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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » carabinieri » Don Seppia, forse qualcuno sapeva e ha nascosto la verità

Don Seppia, forse qualcuno sapeva e ha nascosto la verità

Redazione WebNews by Redazione WebNews
23 Maggio 2011
in Liguria
Reading Time: 2 mins read
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Don Riccardo Seppia, il prete accusato di violenza su minori, nonché di uso di stupefacenti, non è stato mai accusato fino ad ora, anche se ci sono molti sospetti che qualcuno sapesse già qualcosa. Risulta, infatti che nel 1994 un medico avesse sporto denuncia per una serie di telefonate a sfondo erotico giunte ai suoi figli. Si scoprì che erano partite dal telefono dell’allora viceparroco. Ma questa storia finì stranamente nel dimenticatoio e non si seppe più nulla. Dopo la denuncia dei carabinieri le telefonate cessarono e don Seppia venne trasferito. Ma già don Piercarlo Casassa aveva denunciato anni fa le continue assenze del prete, soprattutto la mattina, e il disagio che provavano i ragazzi che lo frequentavano. Anche, in questo caso, subito dopo la lamentela di don Casassa con il cardinale, don Seppia fu trasferito.

L’uomo verrà spostato dal carcere di Marassi alla casa circondariale di Sanremo, in serata. Lui stesso ha fatto richiesta di essere spostato a causa degli insulti delle minacce ricevute più volte dagli altri detenuti.

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http://www.newslive24.com/don-seppia-forse…-la-verita.html

23.5.2011

Don Seppia, dubbi per alcune telefonate hard
Genova, chiamate scurrili e blasfeme dalla sua canonica

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CENTRI ANTIPEDOFILI NELLE DIOCESI

16:03 – Su don Riccardo Seppia, il prete arrestato con l’accusa di violenza sessuale su minore e cessione di stupefacenti, si concentrano altri sospetti. Nel 1994 un medico nel Levante genovese denunciò una serie di telefonate a contenuto erotico verso i propri figli. Gli investigatori accertarono che le telefonate erano partite dall’apparecchio di don Riccardo, all’epoca viceparroco. Delle indagini non si seppe più nulla.
L’episodio è stato portato alla luce da Il Giorno. Il telefono in questione venne messo sotto controllo. Gli investigatori scoprirono che le telefonate blasfeme e volgari partivano dalla parrocchia di San Pietro, dove allora don Riccardo era viceparroco. Dopo la denuncia ai carabinieri, non vi furono più telefonate.La curia genovese decise allora di trasferire il sacerdote.

Verrà trasferito stasera dal carcere di Marassi alla casa circondariale di Sanremo don Riccardo Seppia. Era stato lo stesso parroco a chiedere al direttore del carcere di Marassi di essere trasferito: nonostante il prete sia in una cella della sezione protetti, gli altri detenuti lo hanno insultato e minacciato più volte. Don Seppia domenica non ha preso parte alla messa celebrata dal cappellano del carcere, che pure avrebbe incontrato più volte, nella cella e nel suo studio, il sacerdote sospeso dalla curia.

www.tgcom.mediaset.it/cronaca/artic…nate-hard.shtml

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.