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L’INFERNO DI GENOVA: COCAINA E PEDOFILIA IN PARROCCHIA

Redazione WebNews by Redazione WebNews
20 Maggio 2011
in Liguria
Reading Time: 3 mins read
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di don Paolo Farinella

Di seguito l’articolo di don Paolo Farinella pubblicato su Repubblica/Edizione Ligure venerdì 20 maggio 2011 col titolo: “Cocaina e pedofilia nella chiesa di Genova: andare alle radici”.

Un terremoto annunciato si è abbattuto su Genova ad opera dello Spirito Santo che in questa occasione si è domiciliato in una parrocchia di Sestri Ponente, diocesi di Genova. Dopo gli Usa, l’Irlanda, l’Austria e il Belgio, è ora il turno della chiesa italiana, a cominciare, in ordine gerarchico da Genova, diocesi del presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco. Con una aggravante: alla pedofilia, già di suo crimine orrendo, si aggiunge l’uso abituale e lo spaccio di cocaina. Alla luce di quanto sta emergendo in questi giorni e in queste ore, negli anfratti, nei locali e forse addirittura nella stessa chiesa della parrocchia dello Spirito Santo di Sestri, si è sviluppata una tragedia che si fa fatica a capire e digerire. Il cardinale Bagnasco, in prima battuta, contrariamente allo stile clericale del «sopire, troncare, padre molto reverendo; troncare, sopire» di manzoniana memoria, si è mosso subito e bene e gliene va dato atto, ma a mio parere è arrivato fuori tempo massimo e anche stordito dalla violenza del turbine che ancora lo condiziona. Ieri, al santuario della Guardia, durante l’annuale raduno dei preti ha espresso il suo dolore e sconcerto, aggiungendo che “nulla faceva prevedere quanto successo”. Mi dispiace dovere ancora una volta dissentire da codesto modo di sminuire la gravità e anche le responsabilità del sistema clericale che recluta preti a costi di saldi, purché garantiscano obbedienza esteriore, rinuncia a pensare con la testa e uomini funzionali alla struttura, anche se immaturi, inadatti e potenziali bombe ad orologeria perché affettivamente incompleti e infantili.

La domanda è: qual è la causa che produce simili mostri che a loro volta sono persone malate da curare in tempo e non dopo 17 anni? La stessa gerarchia cattolica che ora si scandalizza e cerca disperatamente di correre ai ripari sforzandosi di coprire vergogne secolari con foglie di fico sgualcite, ha taciuto ed è stata inerte, nascondendo la testa sotto la sabbia, non credendo possibile che la realtà fosse così tragica, raggiungendo profondità carsiche. Essa si è nascosta dietro il paravento di una pseudo-spiritualità inconsistente che ha fatto perno sul mantenimento di un celibato anacronistico e che pervicacemente si continua a volere imporre con motivazioni anacronistiche.

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In questi mesi il cardinale Bagnasco ha partecipato alle celebrazioni del suo predecessore card. Siri, riproposto come modello della Chiesa, e insistendo nel suo ruolo di vescovo fedele alla Chiesa, mentre tutti sanno che ha formato intere generazioni (ne sono testimone oculare dal 1965) ad una obbedienza di convenienza: «nella mia diocesi non attuo la riforma liturgia perché in concilio ho votato contro», dando così un “esemplare” senso di ecclesialità alla rovescia, mettendo le sue manie di uomo disturbato psicologicamente al di sopra del magistero supremo di un concilio. Siri fu il vescovo che accoglieva nel suo seminario i seminaristi espulsi dagli altri seminari solo perché erano affamati di tonache, di pizzi e merletti, anche se malati mentali. A Genova accolse un gruppo religioso fondato da un ex colonnello greco per combattere il concilio Vaticano II e l’accolse perché il rifiuto di tutta la conferenza episcopale francese per Siri fu sufficiente garanzia di ortodossia.

Oggi Genova paga le conseguenza di quell’episcopato miope e scellerato e di cui anche Bagnasco è frutto diretto e dovrebbe conoscere dall’interno; proponendo Siri come modello si assume la responsabilità di giustificare uno stile e un sistema clericale che il brodo di coltura di tragedie come quella di Sestri. In un mondo in rapido cambiamento Siri ieri e Bagnasco oggi preparano un clero immaturo e affettivamente fragile incapace di vivere la complessità della società “plurale” di oggi, lasciandoli abbandonati a se stessi e senza motivazioni di vita. Nella tragedia della pedofilia colpisce una costante: i responsabili sono cultori della veste talare, difensori strenui del celibato, entusiasti della Messa preconciliare, rigidi con le coppie divorziate, severi nei giudizi morali verso gli altri, acerrimi nemici della coppie di fatto, votano Berlusconi e Lega, ma sono indulgenti verso se stessi fino alla droga di incenso e di cocaina. Di fronte ad un clero decaduto, stremato, confuso, malato, perduto, annaspante e senza risorse, il papa attuale non sa offrire altro che il rimedio della Messa in latino, cioè un rito di cinque secoli fa e una lingua che gli stessi preti non capiscono più. E’ veramente il segno della desolazione e dell’incapacità della gerarchia di cogliere i segni dei tempi e di leggere la realtà così come è. E’ arrivato il tempo per il cardinale Bagnasco di prendere atto del fallimento educativo della Chiesa e di interrogarsi sul modo di reclutamento dei preti, di mettere in discussione il celibato obbligatorio come condizione previa e di ripensare il ruolo del prete nel contesto di una comunità reale e non al di fuori e sopra di essa. Questo è il tempo dell’umiltà e del coraggio: se un prete può usare cocaina e abusare di minori indisturbato per 17 anni, la tragedia di Sestri non può essere archiviata come un incidente di percorso, ma è il sintomo di una Chiesa smarrita che nessun ritorno al preconcilio può salvare, ma solo il coraggio di una rivoluzione evangelica.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.