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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » film » «Indaghiamo su ragazzine, preti e politici»

«Indaghiamo su ragazzine, preti e politici»

Un investigatore ci spiega lo stato di indagini delicatissime via internet «Le lolite dei Parioli? È solo l’apice, nella rete girano interessi incredibili»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
18 Novembre 2013
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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Navigare sul web a caccia delle lolite dei Parioli o dei tanti profittatori di minorenni non è facile. Se il «cattivo» è appunto un pedofilo ecco che il livello di preparazione psicologica deve essere molto alta, oltre a quella tecnica. E quando ci si trova a dare la caccia a chi ha abusato di bambini o mette in vendita e acquista materiale pedopornografico è necessario avere una preparazione che non tutti sono in grado di raggiungere. E in pochi sono in grado anche di sopportare per troppo tempo. Ma c’è chi ci protegge, chi ogni giorno lavora per difendere i più deboli, i bambini, e per punire chi ruba la loro innocenza o addirittura gli rovina la vita per sempre. «Non è facile, ma qualcuno lo deve fare. Molti colleghi si rifiutano, non se la sentono, oppure dopo un po’ di tempo chiedono il trasferimento». È un investigatore delle forze dell’ordine a raccontare, sotto forma anomina, come combatte ogni giorno i crimini su internet, come riesce con i suoi colleghi a individuare chi violenta e sfrutta i minori e a volte li riprende durante rapporti sessuali.

«Le difficoltà maggiori le riscontriamo quando indaghiamo su abusi su minori, preti o politici – spiega l’investigatore – per i bambini è difficile scoprire gli orchi perché aprono e chiudono i siti alla velocità della luce: internet è la realtà più veloce che c’è adesso. Per preti e politici, invece, a volte subiamo “pressioni” dall’alto per sbrigarci, per aprire e chiudere subito la questione. Ma non è così semplice. Quando si va a indagare sul web esistono dei tempi e non sempre è possibile dare risultati nei tempi richiesti». Lo 007 del web, poi, spiega quali sono i fenomeni più perversi con i quali fa i conti tutti i giorni, oltre alla pedopornografia che è un capitolo a parte. «Sul web adesso stanno spopolando video amatoriali di uomini e donne che fanno sesso con gli animali poiché la gente non si “soddisfa” più con film pornografici. Cercano di più su internet». E il mercato lo sa.

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Per quanto riguarda invece i siti che pubblicano immagini e video pedopornografici, l’investigatore racconta sia l’aspetto umano, di chi lavora per dare la caccia ai «cattivi», sia quello tecnico. «Alcuni colleghi smettono di lavorare in questo settore e sono costretti a sottoporsi a volte a cure mediche per superare certi choc. Ma, comunque, alcune immagini ti restano in testa per tutta la vita». E poi: «Quando il pedofilo ha trovato la sua vittima, immediatamente chiude il sito o il blog e a quel punto è quasi impossibile rintracciarlo. Se invece, come il caso delle baby squillo, che è solo la punta di un iceberg, ci sono denunce specifiche, allora si può incastrare il criminale. Ma questo se accade con provider italiani. Ma spesso non è così. Cioè i siti sono aperti all’estero e a questo punto dipende dal Paese dove si trova il provider». Ed ecco l’aspetto legale del lavoro dello 007 informatico. «Noi possiamo anche individuare il pedofilo, ma se facciamo richiesta di rogatoria ad alcuni Stati, come quelli dell’Est Europa, non ci danno neanche una risposta negativa. E a quel punto ci bloccano le indagini. L’extraterritorialità è infatti uno degli scogli che andrebbe superato». Non mancano poi i consigli per i genitori. «Prima di parlare di tecnologia è indispensabile dire che il ruolo del genitore deve essere quello di controllare, senza farsi scoprire, quali siti visita il figlio. Un ragazzino di 13 anni oggi è però molto più abile del papà o la mamma, e quindi se non vuole far vedere cosa guarda i genitori non lo scopriranno mai. Quindi l’unico sistema è, semmai, usare programmi, anche gratuiti, che bloccano la possibilità di visitare siti, ad esempio, pornografici. Ma se poi i minori hanno in mano uno smartphone è quasi una spreco di tempo. Da lì possono fare quello che vogliono». Poi c’è il lavoro dell’investigatore per scovare i pedofili. «Prima di tutto è necessario ottenere la fiducia dell’utente che è a caccia di bambini o bambine. Se poi vogliono un incontro con una ragazzina, bisogna individuare una collega che abbia le sembianze di una minore e che sia disposta a fare da esca. Non basta quindi solo una squadra che lavora dietro un computer, ma anche di uomini e donne che scendono in campo per incastrare definitivamente il criminale».

Augusto Parboni

http://www.iltempo.it/cronache/2013/11/18/indaghiamo-su-ragazzine-preti-e-politici-1.1190702

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.