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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Alessandro Frateschi » PEDOFILIA, DEFINITIVI I 12 ANNI DI RECLUSIONE PER L’EX PROF DI RELIGIONE

PEDOFILIA, DEFINITIVI I 12 ANNI DI RECLUSIONE PER L’EX PROF DI RELIGIONE

Pedofilia, l’ex professore di religione e diacono Alessandro Frateschi, condannato a 12 anni in Cassazione

Redazione WebNews by Redazione WebNews
6 Giugno 2026
in Lazio
Reading Time: 3 mins read
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La Cassazione, respingendo il ricorso della difesa, ha reso definitiva a 12 anni di reclusione la condanna dell’ex professore di religione del liceo scientifico “Ettore Majorana” di Latina, nonché ex diacono, Alessandro Frateschi, assistito dagli avvocati Edoardo Fascione e Danilo Riccio. La condanna, come noto, è stata comminata per il reato di violenza sessuale aggravata dalla minore età delle cinque vittime.

Il ricorso chiedeva anche l’annullamento ad altra sezione della Corte d’Appello limitatamente al trattamento sanzionatorio. Il procuratore generale della Cassazione ha chiesto l’inammissibilità del ricorso e gli ermellini sono stati dello stesso avviso.

A marzo scorso, la terza sezione della Corte d’Appello di Roma aveva depositato le motivazioni con cui il 26 novembre 2025 aveva confermato la condanna a 12 anni di reclusione per Alessandro Frateschi, 51enne originario di Terracina, condannato in primo grado, col giudizio abbreviato, a luglio 2024.

Sette le parti civili, tra cui le vittime dei comportamenti di Frateschi, i genitori e il Garante dell’Infanzia e dell’adolescenza della Regione Lazio, Monica Sansoni, difesi dagli avvocati Nicodemo Gentile, Antonio Cozza e Francesca Giuffrida. È stato il Procuratore generale della Corte d’Appello a chiedere al conferma “in toto” delle accuse a carico dell’ex diacono, allontanato anche dalla Chiesa per decisione di Papa Prevost. La difesa dell’uomo aveva cercato di scardinare le accuse, non trovando accoglimento.

I giudici dell’Appello, confermando il primo grado, erano stati netti con Frateschi, rimarcando, in uno dei passaggi, che “tiratosi indietro uno dei ragazzi”, l’uomo “aveva rivolto le sue attenzioni sessuali su un’altra preda, anch’egli in condizione di particolare fragilità non solo per la sua minore età, ma per la sua storia familiare, dal momento che era orfano di madre, con un padre assente e viveva in una Casa-famiglia”. A quel punto, l’imputato non si era fatto scrupoli a “cogliere il ragazzo di sorpresa e masturbarlo, inviandogli messaggi per proseguire gli approcci sessuali con lui, cercando, peraltro, successivamente, di esercitare – sia lui che la moglie – pressioni psicologiche, anche tramite la sorella, per evitare la denuncia”.

Ad un altro ragazzo, Frateschi diceva “io mi sto mettendo nudo, mettiti nudo pure tu, così ne parliamo di come siamo nudi”. Una volta che il ragazzo aveva scritto “mi sto facendo due palle” – per dire che si stava annoiando – Frateschi aveva replicato “in che senso?” aggiungendo le palle con le facce innamorate. Spesso ricorreva ai doppi sensi, come quando gli aveva detto “comunque stai tranquillo, non tifare le pippe mentali”, e subito dopo aveva aggiunto “fatti altri tipi di pippe”.

E ancora: “sia in classe che nei corridoi, durante la ricreazione, gli veniva vicino, faceva battute maliziose e gli metteva la mano sui fianchi e sulle gambe e lui indietreggiava, provando un disagio sempre maggiore”.

“Durante le lezioni di religione tenute dal docente, quest’ultimo era continuamente chiamato alla cattedra e ogni volta era oggetto di apprezzamenti e, poi, il professore gli mostrava dal suo cellulare le immagini di lui nudo. In particolare, in un’occasione davanti a tutti il professore aveva mimato l’atto sessuale prendendo da dietro uno dei ragazzi e provocando nel giovane un moto di stizza, tanto da divincolarsi subito, nonostante avesse più volte invitato il professore a “tenere le mani a posto“.

“Dall’analisi della documentazione digitale rinvenuta nei dispositivi informatici sequestrati all’imputato – spiegavano i giudici dell’Appello -, si rileva non solo l’esistenza di copioso materiale di chiaro contenuto pedopornografico, consistente in file di video e file di immagini sia reali che virtuali, tutte ritraenti individui di sesso maschile, sia l’esistenza di una conversazione tramite messenger con una persona che riferiva di abusi subiti, dall’età di sette fino ai dieci anni, ad opera del nonno, oltre a file di carattere pornografico, tra cui anche foto e video ritraenti l’imputato mentre consumava atti sessuali con persone dello stesso sesso il cui viso era intenzionalmente occultato, riprendendo il tutto in diretta sui social e archiviando gli screenshot“.

Inquietante il racconto riportato dal minorenne della casa famiglia “preso in adozione” da Frateschi. Il ragazzino è stato abusato e continuamente provocato: “Non ho dormito perché avevo paura che lui entrasse in camera e iniziasse a fare di nuovo “queste cose“.

L’appello della difesa, motivava l’Appello, “deve essere integralmente rigettato. Il rigetto dell’appello e la conferma della sentenza di primo grado comportano la condanna dell’appellante al pagamento delle spese di giustizia attinenti al giudizio di impugnazione. Vanno confermate, anche, le statuizioni civili della gravata sentenza, con condanna dell’imputato alla rifusione delle spese di rappresentanza e assistenza del grado di giudizio sostenute dalle parti civili”.

PEDOFILIA, DEFINITIVI I 12 ANNI DI RECLUSIONE PER L’EX PROF DI RELIGIONE

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.