla realtà: “Non tutte le frasi riportate sono state pronunciate testualmente”.

Ma stavolta l’intervento di Padre Lombardi non è solo un’attenta puntualizzazione.

No, il suo è un intervento a gamba tesa per sedare la furia dei cardinali che hanno letto le parole di Bergoglio secondo il quale “la pedofilia dentro la Chiesa è al livello del due per cento. Il due per cento di pedofili sono sacerdoti e perfino vescovi e cardinali. E altri, ancor più numerosi, sanno ma tacciono, puniscono ma senza dirne il motivo”.

Apriti cielo! Il Papa che pubblicamente riconosce che tra vescovi e cardinali ci sono dei pedofili è stato un brutto gancio al mento per le porpore che hanno così bombardato Padre Lombardi con una gragnuola di telefonate di proteste, imponendo il teatrino delle smentite.

E Bergoglio? Non ha apprezzato il dinamismo di Padre Lombardi. Il Papa non ha chiesto di smentire Scalfari né di rinnegare l’intervista. Anche davanti all’indignazione degli alti prelati, l’argentino “venuto dalla fine del mondo” non ha battuto ciglio. E allora chissà se c’è direttamente il Papa, o qualche bergogliano di ferro, dietro la ri-pubblicazione lampo sul sito della Santa Sede della prima intervista concessa a Scalfari.

Un’apparizione misteriosa, durata poche ore (poi l’intervista è stata rimossa come già accaduto dieci mesi fa), ma che ha il peso di un macigno. Nulla, in quella monarchia teocratica che è il Vaticano, accade per caso. E la ri-pubblicazione dell’intervista di Scalfari ha il sapore della sfida. Un segnale lanciato agli addetti ai livori in servizio permanente nelle Segrete stanze. Quasi a voler dimostrare che i virgolettati attribuiti al Papa, anche i più controversi, non sono poi così lontani dalla realtà.

Anche il passaggio sui cardinali e i vescovi pedofili non è peregrino.

D’altronde a voler spulciare le biografie delle porpore, qualche episodio torbido salta fuori. E’ il caso del cardinale australiano George Pell, gran Capo della Segreteria per l’Economia e nuovo boss delle finanze d’Oltretevere.

Nell’ottobre del 2002, Pell fu accusato di aver commesso abusi sessuali quando era ancora seminarista, ai danni di un ragazzino di 12 anni durante un campo estivo per chierichetti nel 1961. L’inchiesta, durata due settimane, si risolse con un nulla di fatto. Pell fu scagionato perché il giudice dichiarò di non aver potuto accertare la fondatezza delle accuse, aggiungendo di aver tenuto conto delle difficoltà legali incontrate dalla difesa a causa del lungo periodo di tempo trascorso. E furono riconosciute “alcune critiche valide” alla credibilità dell’accusatore.

Pell finì nuovamente nel calderone qualche anno dopo. Quando un nuovo scandalo pedofilia travolse la Chiesa australiana. I più alti prelati, tra cui Pell, furono accusati di non aver denunciato alle autorità i gravi casi di pedofilia commessi, fra il 1982 e il 1984, da un sacerdote identificato come padre F.

Inoltre l’ex arcivescovo di Sidney si è a lungo battuto anche per scaricare dalla Chiesa la responsabilità del risarcimento economico alle vittime dei pedofili in tonaca. Pell, nella battaglia legale con l’ex chierichetto John Ellis, riuscì a far stabilire un precedente secondo cui “la Chiesa non esiste come entità legale” e perciò non può essere soggetta a cause di risarcimento. Una decisione che ha fatto risparmiare alla Chiesa milioni di dollari in risarcimenti a vittime di abusi.

In Vaticano sono in molti a ritenere che sia stata di monsignor Pell la reazione più violenta alle parole del Papa sui cardinali pedofili. Inoltre si sussurra che sia stato proprio l’ex arcivescovo di Sidney a commissionare la frettolosa smentita a Scalfari che Padre Lombardi ha affidato ai media…

2 – IL VATICANO SBIANCHETTA L’INTERVISTA DI SCALFARI AL PAPA

Antonio Margheriti Mastino per “Libero Quotidiano”

In silenzio e di soppiatto era comparsa, in silenzio e di soppiatto è scomparsa. Tutto in 24 ore. Nelle quali, come molti hanno intuito, stava consumandosi una dramma tutto interno al Vaticano, e più precisamente nel perimetro di Santa Marta. Alle 6 del mattino di mercoledì 16 luglio, il blog della misteriosa “Raffaella” – che alcuni sospettano essere un informatissimo prelato di curia – dà la notizia dell’avvenuta ripubblicazione sul sito della Santa Sede della prima intervista Eugenio Scalfari a Papa Francesco, di quasi un anno fa. Questo mentre erano ancora fumanti le polemiche scatenate dalla seconda controversa intervista, uscita domenica 13 luglio. Incidente tecnico o sfida del Papa?

O un avvertimento a Francesco? La voce, dapprima sussurrata per poi farsi aperta protesta, ha percorso in poche ore come un brivido le schiene dei cattolici militanti. Fino al duro articolo di Antonio Socci su Libero di ieri, dove pur fra molti punti interrogativi interpellava seccamente la Santa Sede per domandarne ragione. Dopo neppure 4 ore che il quotidiano era in edicola, il Vaticano ha risposto.

Alle 10 del mattino ha silenziosamente rimosso di nuovo la prima intervista papale a Scalfari, emblematicamente inserita 24 ore prima alla voce “discorsi”, ossia nel magistero o, come recita il Codice Canonico, nella «trasmissione di un insegnamento che a norma del can. 752 deve essere tenuto dai fedeli con religioso ossequio». Chi l’avrebbe mai detto che quel vecchio laicista ateo di Scalfari, al crepuscolo della sua vita, un giorno, in tandem con un Papa, avrebbe contribuito a dettare la linea ai cattolici.

Eppure quella prima intervista, dieci mesi fa, era stata rimossa dal sito vaticano, declassata al rango di «colloquio privato» neppure troppo attendibile. Stante le palesi eterodossie contenute, tutte imputate a Scalfari piuttosto che al Papa. Che cosa è successo, allora? Le versioni sono tre.

PRIMA VERSIONE

Preso atto della denuncia di Libero, dai piani alti della Segreteria di Stato – indice della gravità della cosa – sono arrivate in forma privata le giustificazioni. Anzitutto, si specifica, quel “colloquio privato” Scalfari non avrebbe mai dovuto pubblicarlo, perché non si trattava di un’intervista né mai s’era accennato alla pubblicazione: lo ha fatto abusivamente.

Quanto al fatto contestato da Socci, si sarebbe trattato di un incidente attribuibile ai tecnici addetti alla manutenzione del sito: mentre riordinavano tutto il materiale pubblicato (alle 6 del mattino?), per errore hanno rieditato proprio quell’intervista. Un caso, dunque? Era uno di casa in Vaticano come Andreotti a dire «sono cattolico: non credo al Caso, credo alla volontà di Dio». O di chi sta sopra la Segreteria di Stato – che sovrintende al sito vaticano come pure all’Osservatore Romano – che è uno solo: il Papa.

SECONDA VERSIONE

Ma le cose sembrano essere andate diversamente, stando alla seconda versione dei fatti riferita da diverse voci interne alla Curia, e che pare la più plausibile. A seguito dell’ultima intervista a Scalfari è scoppiato un pandemonio in Vaticano. Specie perché il Papa avrebbe tirato in ballo i cardinali accostandoli alla pedofilia, senza precisare oltre.

Chi fra loro avrebbe a che fare con la pedofilia? È tra quei cardinali che plebiscitariamente lo avevano eletto un anno e mezzo fa? È tra quelli che egli stesso ha creato? Escludendo per ovvie ragioni gli ultraottantenni, i nomi dei cardinali sospettabili erano esattamente 118, che si riducono a 115 se si escludono quelli gravemente debilitati.

Si capisce perché gli stessi grandi elettori di Bergoglio abbiano alzato irritati la cornetta da tutto il mondo e bombardato di proteste il povero padre Lombardi: doveva smentire, e subito, o sarebbero stati guai. Ma il Papa non voleva smentire niente, e a quanto pare l’intervista a Scalfari tale la considerava, e dunque ne riconosceva il contenuto.

Ma la situazione era diventata esplosiva. A quanto se ne capisce, la ripubblicazione della prima intervista è stata una reazione istantanea di uno stizzito Bergoglio al fatto che la smentita di padre Lombardi era avvenuta senza il suo consenso.

Ma i cardinali premevano, la protesta stava montando: si rischiavano comunicati dei singoli cardinali nei quali smentivano il Papa. Il direttore della Sala Stampa Vaticana è stato costretto a smentire subito, addirittura domenica stessa, con un’improvvisata da Fabio Zavattaro su Rai1 nel Tg delle 13,30.

Bergoglio non è stato contento, pare abbia dato in escandescenze, ed è così che ha obbligato qualcuno della Segreteria di Stato alla ripubblicazione della prima intervista. Il fatto che ieri sia stata nuovamente oscurata denota che c’è stato l’altra sera qualcuno che «l’ha fatto ragionare». E quel qualcuno può essere solo il cardinale Claudio Hummes, suo grande elettore e amico, che su Bergoglio ha un enorme ascendente.

TERZA VERSIONE

In realtà ci sarebbe anche una terza versione, più curiale. Quella dell’ “agguato”. C’è davvero una lotta interna al Vaticano, ed è appena iniziata: la comparsa e scomparsa dell’intervista della discordia sarebbe il gong di inizio della sfida. Qualcuno sta giocando sporco: sta a dimostrarlo l’intervento della Segreteria di Stato dopo l’articolo di Socci, che certo non si sarebbe mossa solo per un inconveniente tecnico dei webmaster del sito vaticano. Qualcuno sta giocando sporco ma non vogliono pubblicizzare troppo la cosa. In poche parole: sta crescendo il fronte anti-Bergoglio tra vescovi e cardinali. E questo era il primo avvertimento a Francesco.

3 – BERGOGLIO A SCALFARI: “C’È UN 2% DI PRELATI PEDOFILI, PERFINO TRA VESCOVI E CARDINALI”

Estratto dall’intervista di Eugenio Scalfari a Papa Francesco del 13 luglio 2014, da “la Repubblica”

A Lei, Santità, risulta che il fenomeno [la pedofilia] sia frequente e diffuso?

“Purtroppo lo è e si accompagna ad altri vizi come la diffusione delle droghe”.

E la Chiesa? Che cosa fa in tutto questo la Chiesa?

“La Chiesa lotta perché il vizio sia debellato e l’educazione recuperata. Ma anche noi abbiamo questa lebbra in casa”.

Un fenomeno molto diffuso?

“Molti miei collaboratori che lottano con me mi rassicurano con dati attendibili che valutano la pedofilia dentro la Chiesa al livello del due per cento. Questo dato dovrebbe tranquillizzarmi ma debbo dirle che non mi tranquillizza affatto. Lo reputo anzi gravissimo. Il due per cento di pedofili sono sacerdoti e perfino vescovi e cardinali. E altri, ancor più numerosi, sanno ma tacciono, puniscono ma senza dirne il motivo. Io trovo questo stato di cose insostenibile ed è mia intenzione affrontarlo con la severità che richiede.

http://www.dagospia.it/rubrica-29/cronache/perch-sito-web-vaticano-apparsa-poi-scomparsa-giro-81223.htm

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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