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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Andrea Melis » Il Padre Scolopo Melis arrestato per pedofilia, dai regali costosi ai messaggi espliciti

Il Padre Scolopo Melis arrestato per pedofilia, dai regali costosi ai messaggi espliciti

La principale vittima violentata per la prima volta quando aveva 13 anni. Ma anche altri ragazzini hanno confermato i tentativi di adescamento e gli approcci sessuali

Redazione WebNews by Redazione WebNews
4 Agosto 2024
in Liguria
Reading Time: 4 mins read
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Genova. Parole forti: “Faceva quel che faceva… a me non piaceva ma non gliel’ho mai detto perché mi dava dei soldi”, così ha raccontato ai militari dell’Arma la giovane vittima delle ripetute violenze sessuali commesse nei suoi confronti da padre Andrea Melis, appartenente all’Ordine dei Padri Scolopi, direttore della scuola elementare e della Fondazione Assarotti di Genova e parroco della chiesa di Sant’Antonio da Padova a Finale Ligure, arrestato nelle ultime ore e adesso ai domiciliari.

Il ragazzino, quando questa brutta storia è cominciata, non aveva ancora compiuto 13 anni. Aveva conosciuto Padre Melis in chiesa, dove andava con la famiglia: i rapporti con il prete arrestato sono andati avanti fino a giugno di quest’anno quando sono stati interrotti dalle indagini che hanno portato alla prima perquisizione a carico del sacerdote.

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La giovanissima vittima ha detto di non aver subito mai costrizioni e di aver lasciato fare il 60enne perché in cambio riceveva soldi e regali: “almeno 5mila euro” scrive la gip Milena Catalano, oltre e vestiti, console Nintendo e altri gadget costosi. Gli caricava soldi su una carta prepagata che gli aveva intestato.

Sono stati proprio i genitori del giovanissimo a far scattare l’indagine. Fin dall’inizio – siamo nel 2021 – avevano notato la predilezione di Padre Andrea Melis per il loro figlio più piccolo a cui avevano detto di non accettare nulla e di non vederlo da solo.

Ma i rapporti tra i due erano andati avanti di nascosto e si sono intensificati quando il ragazzino si è trasferito a Genova senza la famiglia per frequentare le superiori. A dimostrarlo ci sono le numerosissime chat che – se non bastasse la testimonianza del minore – hanno confermato la relazione tra i due. Il prete lo chiama “tesoro”, “amore”, gli manda foto dei gadget erotici che acquista e immagini dal contenuto esplicito. Sarà solo l’intervento dei carabinieri, con la prima perquisizione a carico del prete avvenuta un mese fa, a interrompere il rapporto tra i due.

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Ma l’arrestato Padre Andrea Melis, secondo l’accusa, ha cercato di adescare anche altri ragazzini che avevano cominciato a frequentarlo per “sapevo da un mio compagno di scuola che regalava delle sigarette elettroniche” ha detto uno di loro. Melis avrebbe offerto ai ragazzini bevande, alcolici a volte anche soldi e avrebbe tentato carezze e approcci. Uno di loro però aveva capito in fretta come stavano le cose e dopo una telefonata di Melis che lo invitava ad andarlo a trovare gli aveva mandato un vocale dicendogli “Sei un pedofilo, coglione, ti vengono a prendere a casa…”. E lo aveva bloccato sul telefono.

Un 15enne ha raccontato che padre Melis li invitava nella sua abitazione (all’interno della struttura dell’istituto Assarotti). A lui aveva regalato una tuta di marca e gli aveva dato dei baci sulla guancia. Dopo quegli approcci e i regali Melis si raccomandava con loro di “non dire niente a casa”. Anche in questo caso a un certo punto è stata la famiglia a capire che qualcosa non andava.

E il giovane comunque aveva deciso che era meglio non andare a casa del prete da solo. Lui si era rammaricato e gli aveva scritto alcuni messaggi: “Mi spiace tantissimo non poterti vedere, anche perché credevo che fosse un’amicizia sincera e non solo interessata a tech e puff”. E ancora, al 15enne che gli aveva a quel punto detto che sarebbe tornato a trovarlo ma con un suo amico, aveva risposto: “Non insisto, ma mi piacerebbe stare con te, chiacchierata, coccole, fammi sapere che mi organizzo”.

Non appena venuta a conoscenza delle gravi accuse, la Curia ha sospeso padre Melis. Ma per la giudice Michela Catalano, nonostante “il provvedimento di sospensione della Curia, tempestivamente adottato” abbia “certamente affievolito” le esigenze cautelari, queste restano attuali e concrete  poiché la sospensione da tutte le cariche “non inibisce a Melis di circolare liberamente é di inseguire pertanto il suo istinto pedofilo”. 

“La pericolosità di Melis emerge proprio dalle modalità con cui ha agito – scrive la giudice nell’ordinanza che dispone per il prete i domiciliari in una comunità religiosa del levante – approfittando della sua qualità di sacerdote, tale da ingenerare fiducia nei minori e indurli a mentire ai genitori; ha attirato i minori nei suoi appartamenti, tutti adiacenti a luoghi di culto e quindi ritenuti sicuri dai ragazzini; li ha letteralmente ricoperti di regali, facendoli accedere a tutto ciò che un adulto proibisce ai minori e cioè fumo e alcool, cominciando pian piano a sondare una loro eventuale disponibilità sessuale attraverso abbracci, bacetti sulle guance o sul collo”.

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E la sua pericolosità, secondo la giudice, “non è connessa esclusivamente alla sua qualità di sacerdote e di insegnante, da cui è sospeso, ma anche alla sua capacità, acquisita proprio per effetto delle professioni svolte, di avvicinarsi ai minori, di farsi capire dagli stessi, ponendosi come loro amico e complice”.

Melis, arrestato per violenza sessuale su minorenne, è indagato dal sostituto procuratore Federico Panichi, anche per prostituzione minorile e tentata violenza sessuale aggravata.

https://www.ivg.it/2024/08/il-padre-scolopo-melis-arrestato-per-pedofilia-dai-regali-costosi-ai-messaggi-espliciti/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.